Il 5 Marzo si volgerà a Terni una manifestazione nazionale per la vicenda Basell. Sfileanno i corteo tutti i lavratori del Gruppo che in Italia ha siti a Ferrara e Brindisi. E’ una delle iniziative intraprese nle corso di un vertice che si è svolto presso la Provincia di Terni, con i rappresentanti delle Istituzioni locali e regionali, i sindacati e le maestranze che sono in assemblea permanene nella mensa della fabbrica che chiuderà i battenti entro l’anno.
“Chiederò la convocazione di un consiglio comunale straordinario da convocare la prossima settimana dove discutere urgentemente di questa vertenza e delle altre che prepotentemente stanno investendo il nostro territorio”. Sugli ultimi sviluppi della situazione di Basell, interviene con una propria nota il vice-presidente del consiglio comunale David Tallarico (Città Aperta). “Come purtroppo pensavamo – scrive Tallarico – la convocazione a Roma di ieri al tavolo della Confindustria nazionale ha segnato per Terni l’inizio della Fine del comparto della Chimica. Infatti in quella sede l’amministratore delegato della Basell Italia Massimo Covezzi con fredda indifferenza ha comunicato ai sindacati di categoria che entro il 2010 l’azienda chiuderà i battenti a Terni”.
“Comunicazione categorica senza possibilità di ritorno: per l’azienda questa decisione è necessaria ed inevitabile per la sopravvivenza della multinazionale in Europa e per evitare il fallimento, visto l’avvio della procedura Americana Chapter 11. Per noi questa è una decisione inaccettabile, incomprensibile e priva di ogni fondamento tecnico economico. Infatti il sito ternano della Basell, nel corso di questi ultimi dieci anni, è stato ed è il fiore all’occhiello della multinazionale americana sia in termini di produttività con risultati in termini di ricavi e di qualità del prodotto lo ha portato sempre ai primi due posti della graduatoria aziendale nel mondo. Altro segnale significativo, che rende ancor più incomprensibile questa decisione, lo si avverte sul versante della sicurezza di questo sito: zero incidenti sul lavoro nel corso di questi dieci anni”.
“A cosa sono serviti – continua Tallarico – i sacrifici del personale della Basell ternana di questi ultimi tre anni? Quindici operai che hanno accettato la mobilità su 130 per ridurre i costi, trasferte e viaggi annullati, risparmi di gestione di ogni genere col risultato che premia tali scelte con la chiusura”.
“Terni non deve accettare l’ennesimo sgarbo che queste multinazionali stanno facendo senza colpo ferire al nostro territorio”.
“Il Governo deve fare la sua parte insieme alle Istituzioni Umbre, aprire subito a Roma il tavolo della Crisi al Ministero del Welfare , mobilitare tutta la città, le forze sociali, la cittadinanza tutta in piazza. Tutta l’Umbria deve manifestare per difendere il sistema della chimica a Terni che con la chiusura della Basell metterebbe in ginocchio la nostra città. Come per la vertenza AST Thyssen Krupp l’Umbria dovrà difendere il sito ternano della Basell ed i suoi posti di lavoro, senza se e senza ma, e senza perdere neanche un secondo di tempo”.
La convocazione urgente di un tavolo nazionale che veda la presenza di tutti i soggetti interessati e’ stata chiesta da Regione Umbria, Comune e Provincia di Terni che ”respingono con fermezza” la volonta’ della Lyondell Basell di chiudere il sito di Terni entro il 2010. L’annuncio della chiusura entro l’anno e’ stato comunicato oggi alle organizzazioni sindacali nazionali e territoriali durante l’incontro a Roma che si e’ svolto nella sede di Confindustria. Per le istituzioni umbre, la scelta della Lyondell Basell e’ ”inaccettabile, grave e rischia di colpire un territorio, quello ternano, gia’ duramente colpito dalla crisi e un sito come quello chimico che occupa circa 1000 lavoratori tra diretti e indiretti”. Secondo Regione Umbria, Provincia e Comune di Terni ”ci si trova di nuovo di fronte ad una scelta unilaterale della multinazionale che non tiene minimamente conto del contesto in cui opera e delle gravi ricadute sui livelli occupazionali”. ”Una scelta – proseguono i rappresentanti delle tre istituzioni – che colpisce gli insediamenti chimici dell’Italia ridimensionandone capacita’ produttiva ed occupazione. L’annunciata chiusura del sito ternano riguarda l’intero Paese e deve vedere una risposta ferma di tutti gli stabilimenti italiani, cosi’ come giustamente deciso dalle organizzazioni sindacali unitariamente”.
Giancarlo Padula
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Lo stabilimento Lyondell Basell di Terni sarà dismesso. Per quelli di Brindisi e di Ferrara presto partiranno nuovi finanziamenti. La notizia è giunta ieri nel corso dell’incontro che il coordinamento nazionale ha avuto a Roma con l’azienda. «Per la realtà brindisina – spiega Emiliano Giannoccaro, segretario Femca Cisl, presente a roma con i colleghi della Uilcem e Filcem – è una notizia significativa perché lascia intravedere margini di ripresa e soprattutto la possibilità che vengano cacciate le nubi che abbiamo iniziato a vedere all’orizzonte».
