I vertici di Arpa Umbria hanno inteso far chiarezza, nella conferenza stampa del 22 febbraio, circa l’operato del servizio territoriale nella vicenda dell’incendio dell’Ecorecuperi di Vascigliano. “Siamo stati, prima accusati di falsificare i dati, poi di averli sbagliati.” Il direttore generale di Arpa Umbria, Svedo Piccioni, ha ribadito la formazione e professionalità della struttura Arpa, che “per sua natura si pone in posizione di terzietà a tutela dei cittadini e nel rispetto delle istituzioni”, confermata dalla certificazione europea conseguita dall’attrezzatura e dai propri laboratori, nonché dalla partecipazione con ottimi risultati al Progetto emergenza diossina in Campania. Secondo la ricostruzione di Arpa già il 3 luglio al campionamento sui principali inquinanti gassosi sviluppatisi con l’incendio si riscontrano valori di benzene molto superiori ai limiti previsti e concentrazioni di diossine e furani superiori ai valori raccomandati. Il 6 luglio Arpa comunica al prefetto la presenza di diossina. Il 7 luglio viene concordato con l’Asl le zone per i campionamenti che Arpa avrebbe fatto sul terreno, viene suggerito di effettuarlo a 15 cm, visto che aveva piovuto e c’era il pericolo d’infiltrazione nel terreno. L’Asl avrebbe campionato i vegetali. Arpa ha operato le analisi sulle verdure a foglia larga e sui pomodori solo per cercare di avere un quadro più approfondito sull’inquinamento ambientale, secondo il principio di precauzione. La ricerca di diossina sui vegetali e sui prodotti per l’alimentazione animale non è tra le competenze dell’Arpa. L’Arpa è stata supportata dall’Isrim solo per la preparazione dei campioni per l’urgenza di far presto, comunque i risultati sui vegetali sono risultati uguali a quelli forniti dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo per conto dell’Asl. La scelta del raggio d’azione sul quale ha operato Arpa, prima 1500 metri poi su richiesta dell’Asl portati a 3000 metri proviene dalle indicazioni di un modello matematico di ricaduta degli inquinanti, che voleva stabilire solo l’impatto dell’incendio di Vascigliano. Le perimetrazioni effettuate da Arpa si sono basate sui punti di prelievo stabiliti dal modello scientifico. Le carte con le perimetrazioni sono state fornite a Comune, prefettura e Asl e le decisioni sul come utilizzarle sono state prese autonomamente dal sindaco anche in difformità con le indicazioni dell’Agenzia. Inoltre a novembre la procura ha commissionato ad un tecnico di fiducia il campionamento dei rifiuti per poi procedere allo smaltimento. Si giungeva alla conclusione che i rifiuti non erano pericolosi e potevano essere conferiti nella discarica Colognola presso Gubbio. Secondo Arpa, in base ad un parere più restrittivo ma sulla base degli stessi risultati, ci si trovava in presenza di rifiuti pericolosi che andavano smaltiti con modalità apposite e ne veniva data comunicazione immediata: alla Prefettura, al Sindaco, alla Procura ecc. Si potrebbero ipotizzare secondo Arpa: pericolo per la salute, danno ambientale nel sito e illecito arricchimento del soggetto che avrebbe dovuto fare lo smaltimento facendolo ad ¼ del costo. Inoltre rileva il direttore dell’Arpa Umbria “il 15 febbraio si è svolta la visita presso l’impianto dell’Ecorecuperi di Vascigliano da parte del rappresentante nazionale dell’ISPRA per conto del Ministero dell’Ambiente, il quale ha notato che l’impianto non è stato ancora messo in sicurezza, e solo Arpa ha segnalato la possibilità di danno ambientale. In seguito a tale segnalazione la regione e gli Enti locali interessati hanno inviato al Ministero dell’Ambiente, tramite la Prefettura di Terni la richiesta di danno ambientale.
Sabrina Viali


