Secondo indiscrezioni trapelate da fonti accreditate ci sarebbero imminenti ulteriori sviluppi nelle indagini sull’incendio all’Ecorecuperi di Stroncone. Nei prossimi giorni nuovi provvedimenti giudiziari, da parte dei magistrati inquirenti, potrebbero essere emessi nei confronti di soggetti che opererebbero all’interno di Istituzioni locali e regionali. Già nei giorni scorsi, il sostituto Procuratore Elisabetta Massini, aveva chiesto ed ottenuto, dal Giudice per le indagini preliminari Maurizio Santolci, misure cautelari per il direttore dell’Arpa Adriano Rossi, per il Sindaco di Stroncone Nicola Beranzoli, per Terenzio Malvetani proprietario di un agriturismo a Stroncone e Massimiliano Scerna titolare della Ecorecuperi. I quattro indagati sono stati accusati di aver agito, in vario modo, per minimizzare l’inquinamento da diossina seguito all’incendio che nel luglio scorso ha interessato la Ecorecuperi di Vascigliano di Stroncone. In particolare a Beranzoli, Malvetani e Rossi sono stati contestati i reati di commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate, mentre Scerna è stato indagato per incendio colposo aggravato da violazioni ambientali. Intanto, anche Guglielmo Spernanzoni, direttore del Dipartimento per l’Igene e la Prevenzione dell’ASL 4, è stato interrogato, dal sostituto procuratore Elisabetta Massini e dal capo delle fiamme gialle Michele Merulli, come persona informata sui fatti. Un interrogatorio, coperto dal più stretto riserbo, durato quasi sette ore, che vuole far luce sulla correttezza dei controlli anti-diossine. Proprio ieri nuove ordinanze hanno allargato l’area a rischio diossina fino a 6 chilometri dal luogo del rogo. Dalle analisi svolte in gran segreto negli ultimi cinque giorni, sembrerebbe che l’area contaminata sia ben più vasta rispetto ai provvedimenti cautelativi in vigore. E così l’area a rischi diossina si allarga. Oltre a Vascigliano di Stroncone sarebbero state rilevate tracce di diossina a Collescipoli, Poscargano, Narni fino ad interessare la zona di Configni, nel reatino. Ma come è possibile che la diossina sprigionata in seguito al rogo della Ecorecuperi colpisca zona così distanti tra loro? Se si considera che Terni è una città dove insistono grandi agglomerati industriali, dalle cui lavorazione potrebbero scaturire sostanze nocive, tra cui la diossina, forse sarebbe opportuno iniziare a monitorare anche altre aree di Terni, in particolare quelle a ridosso degli stabilimenti siderurgici e chimici, al fine di avere informazioni chiare e precise per tutelare la salute dei cittadini.
F. C.

