L’Umbria che crolla/FRANA SI ABBATTE SU TRENO A GIUNCANO: PAURA, MA SALVI, GLI 80 PASSEGGERI

1 gennaio 2010
By

A causa di una frana l’Etr 9328 Roma-Perugia è stato fermo dalle 15 alle 17 in una gola nella tratta ferroviaria fra Terni e Giuncano, una pietra ha colpito il locomotore rompendo la condotta del freno. Tanta paura, per gli 80 passeggeri, ma per fortuna tutti salvi. Sono stati assistiti dal personale di Trenitalia con cibi e bevande. Treno 197x250 LUmbria che crolla/FRANA SI ABBATTE SU TRENO A GIUNCANO: PAURA, MA SALVI, GLI 80 PASSEGGERI a bordo sono stati trasferiti con autobus in altre stazioni Sul posto sono arrivati i tecnici di Rfi per ripulire i binari e permettere al treno di riprendere la marcia o spostarsi, consentendo la discesa e il trasferimento dei passeggeri (circa 80). Tra Terni e Foligno e tra Orte e Foligno si stanno istituendo dei bus sostitutivi, mentre i treni a lunga percorrenza sono deviati da Terontola (Arezzo). I  tecnici delle Ferrovie stanno verificando inoltre l’entità dello smottamento. I lavori per liberare la ferrovia, in quel tratto a binario unico, e consolidare la scarpata franata sono molto complessi, anche perché continua a piovere, e secondo le Ferrovie potranno durare tutta la notte. La linea Ancona-Roma rimane interrotta nel tratto tra Spoleto e Terni.

Le zone rosse

Il territorio italiano secondo il rapporto di Legambiente  è “reso ancora più fragile dall’abusivismo, dal disboscamento dei versanti e dall’urbanizzazione irrazionale”. Le “zone rosse” in Italia riguardano sette comuni su 10. E, in particolare, le regioni con la più alta percentuale di comuni a rischio, pari al 100%, sono la Calabria con 409 comuni (57 a rischio frana, 2 a rischio alluvione, 350 sia frana sia alluvione), l’Umbria con 92 comuni (40 frana, 1 alluvione, 51 frana e alluvione) e la Valle d’Aosta con 74 comuni (11 frana e 63 frana e alluvione), subito seguite dalle Marche con il 99% dei comuni a rischio (243) e dalla Toscana con il 98% (280).  Seguono il Lazio con 366 comuni a rischio idrogeologico (pari al 97%) e la Basilicata con 123 comuni esposti (pari al 94%). La Campania (della tragedia di Sarno) ha l’86% dei comuni esposti a rischio, 474 totali (193 frana, 67 alluvione, 214 tutte e due), in Sicilia sono il 70% pari a 272 in totale (200 frana, 23 alluvione, 49 sia frana che alluvione). L’Abruzzo arriva a sfiorare i sei comuni su 10 (il 58% pari a 178 comuni) esposti a rischio. Le Regioni con più “tenuta” sono la Puglia con il 19% (48 in totale) dei comuni a rischio idrogeologico e la Sardegna con l’11% (42 comuni). Pochi si attivano contro il rischio Nel 79% dei comuni intervistati sono presenti abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana e nel 28% dei casi sono presenti in tali zone interi quartieri. Nel 54% dei comuni campione della indagine sono presenti in aree a rischio addirittura fabbricati industriali. Soltanto il 7% dei comuni intervistati ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 3% dei casi si è provveduto a delocalizzare insediamenti o fabbricati industriali. Nel 36% dei comuni non viene svolta regolarmente un’attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d’acqua. Il 76% dei comuni che hanno partecipato all’indagine ha realizzato opere di messa in sicurezza dei corsi d’acqua e di consolidamento dei versanti.  E’ necessario che nei luoghi maggiormente esposti a pericolo di frane e alluvione siano presenti sistemi di monitoraggio che consentano di dare tempestivamente l’allerta, ma appena il 43% è dotato di sistemi per mettere in sicurezza i cittadini in caso di necessità. Migliore la situazione per quanto riguarda l’organizzazione del sistema locale di protezione civile, fondamentale per salvare la popolazione ad evento in corso. L’82% dei comuni si è dotato di un piano di emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione.  Soltanto il 54% di questi piani risulta essere stato aggiornato negli ultimi due anni. Nel 64% dei comuni esiste una struttura di protezione civile operativa 24 ore su 24. Quanto a piani di emergenza e formazione, in Italia i comuni sono ancora in ritardo: il 26% delle amministrazioni ha organizzato iniziative dedicate all’informazione dei cittadini e il 29% ha organizzato esercitazioni. 

