Gentile direttore, ho 53 anni e sono un impiegato dell’Agenzia delle Entrate. In primo luogo vorrei complimentarmi con il vostro giornale. Mi sembra una voce fuori dal coro.
I problemi della città vengono affrontati solo quando proprio non si possono evitare perché accade qualcosa di clamoroso, ad esempio l’ambiente e l’inchiesta giudiziari sull’inceneritore dell’Asm.
Mi auguro invece che voi sappiate affrontarli nella loro complessità, approfondendo, considerando aspetti generalmente trascurati e così via. In particolare, mi meraviglia l’unanime consenso al sistema di videosorveglianza in via di realizzazione.
Certo, a tutti piacerebbe una maggior sicurezza contro la piccola criminalità, che però a Terni non è poi così preoccupante, ma, al di là della spesa non irrilevante, io avverto una sorta di depistaggio dell’attenzione: la nostra sicurezza non è minacciata dai piccoli delinquenti, bensì dal drammatico impoverimento delle famiglie, dalla disoccupazione, dallo sfaldamento dei servizi pubblici, dalla sanità alla scuola, da una disgregazione sociale che non sappiamo a che punto arriverà.
C’è poi un altro aspetto che in tutto il mondo industrializzato viene dibattuto e qui allegramente taciuto: il pericolo di un controllo sociale sempre più intrusivo, che già si avvale di una panoplia di strumenti, dalle intercettazioni telefoniche al monitoraggio della navigazione in rete, dall’integrazione degli archivi informatici dei nostri dati alla tracciabilità dei consumi attraverso le carte di credito.

