Nelle cronache cittadine si susseguono episodi di persone multate perché si intrattenevano con le “lucciole”. Sono tra l’altro assai salate, potendo arrivare anche a 480 euro. Nel novembre 2008 il sindaco Paolo Raffaelli pensò bene di sfruttare i nuovi poteri attribuiti ai sindaci in materia di ordine pubblico, nel clima securitario e anche un po’ isterico che preludeva al varo del Pacchetto Sicurezza, prendendosela, in prima battuta, con le prostitute, che d’altro canto non costituivano in quel periodo un particolare problema, né tanto meno un’emergenza. Nell’ordinanza si faceva specifico riferimento alla presenza delle “professioniste” in alcune zone di Terni. “Al Foro Boario – è scritto – nella zona del cimitero, in quella di vocabolo Staino e più in generale in tutte le aree ad uso pubblico della città è vietato a chiunque intrattenersi e/o concordare prestazioni sessuali a pagamento con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada. La violazione – continua l’ordinanza – si concretizza anche consentendo la salita a bordo di un veicolo di uno o più soggetti come sopra identificati o con la semplice fermata al fine di contattare il soggetto dedito al meretricio”.
I ternani, soprattutto quelli di sinistra, ne furono sorpresi vivamente. Infatti, se è vero che il Partito Comunista e le sue innumerevoli filiazioni (come del resto gli ex paesi socialisti, con il loro asfissiante regime di polizia) non sono mai stati secondi a nessuno nella volontà di uno Stato forte, è anche vero che nella base sopravviveva un qualche richiamo alla libertà. Non solo, i giornali di sinistra ospitavano spesso interventi del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute (http://www.lucciole.org/ ), che era indirettamente legato all’Arci, e insieme alla Lega per la lotta contro l’AIDS, affiliata appunto all’Arci e diretta da Vittorio Agnoletto (il bravissimo medico ma mediocre portavoce del “Genova Social Forum”, ai tempi delle tragiche giornate del luglio 2001, in occasione del vertice del G8, oggi europarlamentare della lista anticapitalista PRC-PdCI ) aveva condotto lodevoli e capillari battaglie per il “sesso protetto”, riconosciute dalla stampa e dall’opinione pubblica.
Ma da anni il Comitato si impegna per aumentare e migliorare l’accesso ai servizi socio-sanitari per le persone coinvolte nella prostituzione, attraverso un lavoro di orientamento e accompagnamento con la partecipazione di mediatrici culturali; attivare percorsi di rafforzamento della consapevolezza delle giovani particolarmente vulnerabili, con momenti di affiancamento da parte di educatrici, per raggiungere una loro progressiva autonomia; promuovere la formazione professionale di educatrici nel campo della prostituzione; favorire la comunicazione e informazione interculturale, con scopi di assistenza e supporto all’integrazione dei e delle migranti; promuovere percorsi di Protezione Sociale, facilitare processi di autodeterminazione e sostenere coloro che chiedono di uscire da situazioni di grave sfruttamento sessuale e lavorativo; accogliere le vittime della tratta che vogliono intraprendere un percorso di fuoriuscita dalla prostituzione; offrire sostegno a chi non intende lasciare il lavoro di strada, incoraggiandone l’autodeterminazione; prevenire la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili e delle interruzioni di gravidanza, promuovendo i metodi contraccettivi. Tutto questo, sempre in collaborazione con le Regioni e con finanziamenti comunitari. Insomma, è ormai diventato a sua volta una sorta di istituzione. Il suo ragionamento di fondo è che tutte le misure repressive e di contrasto aggravano la situazione, allontanando verso luoghi più lontani e pericolosi l’esercizio della professione, sospingendo donne e transessuali nell’illegalità e a nascondersi, con pesanti ripercussioni sulle loro condizioni di vita, ma anche sul piano della sicurezza, propria e dei clienti, delle cautele igieniche e via di questo passo.
Le lucciole organizzate, in definitiva, non si stancano di chiarire come le politiche repressive e vessatorie, di cui sono esempio le ordinanze dei sindaci, non risolvono alcun problema, non eliminano la prostituzione, ma semplicemente la portano nell’ombra, analogamente a quanto fanno le politiche proibizioniste in materia di droghe.
Quanto alle multe, ovviamente non ci sono soltanto quelle legate alla prostituzione. Meno ovvio è il fatto che l’Umbria si piazzi al 13esimo posto nella classifica nazionale degli incassi stilata dal ministero dell’Interno e Terni al 14esimo posto nella classifica dei Comuni capoluoghi, con un totale di 7,03 milioni di euro.
Non è quindi demagogia accusare i Comuni di utilizzare questi proventi non solo per riempire le disastrate casse, ma addirittura di inserirli come voce in attivo nei bilanci di previsione. Lo sostengono i semplici cittadini ma anche organismi ufficiali come l’ACI.
Questi sono la politica e il sesso al tempo della crisi e della nuova barbarie.
Enrico Cardinali

