Evento storico/ SI SONO RIUNITI I 100 MEMBRI DEL PARLAMENTO DELLE DUE SICILIE

gennaio 16, 2010
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Parlamento due sicilie 250x166 Evento storico/ SI SONO RIUNITI I 100 MEMBRI DEL PARLAMENTO DELLE DUE SICILIEA 150 anni esatti dalla fine del Regno delle Due Sicilie, si è riunito nell’antica capitale il “Parlamento delle Due Sicilie†(foto Ansa), con 100 meridionali provenienti dalle antiche province duosiciliane e dagli antichi Sedili Napoletani, con le insegne e i simboli (acqua e terra) delle antiche province (dalla Sicilia a Terra di Lavoro). Il “parlamento†nasce come un’iniziativa di carattere civico-culturale, su spinta del Movimento Neoborbonico, nell’ambito di un dibattito sul Sud e sui suoi numerosi problemi tuttora
irrisolti. Il presidente del Movimento, Gennaro De Crescenzo, spiega (INTERVISTA nel file allegato)
Non si tratta di un movimento politico, e non vuole essere una risposta alla Lega Nord. Per ora si tratta solo di uno stimolo culturale per le istanze del Meridione d’Italia (INTERVISTA nel file allegato).L’attuale dibattito sul nuovo assetto federalistico dello Stato Italiano rende più che mai necessaria e attuale la partecipazione a questo dibattito di meridionali consapevoli, fieri e anche responsabili del loro territorio, delle problematiche e delle potenzialità che esso presenta.Il regno di Carlo di Borbone del 1734 era uno stato composto da due nazioni: quella napoletana, nella parte continentale; quella siciliana nella parte insulare. Il Congresso di Vienna sancì la nascita della nazione duosiciliana che riunì le Due Sicilie al di là e al di qua del Faro, conferendo al sovrano il significativo titolo di Ferdinando I delle Due Sicilie in luogo dei precedenti: Ferdinando IV di Napoli e Ferdinando III di Palermo. I popoli così raggruppati si potevano chiamare Duosiciliani perché ormai erano maturi i tempi (dopo il tentativo iniziale di Alfonso d’Aragona nel XV sec.) della loro fusione socio-culturale. Tutto ciò che prima si imputava all’una o all’altra nazionalità andava perciò in seguito riferito all’unica Nazione delle Due Sicilie. Nel patto che Carlo siglò al suo insediamento con la Nazione Napoletana (com’era prassi di tutti i sovrani che si erano seduti sul trono sebezio) esisteva un particolare privilegio per la città di Napoli che avrebbe assunto il governo di tutto lo stato in caso di assenza o di incapacità del legittimo sovrano, ciò impegnando se stesso e i suoi discendenti. La prammatica carolina fu grandiosamente attuata nel 1799 quando, in assenza di Ferdinando IV convinto dagli Inglesi ad arroccarsi a Palermo, la Nazione Napoletana si trovò senza una guida di fronte all’armata dei Francesi invasori. I rappresentanti della capitale si riunirono nell’ex refettorio del convento di San Lorenzo prendendo la decisione di resistere di fronte al nemico, rendendo in tal modo possibile l’epica e sanguinosissima lotta dei Lazzari contro i Francesi a Napoli e, successivamente, dei briganti in tutta la parte continentale del regno fino alla liberazione dei Sanfedisti, partiti dalla Nazione Siciliana. Dopo oltre due secoli la nazione Duosiciliana si trova in analoghe condizioni:

1. Assenza del Re

2. Invasione “piemonteseâ€, all’ultimo atto con il federalismo.

Cominciamo dalla prima. I legittimi discendenti dell’ultimo Borbone regnante, Francesco II, conoscono perfettamente la triste situazione del Mezzogiorno d’Italia ed anche coloro che da vent’anni si battono per il suo riscatto socio-politico. Nonostante ciò non hanno mai concretamente manifestato l’intenzione di esporsi per il richiamo del sangue reale nelle loro vene. Il Re quindi è assente o per lo meno non capace di rivolgersi al suo popolo in catene. La sovranità, secondo la prammatica carolina, passa dunque, dopo 211 anni, di nuovo al popolo. Analizziamo la seconda condizione. Il nemico alle porte non è costituito dai predatori galli del 1799 o dai piemontesi del 1861. Le armi, per fortuna, ora tacciono ma, come hanno dimostrato con i fatti i Giacobini di ieri e di oggi, la guerra continua sino al totale annichilimento del soccombente. Dall’invasione del 1860-61, i cui ultimi echi di spari svanirono dopo ben dieci anni di brigantaggio, è proseguita spietata e implacabile l’azione distruttrice dei vincitori con il saccheggio sistematico delle risorse materiali e intellettuali delle province meridionali, con l’imposizione di un’endemica emigrazione, con la cancellazione della memoria storica dei discendenti dei Duosiciliani. Dopo aver inaridito pressoché del tutto il Sud Italia, il governo di Roma sta per completare le riforme del federalismo che imporranno, per la prima volta legalmente, ai popoli italici livelli diversi di vita in proporzione alla ricchezza locale prodotta. I danni saranno certamente più gravi e irreversibili di quelli arrecati dalle baionette francesi nel 1799 o da quelle piemontesi del 1861! Perdurando la connivenza dei rappresentanti istituzionali meridionali con i nostri padroni del nord, non è possibile aspettarsi da loro alcuna tutela. E’ il momento, per i fieri discendenti dei duosiciliani, di bruciare le tappe costituendo a Napoli un Parlamento con la partecipazione di tutti quei meridionali che avvertono il fatale momento storico che stiamo vivendo. Esso costituirà uno sprone per tutte le istituzioni italiane e internazionali a cui incessantemente il Parlamento si rivolgerà per pretendere ascolto e provvedimenti nuovi per il Sud. Costantemente tutti saranno aggiornati sulle proposte fatte e le risposte ottenute in modo che questo consesso duosiciliano sia un osservatorio perenne, determinato, competente ed orientativo su quanti ci governano.

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