Gli effetti disastrosi provocati dall’incendio, che lo scorso 2 luglio, distrusse il deposito della Ecorecuperi, continuano a destare forte preoccupazione.
Nei giorni scorsi, il sostituto procuratore Elisabetta Massini, aveva chiesto ed ottenuto dal giudice per le indagine preliminari, misure cautelari per il direttore dell’Arpa Adriano Rossi, per il sindaco di Stroncone Nicola Beranzoli, per Terenzio Malvetani, proprietario di un agriturismo a Stroncone e Massimiliano Scerna proprietario della Ecorecuperi. L’accusa, per i quattro, è di aver tentato di minimizzare l’inquinamento da diossina seguito all’incendio del deposito.
Dino Grimani, esponente della Lega Nord di Stroncone e proprietario di una piccola fabbrica meccanica, situata nella zona di Vascigliano, ci ha confermato che il Comune di Stroncone, nella persona di Nicola Beranzoli avrebbe tentato “di coprire e minimizzare, sin da subito, per tranquillizzare la gente, la situazione con alcuni comunicati stampa diretti alla cittadinanza. Il giorno dell’incendio l’Arpa avrebbe immediatamente rilevato che i valori della diossina e di altre sostanze inquinanti erano molto al di sopra della soglia di allerta. Nonostante ciò il 3 luglio il comune attraverso un comunicato stampa avrebbe fatto sapere alla popolazione che tutto era nella norma, stravolgendo completamente le comunicazioni dell’Arpa”.
Inoltre, in base alla documentazione fornitaci dallo stesso Dino Grimani apparrebe chiaro come alcune ordinanze del Sindaco di Stroncone, oltre a minimizzare l’inquinamento, abbiano più volte ristretto ed allargato l’area soggetta a rischio diossina. “Inizialmente l’area a rischio era di 3000 mt.”, afferma Grimani, “circa 20 giorni dopo il raggio veniva ridotto, con la particolarità che la circonferenza interessata veniva ristretta non uniformemente, ma in maniera frastagliata, a zig zag come se la da diossina passasse solo attraverso alcuni terreni, lasciando immuni altri, anche confinanti”. Il tutto, ci spiega Dino Grimani, “sarebbe avvenuto in concomitanza con alcune esigenze particolari ed individuale di alcuni confinanti, che proprio in quei giorni dovevano intervenire alla raccolta del grano. Infatti il 14 Agosto, dopo che gli interessi di “alcuni privati” erano stati soddisfatti, su pressione dell’Arpa e dell’Asl, l’area a rischio diossina si sarebbe riallargata di nuovo a 3000mt, tornando ad interessare gli stessi territori che una settimana prima erano stati considerati dall’amministrazione comunale di Stroncone fuori pericolo inquinamento”. Per Dino Grimani, ora i principali problemi rimangono due: il primo riguarda le modalità di messa in sicurezza del sito e le modalità di smaltimento dei rifiuti, il secondo il futuro del sindaco e della giunta comunale di Stroncone.
F. C.


