PD E REGIONALI: BERSANI PIGLIATUTTO

sabato, gennaio 30, 2010
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La veltroniana, fassiniana e franceschiniana Area Democratica del Pd, che comprende un rilevante numero di parlamentari, nelle trattative per stabilire i canditati governatore, finora, non ha ottenuto nessun posto. E in Umbria rischia di perdere l’ultima chance. In nome del personalismo. La  riunione di ieri sera di Area Democratica, la minoranza interna al Partito Democratico, non è servita a sciogliere gli ultimi nodi e a fare in modo che si potesse correre con un solo candidato nelle primarie umbre del 7 febbraio. E’ stata rinviata a stasera la scelta defnitiva sul nome o sui nomi che gareggeranno contro un competitor di area Bersani, presumibilmente Catiuscia Marini, ex sindaco di Todi ed ex europarlamentare, che fa oggi riferimento alla governatrice uscente (dopo due mandati) Rita Lorenzetti. L’area del Pd della quale fanno parte i vari Veltroni, Franceschini, Fassino, Fioroni, Gentiloni , Melandri, Soro, nonostante alla Camera possa contare su circa 50 aderenti tra i deputati Pd e nonostante al Senato possa vantare di essere in maggioranza rispetto all’area che fa riferimento a Bersani e D’Alema, non ha ancora ottenuto nessun candidato in corsa per la carica di Presidente della Regione. Le ultime speranze restano, insomma, appigliate all’Umbria. ESTREMA RATIO – Anche nella piccola regione rossa le primarie però, così come in Puglia e in Campania, e forse pure in Calabria, vengono vissute non come il criterio naturale da adottare per la scelta del candidato ma semplicemente come soluzione estrema alle rivalità interne scatenatesi per accaparrarsi la prestigiosa candidatura. Non senza malumore, ovviamente. “Le primarie – spiega preoccupato qualcuno tra le fila del partito di Bersani – sono nel dna del Pd, esse richiedono più capacità dei gruppi dirigenti e non sono una resa dei conti ai personalismi, o almeno dovrebbero. Le primarie, se fatte bene, sono la metà della campagna elettorale vera e propria, ma se chi si presenta indipendentemente da cosa si è fatto e dai risultati, allora la politica è finita. Allora siamo ai personalismi, ai leader, ai potentati”. Il riferimento è a coloro i quali rischiano di servire su un piatto d’argento l’en plein a Bersani: a Mauro Agostini, candidato quasi certo, ma soprattutto alla più nota al grande pubblico Marina Sereni. Sul loro conto solo stasera verranno sciolti gli ultimi nodi. ULTIMI BALUARDI DI ADAgostini non è intenzionato a fare quel dietrofront che molti dalle parti di Ad gli chiedono e gradirebbero come presupposto per poi giungere ad una nuova candidatura unitaria che non spacchi il gruppo. Sia Agostini che Sereni conoscono bene l’Umbria. Agostini, parlamentare dal ’94, tesoriere del Pd e già sottosegretario nel governo Prodi, ci dicono sia “molto apprezzato e può certamente rappresentare continuità e rinnovamento”. La Sereni è vista come “mediazione tra chi voleva la Lorenzetti per la terza volta e chi il rinnovamento”. Già assessore regionale alle Politiche Sociali in Umbria ed apprezzata per il suo lavoro in quella veste, avrebbe poi sfruttato quella esperienza come trampolino di lancio molto forte per proiettarsi anche a livello nazionale. E’ stata vicepresidente del gruppo Pd alla Camera fino all’ultimo congresso, salvo poi non essere riconfermata nell’era Bersani: oggi è vicepresidente dell’assemblea nazionale del Pd, un ruolo senz’altro secondario. Su di lei un dubbio: l’Umbria è, ora, anche un modo per rimediare alla discesa? La domanda è legittima. NESSUNO CEDE - Nelle parole di qualche esponente di Area Democratica la risposta: “Nella mancanza di un partito forte a livello nazionale, con un gruppo dirigente debole e diviso da personalismo, uno dei luoghi di vero potere è il governo regionale. E’ dalle regioni, dalla loro autonomia legislativa, che si fa la differenza e si conta nel quadro nazionale ed è per questo che c’è la corsa a riempire caselle”. L’Umbria è solo l’ultimo esempio.

                                                                          (Fonte: Giornalettismo.it)

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