Caso Boffo/ IL PAPA VUOLE CONOSCERE L’INTRIGO DI POTERE SCOPPIATO A TERNI CHE STA SCONVOLGENDO I VERTICI DELLA CHIESA
Non fa finta di niente Papa Reizinger in merito allo scandalo Boffo, e alle nuove notizie emerse che fanno apparire tutto come un regolamento di conti all’interno della Chiesa. Il Papa, ha preso in mano il caso, e ha chiesto una dettagliata relazione sugli ultimi sviluppi della questione. Nonostante i suoi numerosissimi impegni, i piani alti del Palazzo Apostolico lo descrivono “molto attento al caso”. Ha già ottenuto una lunga nota esplicativa dagli uffici della Segreteria di Stato. Forse vuole prendere qualche decisione in merito. E in molti tremano adesso. In particolare il direttore dell’Osservatore romano, Giovanni Maria Vian. L’uomo che secondo molti giornali sarebbe stato colui che ha fornito a Feltri la falsa informativa che ha portato alle dimissioni di Boffo. Terni era salita alla ribalta della cronaca nazionale e internazionale per le molestie telefoniche a una ragazza e per le voci maligne su un presunto e indimostrato amore (negato dai diretti interessati) fra il direttore dell’Avvenire Dino Boffo e un assistente di volo ternano.
La storia, senza il nome di lei e di lui, era stata tirata fuori venerdì 28 agosto sulle colonne del Giornale di Vittorio Feltri, che ha citato un’informativa anonima inviata ai vescovi italiani e l’allegato decreto di condanna del tribunale di Terni, per “molestie”, contro Boffo. Il lunedì successivo non deve essere stato facile per quest’ultimo sollevare il telefono, come risulta a Panorama, e chiamare Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni, per confrontarsi sulla delicatissima questione delle molestie telefoniche che ha avuto il suo epicentro a Terni.
La ragazza molestata, 29 anni, bruna e graziosa, corpo tornito dall’atletica (è arrivata nona a una gara podistica), è la rampolla di una delle due famiglie più in vista del mondo cattolico ternano. È lei la giovane che dall’agosto 2001 al gennaio 2002 ricevette le telefonate ingiuriose di un uomo che che faceva pesanti riferimenti alla vita sessuale sua e del fidanzato.
All’epoca la madre della giovane sporge denuncia contro ignoti. La procura tutela l’onorabilità della fanciulla con un controllo dei tabulati telefonici. Ricevendo una sorpresa: l’importunatore chiamava utilizzando un’utenza del quotidiano Avvenire, l’organo ufficiale dei vescovi italiani. In particolare quel telefono risulta “nella disponibilità” di Boffo.
L’imbarazzo è grande. Dopo qualche mese la famiglia (forse per evitare di ingigantire uno scandalo con protagonisti tutti interni alla Chiesa) decide di ritirare la querela, ma per le molestie il pm, come prevede la legge, procede d’ufficio. La valanga è partita in silenzio e nel 2004 Boffo paga l’ammenda da 516 euro, previsti come massima pena pecuniaria per reati del genere, pensando forse di aver seppellito per sempre la vicenda.
Nelle motivazioni della sentenza si legge che Boffo è stato condannato per “le ripetute chiamate sulle utenze telefoniche della ragazza nel corso delle quali ingiuriava anche alludendo ai rapporti sessuali con il suo compagno (condotta di reato per la quale è stata presentata remissione di querela), per petulanza e biasimevoli motivi recava molestia a…”. Il direttore di Avvenire, nei giorni scorsi, ha dato la sua versione dei fatti: avrebbe conciliato per evitare guai a un giovane tossicodipendente, indicato come autore di quelle chiamate usando di nascosto il suo telefono. In città molti gli credono e domandano ai colpevolisti: il direttore del giornale dei vescovi, uno stimato intellettuale, può essere così dissennato da utilizzare il suo cellulare per ricoprire una ventenne di contumelie irriferibili?
Nella scorsa primavera il decreto penale di condanna e l’informativa anonima a esso allegata sono finiti sulle scrivanie di vescovi e direttori di giornale. Il resto della vicenda è noto.
LE TAPPE DELLA VICENDA
Gennaio 2002 Dino Boffo viene denunciato per ingiuria e molestia alle persone.
9 agosto 2004 Il direttore di Avvenire viene condannato al pagamento di un’ammenda di 516 euro, nel frattempo viene ritirata la querela per ingiuria.
19 luglio 2005 Il Tribunale di Terni rifiuta la visione degli atti del procedimento giudiziario al giornalista Mario Adinolfi che ne dà notizia sul suo blog.
24 luglio 2006 Nuova agenzia radicale riferisce nuove voci sulla condanna di Boffo per molestie.
12 gennaio 2008 Panorama pubblica la sentenza del Tribunale di Terni.
28 agosto 2009 Vittorio
Feltri torna sulla vicenda
e cita un’informativa sulla presunta “omosessualità” del direttore di Avvenire.
29 agosto 2009 Boffo viene riconfermato alla direzione del quotidiano e riceve la solidarietà del presidente della Cei Angelo Bagnasco e del segretario di Stato Tarcisio Bertone.
