POLO UNIVERSITARIO DI TERNI SOTTO SCACCO: FACOLTA’ SFARZOSE E CASSE VUOTE

5 gennaio 2010
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studenti fuori sede 250x191 POLO UNIVERSITARIO DI TERNI SOTTO SCACCO: FACOLTA SFARZOSE E CASSE VUOTE

L’inaugurazione della nuova sede della facoltà di Medicina a Terni è all’insegna del paradosso: una splendida struttura, con l’Aula Magna che sovrasta il resto dell’edificio e la città, costata 15 milioni e 200.000 euro, cui si sono aggiunte le contribuzioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, aule didattiche e laboratori pieni di luce, perfettamente arredati e pronti ad ospitare gli studenti. Ma d’altro canto nemmeno un euro per coprire le spese di gestione. Nell’opinione pubblica e negli stessi ambienti delle amministrazioni locali comincia a circolare il dubbio che tale fiore all’occhiello sia sovradimensionato e troppo costoso.
Per amministratori e politici appena un po’ accorti non sarebbero stati una sorpresa i tagli effettuati dal governo, che costringono l’Università di Perugia, come la generalità degli atenei, a rivedere ogni voce di spesa. Comunque qualche soluzione si troverà, considerando l’unanime determinazione delle forze politiche e sociali in difesa del polo didattico di Terni. Lunedì 18 gennaio, intorno a questo intreccio di problemi si terrà un consiglio comunale aperto, con la presenza del presidente della Regione Lorenzetti e del rettore Bistoni, con la questione delle spese di gestione, a cominciare dalla retribuzione di docenti e altro personale di Medicina, al primo posto nell’ordine del giorno. Sicuramente si arriverà ad un accordo per la ripartizione delle spese tra Università degli Studi di Perugia, la Regione, la Provincia e il Comune. Tuttavia quello della sede di Medicina è soltanto un aspetto della situazione estremamente grave e delle incerte prospettive delle sei Facoltà presenti a Terni. Abbiamo dato conto delle tante prese di posizione contro il ridimensionamento del Polo scientifico e didattico, che si sono susseguite anche durante le feste.
Alla conferenza stampa di fine anno il sindaco Di Girolamo ha precisato che «a Terni non c’è un decentramento, c’è un vero polo universitario, sancito da un programma quadro. Manterremo gli impegni economici che abbiamo preso e faremo di tutto per trovare anche fondi ulteriori. Chiediamo a tutti i soggetti cittadini ogni sforzo per salvaguardare e migliorare il polo universitario». Ha anche toccato il problema del rapporto tra docenti ed anni dei corsi di laurea. «Ci sarà una riduzione di corsi necessaria a sostenere gli insegnanti. Il Ministero ha innalzato il costo annuo dei contratti a tempo determinato dei ricercatori. Le risorse a disposizione degli enti locali portano di fatto ad una riduzione dei posti. Da qui la riduzione dei corsi. Chiediamo un impegno all’università per i fondi della Finanziaria e per l’accesso al fondo premiale con l’Agenzia di collocazione universitaria».
Feliciano Polli non è stato da meno, ribadendo che «l’Università a Terni è assolutamente strategica per il nostro territorio e per l’Umbria, che soffrirebbero contraccolpi enormi da un eventuale ridimensionamento. Ci stiamo attrezzando per operare razionalizzazioni, che saranno obbligate per tutte le Università, purché fatte con l’obiettivo di salvaguardare un elemento essenziale: la qualità». Il presidente della Provincia ha assicurato che «questa partita andrà giocata fino in fondo», mettendo in dubbio la lealtà dei responsabili perugini dell’Università, in relazione «ai segnali che fanno pensare ad un atteggiamento diverso rispetto al passato da parte dell’Università di Perugia. Non è chiaro il fine di certe decisioni ed il motivo del taglio dei fondi per Terni».
Effettivamente la partita è importante e difficile. Il consiglio d’amministrazione dell’Università di Perugia ha precisato negli ultimi giorni che quei pochi e maledetti 60.000 euro destinati al polo ternano servono esclusivamente ai compensi per il personale, mentre per la gestione e la funzionalità delle sedi di facoltà non c’è ancora nulla nel bilancio preventivo 2010. Si è dunque resa necessaria una nuova riunione del consiglio di Polo venerdì prossimo. Prorettore e presidi dovranno fare capolavori d’alchimia per aggiustare il bilancio e permettere la sopravvivenza del polo. Tagliando tutto ciò che non è strettamente indispensabile.
In questa vicenda convergono insipienza e ritardo culturale sia della destra che della sinistra, sia del governo che delle amministrazioni locali. A livello nazionale c’è un’irresponsabile sottovalutazione del ruolo della conoscenza e della formazione nel funzionamento, e oggi nella crisi, del capitalismo finanziario e cognitivo. L’Italia si sta condannando a retrocedere drammaticamente nel gruppo delle potenze industriali e tecnologicamente avanzate, correndo seriamente il rischio di uscirne.
Ora, è vero che nella sfera della formazione si sono sedimentati clientelismi e potentati di ogni genere, su base politica o anche familiare, e in Umbria queste realtà sono davanti agli occhi di tutti, a cominciare dalla Sanità, continuamente elogiata dai media, pubblici, come il Tg regionale, o privati, che hanno il denominatore comune di essere megafoni della Lorenzetti e di lobby analoghe. Con giri di affari stratosferici e relativi appesantimenti del debito pubblico. Però la terapia non deve uccidere il paziente, e qui sembra che prudenza e misura siano state scarse, se non assenti.
Viene poi al pettine il nodo dello strapotere di Perugia, capace di dirottare la gran parte delle risorse sul proprio territorio, con positivi effetti di stimolo sulla crescita di un sistema della piccola impresa molto più dinamico di quello ternano, ma anche creando rendite per interi settori sociali, che si nutrono della vicinanza all’università e alla Regione: eserciti di consulenti, uffici ed impiegati inutili, locatori di alloggi per studenti e via di questo passo, che costituiscono una sicura e stabile base di consenso per lo zar di turno.
Non è che la classe politica ternana abbia una diversa cifra etica, semplicemente è in ritardo, più impacciata e più debole. Volere l’università a Terni ha risposto ufficialmente al bisogno di trovare un altro modello di sviluppo dopo la crisi della grande industria siderurgica e chimica, ma è facile vedere le stesse logiche di potere, la concrezione di potentati, la moltiplicazione delle rendite, la localizzazione di facoltà o strutture sanitarie in funzione dello sviluppo “drogato” di un sito piuttosto che di un altro, la costituzione di ambiti in cui lasciar proliferare non più il clientelismo (perché la coperta è troppo corta), ma parentopoli.
C’è insomma una simmetria tra i tagli della Gelmini e la loro doppia faccia, e, sul versante opposto, la difesa del Polo universitario di Terni, in cui si mescolano intenti nobili e intenti meschini, interessi della comunità e interessi particolari. Attendiamo i prossimi sviluppi.
 
Enrico Cardinali
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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