In un comunicato la Uil – Funzione Pubblica scrive che “a ben vedere l’adeguamento del valore del buono pasto ha più un valore di principio che economico: per la UIL significa infatti prima di tutto il rispetto del contratto nazionale che pone a carico del datore di lavoro i 2/3 del valore di un pasto. Quindi l’attuale valore riconosciuto dal Comune di Terni e dalla Provincia di 6.5 euro e quello ancora minore dei Comuni di Narni, Orvieto e ASL4 (5.16), e di Amelia (4.16) non solo è irragionevole rispetto a quello di Camera di Commercio (10.5) INAIL (10.79) INPS (10) ma è soprattutto disancorato dal reale costo di un pasto che si aggira ormai intorno ai 12 euro (1/3 rimane a carico del lavoratore). Dunque chiedere l’adeguamento del valore del buono pasto a 8 euro è solo chiedere il contrattualmente dovuto. Nessuna amministrazione contesta la ragionevolezza della nostra richiesta ma finisce poi con il disconoscerla per una presunta indisponibilità finanziaria che risulterebbe dai loro bilanci. Anche questa posizione tuttavia non è fondata, non solo perché si potrebbero evitare spese non necessarie a favore del rispetto del contratto nazionale, ma soprattutto perché l’aumento della spesa appare addirittura insignificante rispetto al bilancio dei rispettivi enti. Prendiamo ad esempio il Comune di Terni e la Provincia di Terni. Per la Provincia, che attualmente prevede un costo di circa 180.000 euro, l’adeguamento a 8 euro comporterebbe una maggiore spesa annua di soli 17.000 euro. Una cifra non certo astronomica per la Provincia anche in considerazione che la stessa ha invece aumentato (su propria proposta) l’indennità di disagio per i propri 3 ( tre ! ) autisti di rappresentanza di 200 euro mensili e del monte dello straordinario ( con motivazioni non convincenti) per una cifra non certo distante da quella richiesta per l’adeguamento del buono pasto alla totalità dei lavoratori (circa 400). Appare non giustificata neanche la chiusura sino ad ora dimostrata dal Comune di Terni con la motivazione della indisponibilità economica. Infatti la Det.Dir. 268/2009 individua annualmente un costo presunto di 290.000 euro per 42.900 buoni necessari per circa 800 dipendenti. L’adeguamento da noi richiesto a 8 euro (come previsto dal Contratto Nazionale) comporterebbe dunque una maggiore spesa annua di circa 60.000 euro. Il diniego finora posto dal Comune per l’indisponibilità economica dunque non convince e invece, a nostro avviso, i fondi sono recuperabili all’interno degli stessi capitoli di spesa del personale. Non ci pare credibile che l’amministrazione Di Girolamo, che sul personale ha mostrato diversi elementi di discontinuità rispetto a quella precedente, giunga a smentire il detto che un piatto di pasta non si nega a nessuno negandolo invece a 800 suoi dipendenti (per un risparmio complessivo di 60.000 euro all’anno ! ). Dunque un problema più di buon senso che economico. La pastasciuttata organizzata dalla UIL FPL per domani, martedì alle 14 a Palazzo Spada ha pertanto il solo intento di richiamare l’attenzione su un problema di principio (rispetto del contratto nazionale) e di buon senso che pare anche di facile soluzione. Un’iniziativa propositiva e “conviviale” a cui invitiamo anche tutti gli amministratori e le altre organizzazioni sindacali”.