3 settembre 2009 Il direttore di Avvenire, con una lettera di 4 pagine al Presidente della Conferenza Episcopale Angelo Bagnasco rassegna le sue dimissioni. Irrevocabili: “La mia vita”, scrive, “e quella della mia famiglia, le mie redazioni, sono state violentate con una volontà dissacratoria che non immaginavo potesse esistere”. La ricostruzione a 5 mesi di distanza: A 5 mesi di distanza dal caso Boffo sono infatti emersi con chiarezza i ruoli di chi ha voluto la testa del direttore dell’Avvenire. Un articolo di Giuseppe D’Avanzo su La Repubblica chiude il cerchio sull’individuazione dei mandanti di una decapitazione che poco o nulla ha avuto a che fare con un presunto scandalo sessuale. Per capirla bisogna però tornare al momento politico che si viveva allora. Sia in Italia che all’interno delle gerarchie ecclesiali. Agosto 2009, Berlusconi è in grande difficoltà. A fine agosto 2009 Berlusconi è in bilico, pericolosamente fragile. Lo rendevano vulnerabile le sue abitudini. Lo indebolivano i comportamenti privati. Ancor più lo debilitavano le reazioni paralizzate che oscillavano dalla menzogna pubblica a un silenzio impotente, screditandolo sulla scena internazionale e tra il suo elettorato. Lo segnalavano i sondaggi. I consiglieri politici che gli erano accanto comprendevano che, se anche i vescovi italiani gli si sarebbero mossi pubblicamente contro – come lasciava credere l’intervento del segretario della Cei – il capo del governo sarebbe stato fritto, la sua stagione politica sarebbe arrivata a un triste capolinea. L’Avvenire parteggiava per Franceschini. E in quel momento insomma, la Conferenza episcopale italiana e il suo giornale, L’Avvenire, remavano contro il premier. Come diceva l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, in un intervista a Il Giornale del 24 agosto 2009 a proposito della linea tenuta da Boffo, “ha puntato sul Pd di Franceschini, tira la volata all’unico leader post-Dc rimasto. Il direttore del quotidiano della Cei dovrebbe astenersi da questi continui attacchi, dovuti in parte alle sue preferenza politiche”. E la Cei era troppo indipendente dal Vaticano di qui anche l’attuale “guerra” Tarcisio Bertone segretario di Stato e Angelo Bagasco – Presidente della Conferenza episcopale italiana. A questo contesto della politica italiana se ne affiancava un altro: quello dei rapporti di forza all’interno della Chiesa, tra la Curia romana (espressione delle gerarchie vaticane) e la Conferenza episcopale italiana. La Curia – sempre secondo quanto scritto da La Repubblica – voleva regolare i conti con un episcopato reso troppo autonomo dalle politiche di Camillo Ruini e Bagnasco. D’altra parte sul suo giornale in quel periodo Boffo scriveva che “ognuno decide liberamente a chi devolvere l’8 per mille”. Un affronto troppo grave per la Chiesa che fa capo al Papa. “Non ci possono essere piccoli vaticani sparsi nei cinque continenti”.Il Cardinal Bertone e Vian passano al contrattacco. Insomma, secondo la ricostruzione di D’Avanzo, i mandanti della “decapitazione di Dino Boffo” sarebbero stati il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, e il direttore del giornale della Curia, l’Osservatore romano, Gian Maria Vian. E per farlo avrebbero riconfezionano una condanna penale per molestie che il direttore de L’Avvenire, per proteggere un suo assistente, accettò rifiutando il giudizio e l’appello. Il “killer”? Feltri aveva appena sostituito Giordano. Il momento è buono. Berlusconi ha cambiato i vertici de Il Giornale per avere dei killer pronti a sparare sul nemico. Feltri ha appena sostituito Mario Giordano alla direzione del quotidiano della famiglia Berlusconi e dice chiaramente che “il suo fucile è carico”. E così – secondo quanto scritto oggi da Giuseppe D’Avanzo – il direttore del’Osservatore romano, Gina Maria, Vian gli avrebbe fatto avere la cosiddetta “velina” precofenzionata ad arte autenticandola, e rassicurandolo che fosse un’iniziativa del Cardinal Bertone. E, a quanto pare, a delitto avvenuto il segretario di Stato Vaticano avrebbe chiamato Feltri per ringraziarlo per aver reso un servizio alla Chiesa e al Papa. Ma, come scrive La Repubblica, con quella decapitazione Feltri non ha voluto servire la Chiesa, ma il suo datore di lavoro. La Cei: “Solo menzogne contro il Vaticano”. E la Cei? Per il momento smentisce tutto. E’ il Cardinale prefetto della Congregazione dei Vescovi, Giovan Battista Re, a precisare – sempre su La Repubblica – che si tratta “di una squallida manovra ordita da chissà chi per coprire la vera fonte isporatrice di tutta questa discutibile vicenda. Non penso proprio che sia stato uno del Vaticano a fornire quei falsi documenti”.
(Fonti: Franco Pennello-Il salvagente.it; -Panorma)





















