La tormentata vicenda dell’incendio dell’Ecorecuperi si arricchisce di un altro capitolo, sebbene non del tutto inedito. Le misure cautelari decise dal sostituto procuratore della Repubblica Elisabetta Massini sono infatti la prosecuzione delle indagini avviate subito dopo il rogo e la dispersione di diossine nell’atmosfera, lo scorso 2 luglio.
Alfredo De Sio, consigliere provinciale del Popolo della Libertà, è intervenuto a caldo dichiarando: «Partendo dal presupposto che per dare giudizi sulla vicenda bisognerà attendere l’intero percorso della giustizia, a seguito dei provvedimenti di misura cautelare intrapresi dalla magistratura ternana nei confronti di quattro persone coinvolte a pieno titolo nella gestione dei danni del post incendio a Vascigliano, appare quanto mai evidente che quanto da me affermato nei mesi scorsi era semplice realtà. Non allarmismo quindi – rivendica legittimamente De Sio - come qualche rappresentante locale delle istituzioni si sbrigò a commentare. La volontà della procura di andare avanti nelle indagini in maniera più approfondita sulla questione dei dati riguardanti la presenza di diossina in atmosfera non fa altro che dare sostegno alla mia tesi, e cioè che l’intera vicenda è stata gestita in modo come minimo discutibile e superficiale. Già nei giorni immediatamente successivi al rogo della Ecorecuperi avevo chiesto la possibilità di valutare la richiesta di riconoscimento dello stato di emergenza ambientale, ma proprio in quel caso ero stato accusato di allarmismo immotivato. Successivamente avevo chiesto l’attuazione di un percorso straordinario per la gestione dell’emergenza ambientale, anche a seguito del fatto che le ordinanze firmate dal sindaco di Stroncone, finite in queste ore sotto la lente della magistratura, non convincevano sia nel merito che nei tempi di emissione. Le mie parole adesso assumono un nuovo valore anche agli occhi di chi all’epoca voleva soltanto negare la realtà».
Giorgio Finocchio, presidente del Consiglio comunale di Terni, ricorda come «sebbene la parte di territorio del nostro comune interessata dalla contaminazione sia davvero esigua, abbiamo affrontato questa emergenza ambientale in modo più serio dello stesso comune di Stroncone, con un approfondito esame e due atti di indirizzo che chiedevano, in sostanza, maggiori controlli. E soprattutto – rimarca Finocchio – le ordinanze del sindaco Di Girolamo erano molto più severe di quelle emanate a Stroncone».
Roberto Montagnoli, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio provinciale, ritiene invece che «sia troppo presto per pronunciarsi e si rischia seriamente di entrare in un meccanismo di strumentalizzazione politica». Dopo la conferma del rispetto dell’operato dei magistrati, si espone volentieri in favore di Adriano Rossi, direttore dell’Arpa di Terni, anch’egli colpito dai provvedimenti cautelari, per giunta con la pesante contestazione del reato di falsità ideologica. «Siamo di fronte – afferma Montagnoli – ad un uomo onestissimo e un valente professionista. Lo conosco bene come amico, ma la mia stima è cresciuta proprio durante il lavoro comune intorno a questa vicenda».
E. C.


