Un summit interlocutorio che non ha dissipato i timori sulla possibile chiusura dello stabilimento. L’ammininistratore delegato ha confermato, al sindaco Di Girolamo, al presidente della Provincia, Polli, e all’assessore regionale Giovannetti, alla presenza del presidente di Assindustria, Umbro Bernardini, i contenuti della lettera dei giorni scorsi in cui lo stesso comunicava formalmente agli enti locali il piano di ristrutturazione in atto nel gruppo, che dopo lo smantellamento di siti in Francia, Germania e Regno Unito, sta verificando come intervenire sugli stabilimenti italiani di Terni, Ferrara e Brindisi.Sottolineata la debolezza del polo ternano, dovuta al trasporto delle materie prime su rotaia, e la forza, riconducibile alla filiera con Meraklon e Treofan (che acquisiscono da Basell il polipropilene). E proprio sull’intera filiera si abbatteremme la dismissione, con almeno cinquecento posti di lavoro a rischio tra diretti ed indiretti. La multinaizonale è oggetto negli Stati Uniti di procedura fallimentare, simile alla nostra amministrazione controllata, e sta quindi valutando come intervenire sui siti italiani.Da qui la richiesta da parte degli enti locali che si apra un confronto nazionale sulla questione. “Abbiamo portato il caso all’attenzione del Governo – afferma il consigliere regionale Alfredo De Sio (Pdl)-. Personalmente mi sto impegnando affinchè Roma intervenga al più presto per non far precipitare la situazione. Situazione che, vista l’importanza che ricopre il sito di produzione chimica del Ternano, non può essere ad oggi sottovalutata minimamente per le gravi ripercussioni che una sua dismissione, paventata nei giorni scorsi da organismi sindacali, avrebbe non solo per l’azienda stessa ma per tutto l’indotto. E’ necessario per questo intraprendere ogni strada, quindi anche quella che porta ai rappresentanti del Governo, per far sì che la multinazionale torni a considerare Terni come un punto di primo piano per la propria produzione”.Anche perché – aggiunge De Sio – in ballo non ci sono soltanto i posti di lavoro dei dipendenti diretti, ma anche potenzialmente quelli dell’indotto, con tutte le ricadute di mercato che si verificherebbero a catena anche sugli altri settori della città e del comprensorio”. (fONTE: La Nazione)

