![mappasismicalazioeroma[1] mappasismicalazioeroma1 NUOVA FAGLIA SISMICA A RIETI: FORTE SCOSSA, PREOCCUPAZIONE NEL TERNANO. LA PAROLA AGLI ESPERTI](http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/mappasismicalazioeroma1.gif)
Una scossa di terremoto, magnitudo 3,1 scala Richter, è stata avvertita questa mattina alle 9.11 a Terni e nei dintorni della città umbra.
Il fenomeno è stato registrato dall’istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nel distretto sismico dei Monti Sabini ed è stato originato ad una profondità di 7,6 Km.
Moltissimi i comuni in cui è stato avvertito chiaramente il sisma tra i quali Terni, Stroncone, Contigliano, Cottanello, Greccio.
Avvertita anche ad Arrone, Polino, Morro Reatino, Montebuono.
Al momento non si registrano danni a cose o persone.
Dunqeu un’altra faglia sismica, che non ha collegamenti con quella dell’Aquila, si è attivata in questi giorni sul territorio italiano. Lo testimoniano le scosse registrate nel reatino, ai confini con la provincia dell’Aquila. Tuttavia, queste scosse – spiega ad Apcom il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Enzo Boschi – non hanno niente a che vedere con la faglia aquilana. Altre strutture, a noi ben note e da sempre monitorate, risultano coinvolte. Quella attiva fa parte di una diversa zona di faglia e i terremoti di queste ore rientrano nel quadro della sismicità della zona che, ricordo, è classificata ufficialmente come area a massimo rischio e una delle più sismiche in Italia”. “Ma non c’è nulla da drammatizzare in questo – precisa subito il presidente Boschi -. Non siamo particolarmente allarmati per queste nuove scosse tra L’Aquila e Rieti, perché non devono assolutamente essere considerate come foriere di possibili scosse devastanti per il territorio”. Lo sciame sismico nell’aquilano sta evolvendo normalmente dal 6 aprile in avanti e la nuova zona attivatasi è paragonabile alle altre come quelle della Sicilia, della zona del Sannio Matese, della Calabria, dove continuamente si registrano scosse di terremoto. In un anno, ricorda il presidente Ingv, si registrano in media – escludendo ora quelle dell’aquilano – ottomila scosse. “Un terremoto – aggiunge Boschi – di per sé non è pericoloso ma è un fenomeno naturale. L’unica cosa da fare è verificare bene la tenuta degli edifici e delle abitazioni per vedere se sono all’altezza di sopportare un terremoto. Ma questo – tiene a sottolineare il presidente – rientra nelle competenze specifiche delle Regioni e non nelle nostre”. “Noi studiosi – prosegue Boschi – possiamo dire, come abbiamo sempre ribadito, che esistono zone dove si possono verificare forti terremoti ma non sappiamo dire quando. Ma, in ogni caso, non c’è da allarmarsi”.
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) lo ha segnalato alla Protezione Civile.
Motivo è che i terremoti registrati nella zona dei Monti Reatini, attorno a Montereale (L’Aquila), corrispondono all’attivazione di «una sequenza nuova, spostata rispetto all’evento dell’Aquilano».
In 15 giorni ne sono avvenuti un centinaio, la cui magnitudo va da 2,5 a 3,9. L’area è delicata perchè nel 1703 è stata interessata da un evento più forte di quello avvenuto il 6 aprile scorso nell’Aquilano.
Un altro motivo di attenzione è nel fatto che la zona dei Monti Reatini interessata dalla nuova sequenza è adiacente alla faglia che ha provocato il terremoto dell’Aquilano. L’Ingv ha tenuto a precisare che ciò «non autorizza nessun tipo di interpretazione». L’ultima scossa sull’Appennino centrale si è avuta ieri intorno alle 18, ma a vedere i dati si registra una forte concentrazioni di scosse, almeno altre 15, in tutta l’area delle isole del Dodecannesso, in Grecia, Cipro, Turchia, Macedonia e Serbia quasi a voler indicare in queste zone una forte pressione, di cui i movimenti della terra nell’Italia Centrale potrebbero essere una conseguenza. Otto scosse di terremoto nelle ultime ore di oggi nel distretto sismico dei Monti Reatini, tra il Lazio e L’Abruzzo, tra le provincie di Rieti e L’aquila. Alcune delle scosse sono state avvertite anche in Umbria, in provincia di Terni e nelle Marche.
Le sequenze sismiche riguardano un’area particolarmente delicata che nel 1703 è stata colpita da una scossa di terremoto più forte di quella del 6 aprile scorso. Inoltre la zona dei Monti Reatini interessata dai nuovi eventi simici è adiacente alla faglia che ha provocato il terremoto de L’Aquila.


anche all’Aquila non c èra da preoccuparsi sappiamo bene come è andata
già nel 1979 li c è stato un terremoto abbastanza serio
non venissero a raccontare di non preoccuparsiiiii