 

Le zone rosse

Il nostro territorio, secondo il rapporto di Legambiente  è “reso ancora più fragile dall’abusivismo, dal disboscamento dei versanti e dall’urbanizzazione irrazionale”. Le “zone rosse” in Italia riguardano sette comuni su 10. E, in particolare, le regioni con la più alta percentuale di comuni a rischio, pari al 100%, sono la Calabria con 409 comuni (57 a rischio frana, 2 a rischio alluvione, 350 sia frana sia alluvione), l’Umbria con 92 comuni (40 frana, 1 alluvione, 51 frana e alluvione) e la Valle d’Aosta con 74 comuni (11 frana e 63 frana e alluvione), subito seguite dalle Marche con il 99% dei comuni a rischio (243) e dalla Toscana con il 98% (280).  Seguono il Lazio con 366 comuni a rischio idrogeologico (pari al 97%) e la Basilicata con 123 comuni esposti (pari al 94%). La Campania (della tragedia di Sarno) ha l’86% dei comuni esposti a rischio, 474 totali (193 frana, 67 alluvione, 214 tutte e due), in Sicilia sono il 70% pari a 272 in totale (200 frana, 23 alluvione, 49 sia frana che alluvione). L’Abruzzo arriva a sfiorare i sei comuni su 10 (il 58% pari a 178 comuni) esposti a rischio. Le Regioni con più “tenuta” sono la Puglia con il 19% (48 in totale) dei comuni a rischio idrogeologico e la Sardegna con l’11% (42 comuni). Pochi si attivano contro il rischio Nel 79% dei comuni intervistati sono presenti abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana e nel 28% dei casi sono presenti in tali zone interi quartieri. Nel 54% dei comuni campione della indagine sono presenti in aree a rischio addirittura fabbricati industriali. Soltanto il 7% dei comuni intervistati ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 3% dei casi si è provveduto a delocalizzare insediamenti o fabbricati industriali. Nel 36% dei comuni non viene svolta regolarmente un’attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d’acqua. Il 76% dei comuni che hanno partecipato all’indagine ha realizzato opere di messa in sicurezza dei corsi d’acqua e di consolidamento dei versanti.  E’ necessario che nei luoghi maggiormente esposti a pericolo di frane e alluvione siano presenti sistemi di monitoraggio che consentano di dare tempestivamente l’allerta, ma appena il 43% è dotato di sistemi per mettere in sicurezza i cittadini in caso di necessità. Migliore la situazione per quanto riguarda l’organizzazione del sistema locale di protezione civile, fondamentale per salvare la popolazione ad evento in corso. L’82% dei comuni si è dotato di un piano di emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione.  Soltanto il 54% di questi piani risulta essere stato aggiornato negli ultimi due anni. Nel 64% dei comuni esiste una struttura di protezione civile operativa 24 ore su 24. Quanto a piani di emergenza e formazione, in Italia i comuni sono ancora in ritardo: il 26% delle amministrazioni ha organizzato iniziative dedicate all’informazione dei cittadini e il 29% ha organizzato esercitazioni.

Tags:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Cerca nel sito

Il Fatto

Dall'Italia

ANNUNCI

GIORNALI

Interviste Radiofoniche

Link turistici

Ristoranti

Romanzi

  • LA FOGLIA GRIGIA di Alessandro Cannevale – Intervista all’autore- Ed. Einaudi