L’ASSEMBLEA REGIONALE DEL PD SUPERA LO STALLO E SCEGLIE LE PRIMARIE

28 gennaio 2010
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tregua 250x187 LASSEMBLEA REGIONALE DEL PD SUPERA LO STALLO E SCEGLIE LE PRIMARIEDall’assemblea regionale del Partito democratico è uscita la scelta di andare alle primarie, che Rifondazione vorrebbe fossero di coalizione e non solo interne. Alla fine l’ha avuta vinta il senatore Mauro Agostini, veltroniano di ferro, che le ha sempre chieste a gran voce, fin dall’inizio dello scontro per l’individuazione di un candidato alla carica di Governatore, una tragicommedia contrassegnata dall’entrare e uscire della Lorenzetti dalla rosa dei papabili, dai pronunciamenti della commissione di garanzia sia regionale che nazionale sull’eventuale terza candidatura, con relativi ricorsi, e dalla concitata e ostinata ricerca di un candidato condiviso, al punto che quest’ultima formula aveva addirittura trovato l’abbreviazione CC. In questa vicenda hanno avuto un peso anche gli schieramenti a livello nazionale. In particolare, le primarie stavano a cuore a Walter Veltroni, che incassa così una vittoria. D’altronde era difficile osteggiarle anche per Bersani e i suoi in Umbria, in quanto uno dei principali elementi fondanti del partito. Bisogna anche riconoscere che Mauro Agostini non è un cattivo candidato, è un politico esperto e ha brillantemente ricoperto incarichi a livello nazionale, come quello di tesoriere, e sembra abbastanza amato dagli elettori. In ogni caso, alle primarie correranno Agostini e Catiuscia Marini, pupilla della Lorenzetti, che non potrà invece partecipare per decisione, appunto, della commissione di garanzia.
La scelta delle primarie è comunque un passo avanti rispetto allo stallo di settimane e settimane, durante le quali non si è mai parlato di contenuti politici, di programmi, della delicatissima fase che l’Umbria attraversa nel punto più basso, e con ricadute sociali più drammatiche in termini di disoccupazione, crescita a dismisura delle ore di cassa integrazione e diffusione della povertà, della crisi globale. I partner della coalizione di centrosinistra hanno assistito allibiti a questo lunghissimo gioco al massacro, segnalando solo negli ultimi giorni di stare perdendo la pazienza e la comprensione per i problemi dell’alleato maggiore. Una formazione politica che si è rivelata un mero aggregato di personaggi e di correnti, difficilmente distinguibili sul piano della linea politica, ma con il comune denominatore della ricerca del potere, che, a livello di Presidenza regionale, comincia ad essere tutt’altro che trascurabile.
E’ uno snodo amministrativo che gestisce un notevole flusso di denaro, tradizionalmente dirottato in gran parte nella provincia di Perugia, mentre a Terni sono rimaste sempre le briciole. La differenza si vede in molti modi, dalla densità e vivacità del tessuto economico alla valorizzazione del patrimonio artistico, dallo sviluppo dell’università ai numeri del turismo, dagli eventi culturali alle infrastrutture.
Si può dire tuttavia che un ciclo si è concluso: il decennio di regno della Lorenzetti, con tutti i suoi feudi e potentati. Probabilmente si è concluso anche un sessantennio di incontrastata egemonia delle sinistre, che ha anche espresso periodi di buon governo e di alto spirito pubblico, soprattutto ai tempi dell’istituzione delle regioni. Ma nell’ultima legislatura era evidente il logoramento, la stagnazione, lo sradicamento sociale, la povertà di elaborazione e proposta. Questo tramonto quasi sicuramente non sarà manifesto, avendo il centrodestra pari se non maggiori difficoltà e una chiara inadeguatezza a vincere e governare.
Ma forse tale vuoto politico è un bene: un’occasione per la società civile e per le popolazioni di prendere in mano, direttamente e dal basso, la propria vita, il lavoro, la valorizzazione dei beni comuni, l’organizzazione della solidarietà, la tutela dell’ambiente e la costruzione di nuove esperienze di autentica democrazia e di nuove istituzioni.

Enrico Cardinali

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