Incendio Ecorecuperi/IL MINISTRO PRESTIGIACOMO NON HA ANCORA RICONOSCIUTO IL DANNO AMBIENTALE

11 gennaio 2010
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Di Simona Tenentini – La vicenda dell’incendio EcoCA0EE522CASUT2YQCA1MOZC9CA36PC82CA5TGPEQCAG7S8UPCAZBLGLOCA3MJGFPCAW2O2DTCAA2FW1PCAX6TWZ9CA08YSTDCAL0YNBVCAVJU99RCARQA3RUCAM7GJQPCAU1G307CAX4L6KNCAIMRLF5 Incendio Ecorecuperi/IL MINISTRO PRESTIGIACOMO NON HA ANCORA RICONOSCIUTO IL DANNO AMBIENTALErecuperi di Vascigliano, un’impresa impegnata nel trattamento dei rifiuti su carcasse bonificate di autoveicoli, sembra non aver mai fine.Il focolaio, scoppiato il 2 luglio scorso, durò cinque giorni, ma, ad intermittenza la ripresa quotidiana di altri incendi si protrasse addirittura sino alla fine di agosto.Ora, quando le fiamme si sono ormai spente, si può tracciare un rapido bilancio della questione, affermando con certezza che poco o nulla è stato veramente fatto, mentre, al contrario, il danno ambientale che ne è scaturito ha delle proporzioni gigantesche con confini che vanno dall’Umbria e Alto Lazio, interessando  Vascigliano di Stroncone, Narni, Configni, la stessa Terni. L’Ecorecuperi, già all’indomani della prima fiammata, aveva trasmesso alla prefettura di Terni la comunicazione di “potenziale contaminazione del sito”. 
La combustione interessava infatti essenzialmente il cosiddetto “fluff” (il materiale plastico derivante dalla frantumazione di auto e camion). La Prefettura, come avviene in questi casi, ha immediatamente trasmesso l’allarme al ministero dell’Ambiente, mentre il sindaco di Stroncone e quello di Terni hanno disposto una serie di ordinanze per la prevenzione dei danni alla salute pubblica. L’ultima della serie è stata quella del 31 dicembre scorso, con la quale Di Girolamo, il sindaco di Terni ha disposto, tra l’altro, che vengano sottoposti ad analisi per la ricerca di diossina tutti i capi macellati di bovini ed ovini provenienti da allevamenti situati nell’area compresa tra i tre ed i cinque chilometri dalla zona interessata dall’incendio ed inoltre la non utilizzazione e vendita del fieno prodotto dopo l’evento. Insomma tutti si muovono per porre riparo, in qualche modo, alle conseguenze disastrose dell’episodio. Tutti o quasi tutti.Il Ministero dell’Ambiente, in questo bailamme, è l’unico che è rimasto a guardare. L’aspetto maggiormente scandaloso è che non è stato nemmeno riconosciuto formalmente il “danno ambientale” e nemmeno dunque, di conseguenza, il necessario (e prescritto tassativamente dallo stesso decreto legislativo del 2006) intervento finanziario, per avviare le procedure di bonifica ambientale in tutta l’area.Quest’inaccettabile immobilismo ministeriale non poteva, di certo, passare inosservato. Ecco quindi che, un’ampia interrogazione è stata rivolta alla ministra Prestigiacomo da quattro deputati del Pd (Carlo Trappolino, Marina Sereni, Walter Verini e Gianpiero Bocci) sulla base delle richieste formulate, a novembre, in una riunione presso la Regione Umbria, tra tutte le istituzioni locali. 
Quattro le richieste: messa in sicurezza dell’area e rimessa in pristino dello stato dei luoghi; eliminazione degli alimenti contaminati; predisposizione di una relazione dettagliata sulla situazione attuale da trasmettere (quel che è già avvenuto) al ministero dell’Ambiente; costituzione, infine, di un gruppo di lavoro composto dai rappresentanti di tutte le amministrazioni coinvolte, al fine di assicurare il coordinamento delle azioni da intraprendere.  
Il bilancio dei danni è presto fatto: le aziende agricole e zootecniche coinvolte sono 83, per danni quantificati in un milione e 150mila euro. Tuttavia, sulla base di una tabella trasmessa al ministero dell’Ambiente le istituzioni locali hanno quantificato il fabbisogno finanziario in 7-8 milioni di euro: una cifra esorbitante cui non possono fare fronte né gli enti locali né la Regione Umbria. E’ proprio in questi casi, ossia per il cosiddetto “danno ambientale” che è previsto l’intervento statale. Tanto più indispensabile con questi costi. Ma, per ora, tutto tace e il Ministero dell’Ambiente …..resta a guardare.

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