Dall’Italia, caos liste/ ARRIVA DAL GOVERNO UN DECRETO INTERPRETATIVO PER IL TAR, SI’ DI NAPOLITANO

5 marzo 2010
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Il governo accelera sul piano alternativo per superare l’impasse legata al caos liste E VARA UN DECRETO INTERPRETATIVO, NON MIDIFICA DELLA LEGGE CHE NON CAMBIA NESSUNA REGOLA E CHE VIENE APPRO9VATO DAL PRESIDDNTE DELLA REPUBBKLICA GIORGIO NNAPOLITIANO, MASSIMA GARANZIA DELLE ISTITUZIONI DEMOCRATICHE DEL PAESE, ORA IL TAR HA MAGGIOI STRUMENTI PER DECIDERE. I contenuti li ha ben sintetizzati il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. «Non c’è nessuna norma che indichi dove fisicamente si debba entrare quando scadono i termini della consegna delle liste – ha spiegato il coordinatore del Pdl –. Bene un decreto interpretativo potrebbe specificare che, entro quell’ora, basta trovarsi all’interno del palazzo ed è provato che a Roma, i presentatori della lista Pdl, erano dentro».
Ecco quindi la possibile via d’uscita. Che l’opposizione ha subito bollato. «Loro governano per cui si facciano carico dei problemi del paese – ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani – altrimenti si riposino e vadano a casa». Il leader dei democratici la mette giù dura. «C’è una parola in questo paese che deve essere affermata e ripristinata: si chiama regole. Le regole sono un presidio della democrazia e il centro-destra non si azzardi a parlare di complotto». Bersani ha mal digerito la lotta fratricida tra i feudatari dell’impero stalinano di Maria Rita Lorenzetti in Umbria, sedato dopo duelliu acderrimi con la candidatura della Marini, e non gli sarebbe parso vero, mandare l’alfiera radicale (ma come si mettono i cattolici del Pd??), Emma Bonino, alla guida della Regione Lazio, senza neanche competizione elettorale. Beh’, dii nostalgici del golpe della Baia dei Porci del sanguinario Fidel, ci si può aspettare di tutto. Ancora sognano le invasioni ndei carri armati nelle ex repubbkliche socialiste sovietiche, durante le bettolate con i compagni di rifondaziuone e comunisti italiani, ma gli italiani, nel frattempo hanno ribadito la loro fedeltà alla democrazia e alle radici cristiane del nostro Paese e dell’Europa. Ora si potrà, siu spera, competere, con pari diritti. Vinca la migliore, secondo gli elettori. Insomma la conferma di una chiusura netta a qualsiasi tipo di accordo come Bersani aveva già fatto intendere ieri.
L’esecutivo, però, tira dritto. La conferma arriva dal ministro Calderoli: «Il cdm si fa. Si va verso un decreto interpretativo». La quadra trovata dal governo è dunque questa: un decreto-sanatoria per salvare la doppia partita elettorale. Così, a Roma, si farebbe rientrare il Pdl nella competizione sfruttando l’unica certezza emersa nelle svariate ricostruzioni sulla consegna della lista provinciale del Pdl: cioè che i due delegati erano entrati dentro il tribunale prima delle 12 salvo poi non riuscire a depositare in tempo il faldone con firme e candidati.
Sull’altro fronte, quello lombardo, il provvedimento-sanatoria agirebbe invece allentando le maglie dell’iter di verifica delle firme. Facendo così cadere le contestazioni su irregolarità legate a timbri e autentiche mosse dai giudici alle firme di sostegno del listino Formigoni. In altri termini, il decreto renderebbe meno rigida l’interpretazione delle procedure, consentendo al governatore di rientrare nella corsa.
È questa dunque la nuova strada imboccata dall’esecutivo. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, avrebbe già anticipato al capo dello stato i contenuti del provvedimento incontrandolo stamane durante la cerimonia di celebrazione del servizio civile. I ministri riuniti dal premier a palazzo Grazioli hanno limato il provvedimento che sarà esaminato dal Consiglio dei ministri convocato in un primo momento alle 18 e spostato alle 19.30 dopo il vertice di maggioranza. Durante la riunione si sarebbe deciso di accantonare il decreto di proroga dei termini, su cui c’era stata una frenata da parte del Quirinale, e di tentare la strada del decreto interpretativo su cui il Colle sarebbe più aperto a valutazioni.
Resta ovviamente il problema non secondario dello strumento. Il premier punta dritto a un decreto, ma il capo dello stato, già nell’incontro di ieri sera, gli ha fatto chiaramente capire che preferirebbe una legge di iniziativa parlamentare da approvare in tempi rapidissimi. Ponendo invece sul decreto un paletto imprescindibile: la necessità di una intesa preventiva con il centro-sinistra per evitare che il decreto appaia come un intervento a gamba tesa della maggioranza in piena campagna elettorale.
Certo il presidente Napolitano ha anche invitato Berlusconi ad attendere il responso dei giudici amministrativi che, tra domani e lunedì, decideranno sui due ricorsi presentati da Formigoni e dal Pdl romano. Il Cavaliere, però, ha fretta e già oggi proverà a chiudere la partita. (Fonte: Sole 24 ore)

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