LAGHETTO DEI VELENI: INSORGONO LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

4 luglio 2009
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I nostri lettori ricorderanno probabilmente l’articolo di Stefania Maurizi su “L’espresso” del 15 giugno(http://espresso.repubblica.it/multimedia/6374897/1 ), corredato da un ottimo fotoreportage di Mario Spada (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/l-altra-thyssen/2101806 ), che raccontava la difficile coabitazione della nostra città con il “gigante d’acciaio” Thyssen Krupp. Articolo che peraltro suscitò la risposta piccata dello staff dell’ex sindaco Raffaelli, pubblicata sul sito del Comune.

Stefania Maurizi cominciava parlando di «una patina grigia, chiarissima, che si deposita ovunque: la noti accumulata ai margini della strada, ma soprattutto sulla chioma degli alberi, sui tetti delle case, sui cartelli stradali, nei giardini. Ovunque», prodotta dalle acciaierie, e di come sul tavolo del procuratore capo Fausto Cardella si accumulino da due anni «fascicoli di inchiesta sui pericoli ambientali che il gigante d’acciaio avrebbe provocato. Indagini sulle polveri che si disperdono sulle case del quartiere di Prisciano; sui rifiuti liquidi che finiscono nel fiume Nera, un affluente del Tevere che fino alla cittadina umbra appare aulico; sulla gestione della misteriosa discarica di Vocabolo Valle dove sono stati sepolti anche veleni che non dovevano trovarsi lì e dove il percolato sarebbe stato smaltito in impianti della Thyssen privi delle autorizzazioni». Proseguiva raccontando

l’inquietante scoperta, durante i lavori per la Terni-Rieti, di un laghetto di veleni. «È proprio scavando l’imbocco sud della galleria che nello scorso aprile è spuntato ‘il drago’: una piscina colma di liquido verde brillante, quasi fantascientifico, lunga 30 metri, larga 15 e profonda più di tre. Millequattrocento metri cubi di veleno, come hanno dimostrato le analisi: acque dense di cromo esavalente, agente cancerogeno ad altissima pericolosità».

L’ Arpa ha accertato che la   concentrazione arriva anche a 500 microgrammi al litro, mentre il limite massimo tollerato per le acque di falda è di soli 5 microgrammi: cento volte più alta del tetto imposto dalla legge. E’ legittimo chiedersi dove finisca «quel fiotto verde». E se riesca ad inquinare 

le falde che alimentano il sistema degli acquedotti.

I giorni scorsi sono duramente intervenuti sulla vicenda Adriano Vinciarelli, presidente del Cai di Terni,  Gianni Ricciutelli, presidente WWF Terni, Massimo Borghesi del WWF Umbria, Maria Cristina Garofalo, responsabile di Umbria Mountain Wilderness, Elisabetta De Persio, del  Comitato Umbro Acqua Pubblica, Michel Drouin di ATTAC Perugia – Forum Umbro dei Beni Comuni, con questa lettera aperta, rivolta a tutte le istituzioni locali, al Direttore dell’Arpa Regionale, al Comandante del Corpo Forestale di Terni, al Comandante del Nucleo Tutela Ecologica di Roma, e per conoscenza al Procuratore Capo di Terni Fausto Cardella e naturalmente alla stampa locale, che si è guardata bene dal pubblicarla.

Lo facciamo noi:

«Le scriventi Associazioni ambientaliste, portatrici di interessi diffusi, essendo venute a conoscenza -dall’articolo del settimanale L’Espresso del 15 maggio 2009- della presenza “di un laghetto sotterraneo denso di cromo esavalente, agente cancerogeno pericolosissimo in concentrazioni cento volte superiori al limite” nel corso dei lavori di scavo per la realizzazione della superstrada di cui in oggetto, preoccupate ed allarmate da quanto affermato e documentato nell’articolo chiedono alle Istituzioni ed agli Enti in indirizzo, per quanto di loro competenza, chiarimenti in merito a detta problematica.

Stupisce che un rinvenimento di tale entità avvenga in modo pressoché ‘casuale’ e che, stante le dimensioni dello stesso ed il suo posizionamento, denunci e denoti nei fatti una preesistente ed antica situazione di degrado ed incuria ambientale, dalle pesanti ricadute sulla salute pubblica. Stupisce anche che i rilievi e gli studi fatti preliminarmente all’avvio dell’opera non abbiano in alcun modo ipotizzato o rilevato tali possibili criticità.

Oltre l’articolo citato, come ulteriore preoccupante aggravante, ci risulta anche che, nonostante gli inviti alla cautela negli scavi da parte della polizia provinciale di Terni, essi siano comunque proseguiti provocando il deflusso degli agenti inquinanti nel torrente Tiscino, diretto affluente del Serra e quindi del Nera.

Riteniamo che la popolazione debba essere sempre resa consapevole di situazioni fortemente critiche che concernono la propria salute con un’informazione diretta e corretta, che eviti inutili allarmismi, e che tale compito spetti prioritariamente alle Istituzioni ed Enti territoriali competenti, e non lasciata alla (per fortuna!!!) buona volontà di un settimanale nazionale. Inoltre paradossalmente stupisce, in un’epoca di comunicazione globale, l’assordante silenzio della stampa e delle tv locali.

I cittadini ternani pagano già un prezzo molto alto con tristi primati e non ambiti posizionamenti nelle statistiche nazionali sulla salute, come riporta “… la denuncia dell’ex presidente umbro del WWF Sauro Presenzini davanti alla Commissione parlamentare dei rifiuti, si registrava un quinto di tumori e leucemie in più della media nazionale, dovuta proprio all’altissima concentrazione di industrie inquinanti”.

Constatiamo altresi’ con amarezza che in nome dell’occupazione non viene salvaguardata il diritto alla salute pubblica.

Rendendoci disponibili ad un incontro a breve termine, vista la gravità della situazione così come rappresentata nell’articolo di cui sopra, restiamo in attesa di sollecito riscontro a questa nostra, prima di attivarci nello specifico della nostra funzione sociale».

 

Le associazioni ternane hanno anche raccolto l’adesione di numerose associazioni, comitati e forum disseminati in tutto il territorio nazionale. Inoltre annunciano una denuncia  alla Commissione della Comunità europea per gli inadempimenti del diritto comunitario e stanno distribuendo gli appositi moduli tra la popolazione.

 

ENRICO CARDINALI

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