L’onorevole del Pd Carlo Emanuele Trappolino ha presentato martedì scorso in Commissione Ambiente della Camera un’interrogazione, sostenuta dalle firme degli altri tre deputati umbri, anche loro del Pd, Marina Sereni, Walter Verini e Giampiero Bocci, in relazione alle conseguenze dell’incendio della Società Ecorecuperi del 2 luglio a Vascigliano di Stroncone. Si vuole conoscere cosa il Ministro intenda fare per affrontare le criticità ambientali causate e si sollecitano gli interventi di bonifica e ripristino dei luoghi contaminati, e di tutela delle aziende agricole e zootecniche, gravemente danneggiate dalla nube tossica. Per tali interventi occorrono tra i 6 e gli 8 milioni di euro. La Regione Umbria, la Provincia di Terni, il Comune di Stroncone, forti di una ricca documentazione, vogliono ottenere dal Ministero dell’Ambiente la dichiarazione di “danno ambientale”. I quattro parlamentari ritengono che sia questa «la soluzione più rapida e praticabile per recuperare una normalità oggi drammaticamente compromessa».
La vicenda Ecorecuperi è stata davvero tormentata. Gli inquinanti sprigionati dal rogo del 2 luglio hanno contaminato significative porzioni di territorio, sia nel comune di Stroncone, sia in quello di Terni, e dunque frutta ed ortaggi, ma anche colture per produrre foraggio, con coltivatori diretti, allevamenti e piccole aziende agricole messi in seria difficoltà dalle diverse ordinanze che ponevano fuorilegge i loro prodotti, e dai fondati timori dei consumatori. La Procura indagò addirittura sull’operato dell’Arpa; in paese nacquero ben tre comitati per la tutela dell’ambiente, che organizzarono una partecipata manifestazione nella piazza principale di Stroncone; si susseguirono rilevamenti nel terreno, nei vegetali e negli animali, con risultati spesso discordanti tra Arpa e Asl 4 e relativi malintesi e controversie, mentre i primi di settembre la plastica delle autovetture rottamate ancora continuava a bruciare. A metà novembre, quando era tutto pronto per lo sgombero dell’area e le ceneri erano già sui camion per essere portate nella discarica di Colognola, a Gubbio, nuove analisi dell’Arpa accertarono senza mezzi termini che si trattava di rifiuti pericolosi. Quindi lo sgombero dell’area di Vascigliano si fermò lì.
In pratica l’emergenza ambientale non è mai cessata. Due giorni prima di Natale il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo ha emanato una nuova ordinanza per impulso dell’Asl 4, che è istituzionalmente tenuta a proseguire il “monitoraggio per la ricerca di diossine e PCB diossina-simili nel territorio compreso tra i tre e i cinque chilometri dalla sorgente di emissione”. Pertanto ha disposto che “in attesa dei sedici campioni sulle carni degli ovini di diversi allevamenti, lo spostamento degli ovini dagli allevamenti compresi da tre a cinque chilometri dal deposito andato a fuoco dovrà avvenire solo sotto vincolo sanitario, e che la macellazione dei sedici ovini da campionare avvenga presso il mattatoio di Terni”.
E’ chiaro che non si tratta di misure vessatorie, anche se qualche allevatore o contadino può percepirle così, ma le diossine (se ne conoscono circa 200) sono sostanze per cui nessuna cautela è eccessiva. Infatti hanno un effetto cancerogeno potentissimo, soprattutto la 2378, ritenuta causa di linfomi e tumori ai tessuti molli, data la tendenza ad accumularsi nelle cellule adipose, e capace di determinare alterazioni epatiche, neurologiche e polmonari. Test su animali da laboratorio hanno mostrato il legame tra l’assorbimento di diossine e disturbi della salute, come l’endometriosi (problema a carico dell’utero), problemi dello sviluppo, problemi dell’apparato riproduttivo (calo del numero di spermatozoi, malformazioni), effetti sul sistema immunitario. Questi effetti possono comparire a livelli di esposizione alla diossina nettamente inferiori a quelli che provocano l’aumento del rischio di tumori.
Insomma, una volta tanto, le istituzioni stanno facendo il loro dovere e la popolazione deve avere gratitudine per tutti i provvedimenti volti a ridurre l’accumulo di queste molecole killer negli alimenti e nel corpo umano. Certo, altrettanto rigore sarebbe opportuno per quelle emesse dagli inceneritori, ma qui ci si scontra con un business gigantesco e costantemente alimentato. Una partita radicalmente diversa, anche in vista del nuovo impianto ipotizzato a Maratta dal Piano regionale per i rifiuti, in cui i poteri locali dovranno essere attentamente tallonati dalla cittadinanza e saranno necessarie forti mobilitazioni.
Enrico Cardinali

