
Era fatale: la giunta Di Girolamo ha stanziato 317mila euro per gli Eventi Valentiniani, con decretazione d’urgenza, forzando le norme di contabilità ed anche aprendo la strada ad un debito fuori bilancio. Al contempo ha deciso di cancellare il ventennale “Circuito dei club”, tradizionalmente gestito dall’Arci, per evitare una spesa di 50.000 euro, dopo i sempre più pesanti tagli degli anni scorsi. A questo punto si è scatenata la rissa. Il presidente regionale dell’Arci Francesco Camuffo ha preso mouse e tastiera, scagliando una lettera aperta di infuocata protesta contro il Comune. Non esitando a mettere in piazza le procedure non proprio ortodosse adottate per finanziare gli Eventi. Esattamente come avrebbe fatto un partito d’opposizione, con tanto di dettagli amministrativi, giuridici e contabili. E, naturalmente, ha scritto un panegirico del “Circuito”, sia sul piano dei contenuti culturali, di cui gli spettatori sono stati privati, sia ricordando il ruolo fondamentale che la conoscenza, la cultura, l’informazione, e le relazioni che intorno si realizzano, svolgono nell’economia odierna. Anche a Terni, soprattutto in termini di posti di lavoro nei locali che sono nati come funghi negli ultimi dieci anni, ma anche come crescita di esperienze di autoimprenditorialità nel campo della musica, dell’organizzazione di spettacoli e via di questo passo. Tutto un mondo abbandonato così alla depressione e a una lotta senza armi contro la crisi.
In effetti, Palazzo Spada ha fatto una scelta tra i due tradizionali poli delle politiche culturali della sinistra. Quello che fa quadrato sulla valorizzazione complessiva di una città, in collaborazione con tutte le sue componenti, e con un occhio di riguardo per il Vescovo e la Diocesi. Il polo che si potrebbe definire “serio” ed “istituzionale”. Sull’altro versante, l’ammiccare alle culture giovanili ed alternative, per recuperare consenso tra generazioni ormai separate dalla politica da una distanza stellare. Il polo “ludico” e “creativo”.
Ovviamente le differenze non sono così nette, e molto ci sarebbe da ridire sulla serietà di spettacoli ed artisti considerati bolsi in tutto il Paese, ma che qui sono fatti passare per stelle di prima grandezza. Come il musical “Anima Rock”, tutto volto al passato, a generi ormai consunti e con una trama che non ha alcun nesso con la vena spirituale della festa di San Valentino, perfettamente inserito, invece, nel ciarpame spettacolare più scadente, in questo caso un horror da cinema di periferia. O come la serata “Progressivamente”, animata dal solito jazzista Roberto Gatto, inamovibile nell’indotto culturale della sinistra, che, pretendendo di riadattarli, ha letteralmente stravolto, tanto da renderli irriconoscibili e inascoltabili, famosi brani del Rock Progressivo inglese, capolavori di gruppi storici e mitici come i Genesis, Yes, King Crimson e Pink Floyd.
Insomma, ha avuto partita vinta la linea “nazional-popolare”, anche se questa nozione è troppo nobile per una manifestazione a questo punto esclusivamente e beceramente commerciale. Mentre i linguaggi giovanili e in generale gli eventi con un’autentica caratura artistica sono stati buttati a mare. Anche questo è la crisi, baby!
Enrico Cardinali
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