SCIOPERO DEI LAVORATORI DELLA TECNIFER DI TERNI

27 gennaio 2010
By

fabbrica 250x212 SCIOPERO DEI LAVORATORI DELLA TECNIFER DI TERNILe Rsu della Tecniref e le segreterie territoriali di Fim, Fiom, Uilm e Fismic hanno proclamato lo stato di mobilitazione. Si tratta di un’azienda metalmeccanica con sede a Terni che, con i suoi circa 90 dipendenti, opera prevalentemente all’interno della Tk Ast nel settore dell’indotto. Secondo i sindacati, la direzione avrebbe infatti concesso in maniera “unilaterale” dei premi individuali ad alcuni lavoratori, negandoli invece alla maggioranza, mentre anche il lavoro straordinario sarebbe stato chiesto a persone scelte dall’azienda.
Per venerdì prossimo è stato organizzato uno sciopero di otto ore per turno, mentre il primo febbraio il fermo lavorativo sarà di due ore con un’assemblea per definire un nuovo percorso di mobilitazione.
Il comportamento della direzione non è certo corretto, ma non dovrebbe destare sorpresa. E’ dai primi anni Ottanta che il rapporto con i lavoratori ha cominciato ad essere individualizzato, in concomitanza con la ristrutturazione legata all’introduzione delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione, che ha radicalmente trasformato l’intero quadro di riferimento della produzione, la mediazione sindacale, le relazioni industriali e così via. Il lavoro e gli stessi lavoratori sono stati molto svalorizzati, almeno nelle economie sviluppate dell’Occidente, l’accento si è sempre più spostato sulle macchine e sulla loro capacità di captare e incorporare conoscenze, abilità, creatività del lavoro vivo. E’ completamente saltato il patto sociale che aveva funzionato per decenni, dopo la Grande Depressione degli anni Trenta, basato sugli alti salari e sul riconoscimento dell’operaio come interlocutore alla pari. Nel frattempo ha iniziato ad espandersi a grandi balzi la finanziarizzazione dell’economia, che ha tolto importanza anche all’investitore diretto nella produzione, a vantaggio dei consigli di amministrazione delle imprese quotate in borsa, degli azionisti, delle banche e dei loro titoli derivati, dei manager lautamente remunerati con le stock option. Bisogna ricordare che gli stessi lavoratori sono entrati a vele spiegate nella finanziarizzazione, con i fondi pensione e i fondi di investimento, traendo il potere d’acquisto più dalle plusvalenze nei mercati (e successivamente dal facilissimo accesso al credito) che dal salario. Si sono così trovati nella paradossale situazione di essere più interessati al massimo profitto delle imprese, di cui detenevano azioni e obbligazioni, che agli aumenti salariali. Anzi, in quella logica, gli aumenti salariali erano obiettivamente dannosi.
In tutto questo processo, durato fino allo scoppio della bolla immobiliare nell’agosto del 2007, sono drammaticamente mutati i rapporti di forza tra il lavoro e il capitale, che a metà degli anni Settanta garantivano un’equa distribuzione della ricchezza, adeguamenti automatici dei salari (mai stati così alti) all’aumento del costo della vita (scala mobile), tutta una serie di tutele riguardo alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro, e, in generale, uno statuto di dignità riconosciuto da industriali e dirigenti. Oggi, invece, abbiamo un illimitato sfruttamento del lavoro e dell’ambiente, ancor più selvaggio nelle economie emergenti, e regimi di fabbrica che non è esagerato definire dispotismo.
Fanno bene, dunque, i dipendenti della Tecniref ad opporsi e resistere a questo andazzo, ma bisogna essere consapevoli che una ricomposizione del lavoro e il recupero del perduto rispetto dovranno passare attraverso grandi lotte, su scala globale, capaci di dare sostanza allo slogan “la crisi la paghino coloro che l’hanno determinata”.

Enrico Cardinali

Tags: , , ,

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Il Fatto

Dall'Italia

ANNUNCI

GIORNALI

Interviste Radiofoniche

Link turistici

Ristoranti

Romanzi

  • LA FOGLIA GRIGIA di Alessandro Cannevale – Intervista all’autore- Ed. Einaudi