L’ “Agrobioforest” era nata nel 2004 e avrebbe dovuto dare vita ad un’attività volta a valorizzare il patrimonio boschivo del comprensorio, inserendolo nel business dell’energia alternativa delle biomasse. A cominciare le danze era stata la Comunità Montana di Terni, guidata allora da Enrico Cesani, che è stato anche sindaco di Arrone. Non bastandogli il suo feudo, propose ai Comuni della zona e ad alcuni privati di entrare nel business. Fu varato il progetto di costituire un Centro sperimentale per le biomasse a partecipazione pubblico-privata, il cui presidente era (che sorpresa!) lui stesso, mentre la Comunità montana il soggetto di maggioranza, con un quota pari al 38,56%.
E fu appunto la Comunità montana che si impegnò a trovare la localizzazione dell’impianto, che doveva sorgere nell’ex vivaio di Castel di Lago di Arrone, sempre di proprietà della Comunità. Un consorzio con 10 soggetti pubblici, tra cui i comuni di Arrone, Polino, Ferentillo e Stroncone e 12 privati, tra cui la cooperativa Cosp tecno service, cioè la cooperativa arraffatutto del ternano, all’ombra degli ultimi raggi del sol dell’avvenire. L’idea era quella di creare uno spazio dove far crescere delle piante da usare per produrre energia pulita nella centrale a biomasse.
La vicenda giudiziaria è iniziata nell’agosto del 2007, quando i capannoni usati come magazzini e come segherie vennero sequestrati dalla magistratura dopo la denuncia presentata dal corpo forestale, con cui si segnalava la realizzazione di strutture considerate abusive (cavolo, un minimo di attenzione ai dettagli!) all’interno dell’ex vivaio di Arrone, gestito dalla Comunità montana di Terni.
Già nel 2003 la Comunità montana aveva effettuato una serie di investimenti per la realizzazione di un centro servizi in tale settore. Il centro servizi fu realizzato in località Castel di Lago del comune di Arrone, area di proprietà della Regione, data prima in concessione gratuita, poi per un canone annuo di 20mila euro. La zona è poi risultata sottoposta a vincolo ambientale in quanto zona sottoposta a protezione speciale. Ah, questi che si richiamano ad ecologia e libertà!
Per la realizzazione del centro servizi tra il 2003 e il 2005 la Comunità Montana ha investito oltre 500 mila euro per progettazione ed esecuzione (beni conferiti poi alla Agrobioforest). Nel frattempo nel novembre 2004 viene costituita la Agrobioforest, con lo scopo di valorizzare e gestire tale centro. Complessivamente per l’attività di tale consorzio la comunità montana tra il 2004 e il 2007 ha investito oltre 320mila euro, che si vanno ad aggiungere ai 500 mila già spesi… Già nel 2005 il consorzio ha evidenziato delle perdite; il progetto non decollò e, inoltre, nel 2007 l’area in cui sorse il centro venne sequestrata dalla Forestale in quanto realizzato privo di alcune autorizzazioni.
Per cui l’attività del consorzio, già deficitaria, si bloccò generando perdite e debiti per circa 1.600.000 euro. Nel 2007 è uscito di scena Cesani ed è stata avviata una attività di risanamento con ripianamento da parte di soci pubblici e taluni privati.
La Guardia di Finanza ha ipotizzato danno erariale nei confronti del presidente della Comunità Montana, derivante dagli investimenti effettuati dalla Comunità stessa per la realizzazione del centro servizi (500mila euro), dagli investimenti effettuati nel consorzio Agrobioforest (320mila circa), nonché circa 15 mila euro per le sanzioni e l’indennità risarcitoria versata a seguito del sequestro dell’area.
Francamente, viene il capogiro a forza di nominare la Comunità montana. Ma non c’è scampo: è la classica situazione in cui sempre gli stessi “se la cantano e se la suonano”.
Sull’ennesima commedia interpretata da questi pagliacci si abbattono le scudisciate di Enrico Melasecche, che, oltre al merito di un’attenzione infaticabile, può vantare una memoria d’acciaio. In una nota ricorda come«non furono in molti a suo tempo a denunciare le malefatte di un sistema politico che faceva e fa ancora acqua dappertutto. Non furono sufficienti le dichiarazioni sulla stampa di consiglieri, associazioni e cittadini. La ex Comunità Montana di Terni proseguì nella manipolazioni di danaro pubblico, senza che nella maggioranza un solo dubbio potesse far recedere l’allora Presidente e la sua variegata squadra dall’intento di giocare a fare gli imprenditori, con i soldi dei cittadini. Ricordiamo a noi stessi – maramaldeggia il mastino dell’UdC – che tale era l’amore per la cosa pubblica che i responsabili di quel disastro si erano concessi un doppio gettone: come responsabili della Comunità Montana e come responsabili del Consorzio. I controllori avevano nominato i controllati, cioè se stessi. D’altronde i risultati erano così brillanti che un doppio compenso era proprio ciò che meritavano. Oltre ovviamente a qualche viaggio a Cuba per aprire evidentemente collaborazioni proficue con le bellezze locali». Bravi compagni, aggiungiamo come Terni Magazine, andate a raccontare i particolari alla festa dell’8 marzo!
Sono tempi questi – conclude l’ottimo custode dell’interesse comune – in cui la giustizia ha bisogno di riforme serie, ma continuiamo comunque a credere, da ottimisti impenitenti, che almeno la Corte dei Conti (fino a quando non verrà sterilizzata) riesca a far luce su quella intricatissima vicenda, andando a difendere i tanti cittadini per bene che meritano amministratori di buon senso».


