LE NUOVE FRONTIERE DELLO SPORT IN UMBRIA: IL TORBALL

gennaio 20, 2010
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torball8 250x208 LE NUOVE FRONTIERE DELLO SPORT IN UMBRIA: IL TORBALL

Si è svolta a Perugia il 17 gennaio del 2010 la quarta giornata del campionato italiano di Torball. Ma cos’è questo sport dal nome poco familiare che in realtà è una delle discipline più praticate dai non vedenti in Italia? Il Torball è un gioco sportivo dove si fronteggiano due squadre composte ciascuna da tre giocatori e tre riserve. Prevede l’impiego di una palla particolare perché contiene al suo interno dei campanelli in grado di far intuire al lanciatore la traiettoria adottata dopo il lancio. Il campo da gioco è diviso in due metà dalla presenza di tre cordicelle tese fornite di sonagli ed è lungo 16 metri e largo 7 metri, come l’ampiezza della porta alta 1,30 metri. Lo scopo del gioco è quello d i tirare il pallone verso la porta avversaria e fare goal, facendola passare sotto le tintinnanti cordicelle senza sfiorarle: se questo accade il battitore deve  lasciare momentaneamente il campo per scontare la penalità assegnata. Ogni tre falli viene attribuito un rigore alla squadra rivale, e ovviamente, vince chi effettua più reti in porta. Competizione, sfera e rete ci riportano inevitabilmente al conosciutissimo gioco del calcio, ma il silenzio tra gli spalti, necessario allo svolgimento della partita ed imposto senza indulgenza dall’arbitro, ne segna la principale differenza. I giocatori possono essere ipovedenti o non vedenti assoluti, ma comunque coperti da una benda sugli occhi e muniti di un tappetino utile all’orientamento. Quelle a Perugia sono state tra le prime giornate del nuovo Campionato Italiano che ha visto vincitori nel 2009 i ragazzi del Teramo per la categoria maschile e il GS UIC Verona per quella femminile. La divisione maschile conta già la seria A, B e C, ciascuna composta da dodici squadre mentre quella femminile ne ha per ora solo una, organizzata in nove team. Il Torball è uno sport che permette al giocatore di conoscere il proprio corpo e renderlo agile e scattante, ma al di là dell’evidente valenza medico-riabilitativa, si concretizza come un momento fondamentale di integrazione e condivisione della vita collettiva, contribuendo a rendere ancora più piena l’esperienza sociale di chi lo pratica.

                                                                                       Chiara Mansueti

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