La comunicazione della chiusura dello stabilimento di Terni da parte dall’amministratore delegato della Basell, forse anche strategicamente, è stata anticipata dalla comunicazione dei nuovi investimenti. «Ma questa situazione non ha creato alcuna spaccatura sindacale – precisa Giannoccaro – anzi, noi di Brindisi abbiamo espresso e ribadito la nostra solidarietà ai dipendenti Basell di Terni e abbiamo annunciato l’intenzione di accompagnarli in ogni forma di lotta che vorranno adottare per tentare di arginare gli effetti della chiusura (che lascerebbe per la strada circa 500 dipendenti ndr). Per questo abbiamo dato la nostra adesione all’iniziativa del prossimo 5 marzo. Si tratta di uno sciopero nazionale con annessa manifestazione a Terni. Lì si recherà anche una nostra delegazione». In realtà il destino dello stabilimento Ternano non appare ancora segnato al 100%.Nella stessa giornata di ieri i sindacati hanno chiesto al ministero per lo Sviluppo Economico la convocazione dle Tavolo nazionale della Chimica. Da quella sede usciranno risposte e atteggiamenti più netti rispetto alla decisione della multinazionale americana che da tempo aveva deciso di ridurre l’attività in un sito operativo in Italia».
L’impianto di Brindisi però, va sottolineato, non è salvo definitivamente. Così come non possono considerarsi definitivamente al sicuro i 140 dipendenti.
(Fonte:Senza Colonne.it)



Decisione inaccettabile e rabbia siamo in piena emergenza!
La notizia, secondo la quale la Basell intenderebbe chiudere il sito di Terni entro l’anno, ha gettato sconforto e preoccupazione fra i 130 dipendenti e le loro famiglie. Il momento, estremamente delicato per la chimica ternana e per le ripercussioni occupazionali che potrebbero interessare altre società multinazionali affini, ha attivato la solidarietà del Gruppo consiliare RC-CI, decisa a condividere ed accompagnare ogni forma di protesta verrà messa in campo per la difesa del diritto al lavoro.
La decisione della multinazionale è ancora più amara se si pensa che lo stabilimento di Terni è stato attivo per produttività, ricavi e qualità del prodotto, ponendolo sempre ai primi posti della graduatoria aziendale nel mondo. Il Gruppo consiliare RC-CI dichiara la sua disponibilità a porsi a fianco dei lavoratori e di partecipare ad ogni forma di lotta per sostenere le ragioni e l’economia delle famiglie ternane interessate dall’eventuale provvedimento. Oggi c’è bisogno di stringersi intorno ad un’azienda che rappresenta la storia della chimica della nostra città.
E’ inutile nasconderlo, siamo in piena emergenza e ognuno in base alle proprie responsabilità faccia la propria parte. Parte.
Terni, 25 febbraio 2010
Il Gruppo di Rifondazione/Comunisti Italiani
A terra restano 130 famiglie…
L’idea che una fabbrica chiuda perché incapace di fare utili è una realtà triste, ma accettabile in una logica di economia di mercato. Smettere di produrre in presenza di bilanci attivi, è inconcepibile e offensivo.
Stiamo parlando, com’è evidente, della Basell, la cui proprietà può avere anche il diritto di auto castrarsi e rinunciare a ricchi utili, ma altrettanto legittima è la rabbia degli operai che hanno dato il loro contributo di professionalità per renderla competitiva. La decisione presa dalla Basell di chiudere i battenti pone interrogativi nuovi, mai affrontati in precedenza, sia di natura politica che sindacale.
Salta innanzitutto un binomio ritenuto inscindibile fra l’impegno delle maestranze e la redditività aziendale.
Ciò significa che qualcosa di sbagliato nei rapporti fra multinazionali e territorio c’è e che bisogna correre ai ripari per evitare che un’incongruenza macroscopica, come quella che coinvolge 130 dipendenti da una parte e la proprietà della Basell dall’altra, possa in futuro ripetersi.
Il polo chimico di Terni rappresenta una sicurezza per gli investitori del settore, grazie all’alto livello di specializzazione di tecnici e operai e alla maturità della classe operaia, consapevole dei doveri che la riguardano, prima dei diritti.
Dover prendere atto che tali attenzioni non servano, impone analisi che si rivolgano alla politica, al sindacato, alle capacità relazionali fra enti locali e multinazionali.
Queste non possono godere di benefici incondizionati, né, tantomeno, della libertà di decidere di abbandonare attività e territorio con la facilità di un commerciante ambulante, che se ne va dopo aver incassato i suoi utili. A terra restano 130 famiglie, private di fonte di reddito, incolpevoli ma punite per aver fatto guadagnare milioni alla Basell in ogni anno della sua presenza nella città.
Il Gruppo consiliare RC e CI del Comune di Terni non si limiterà a esprimere una solidarietà di circostanza, ma pur restando a fianco dei lavoratori in occasione delle forme di protesta che verranno adottate per sensibilizzare l’Azienda, si attiverà per promuovere incontri con le forze sociali, con gli enti locali e con la regione e il governo nazionale con l’obiettivo di adottare misure utili a evitare che si possano ripetere simili soprusi nel futuro.
Il capogruppo RC/CI
Giocondo Talamonti