di Simona Tenentini –
Se i lavoratori della Merloni piangono,tutti gli altri operai delle numerose industrie umbre non ridono di certo. Più della metà delle aziende ha dovuto scegliere la via della cassa integrazione, facendo rimanere a casa dai 20 ai 40 lavoratori. E l’elenco delle imprese che rischiano di essere divorate dalla crisi si allunga ogni giorno. La Trafomec di Panicale, che dà lavoro a 250 persone più l’indotto, ha registrato improvvisamente un crollo del fatturato di oltre il 50%, dovuto, secondo i vertici aziendali “Alla gravissima crisi finanziaria, alle conseguenti negative ricadute di economia reale e di consumi, che hanno determinato una improvvisa e imprevista sensibile contrazione delle propria attività â€. Anche i 200 posti alla centrale Enel di Bastardo-Gualdo Cattaneo sono a rischio. Qui il problema è dovuto alle emissioni inquinanti, che devono rispettare nuovi e più stretti parametri sul monossido di zolfo, l’ossido di azoto e le polveri. Se la centrale non dovesse adeguarsi sotto questo importante aspetto, decisivo per la salute degli abitanti e dell’ambiente circostante, allora si va dritti dritti verso la chiusura. E per quanto riguarda il polo chimico ternano? Anche questo un settore in caduta libera. Prima la multinazionale norvegese Yara che dà forfait alla Terni industrie chimiche di Nera Montoro, poi la multinazionale olandese e statunitense Lyondell-Basell – sotto procedura fallimentare negli Usa – che potrebbe chiudere o passare la mano. Le sorti dell’azienda saranno decise a Roma il prossimo 24 febbraio, dove si incontreranno i sindacati e la rappresentanza aziendale. Posti di lavoro a rischio? Circa 500. Stesso discorso per la Emicom di Terni e Massa Martana, messa in liquidazione. 160 lavoratori. Una situazione insomma che sta degenerando di giorno in giorno, nella più completa indifferenza di istituzioni e politici, in
questo momento troppo impegnati nella spartizione dei seggi in vista della prossima tornata elettorale.

