Arte/ L’APOTEOSI DELLA TRUFFA: VENDONO QUADRI FALSI, RIPAGATI CON ASSEGNI FALSI, (Della serie, chi la fa l’aspetti)

5 marzo 2010
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TCezanne Autoritratto 200x250 Arte/ LAPOTEOSI DELLA TRUFFA: VENDONO QUADRI FALSI, RIPAGATI CON ASSEGNI FALSI, (Della serie, chi la fa laspetti)ruffa e controtruffa. Gli antiquari vendono opere d’arte contraffatte e il collezionista paga con assegni scoperti. Il venditore denuncia l’acquirente. E tutti imbrogliano tutti. Sembra l’intreccio di un film di Nanni Loy quello che è successo tra Napoli e Palermo, dove è stato scoperto un giro di falsificazione di opere d’arte del XVIII e XIX secolo. A portare alla luce l’intreccio è stata la Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Sulla truffa hanno indagato i carabinieri del nucleo Tutela patrimonio culturale di Napoli e Palermo, scoprendo che vere e proprie “croste” venivano spacciate per originali, il compratore pagava gli antiquari truffaldini con assegni scoperti, ma in realtà era consapevole del trucco, e tutti denunciavano tutti. Insomma, tutto come nel film “Pacco, doppio pacco e contropaccotto” di Nanni Loy. L’indagine è stata realizzata tra il Napoletano e Palermo, e al centro del commercio truffaldino c’erano numerose opere d’arte del ’700 e ’800 napoletano falsamente attribuite ad artisti del calibro di Giacinto Gigante, Domenico Morelli, Salvator Rosa.
L’attività di contraffazione e commercializzazione illecita di dipinti attribuiti in maniera fraudolenta allo stile pittorico e ai principali artisti del ’700 e dell’800 è stata scoperta, al termine di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, dai carabinieri del nucleo Tutela patrimonio culturale di Napoli e Palermo.
Sono state eseguite tre ordinanze cautelari emesse dal gip al Tribunale di Torre Annunziata nei confronti di Antonino Pavoniti, residente a Palermo, procacciatore d’affari nel campo dei beni culturali, finito agli arresti domiciliari, e due antiquari restauratori di Meta di Sorrento, nel Napoletano, Raffaele Caso e Teresa Aversa, colpiti invece dalla misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività di commercio di opere d’arte.
L’indagine ha preso spunto da una denuncia che fu presentata nel settembre 2008 proprio da Pavoniti in qualità di acquirente di quattro dipinti antichi, rivelatisi poi contraffatti, presso il laboratorio di restauro di Caso e Aversa. La successiva perquisizione consentì di trovare numerosi dipinti abilmente contraffatti nella firma e nell’esecuzione. Ma, secondo la Procura di Torre Annunziata, Pavoniti aveva acquistato i quattro dipinti “pur consapevole della loro falsità pagandoli peraltro una cifra notevolmente inferiore rispetto al normale valore di mercato che, per opere originali di analoga fattura, veniva quotata intorno ai 250mila euro”.
Secondo la Procura “l’acquisto avveniva verosimilmente con l’intenzione di rivendere a sua volta i dipinti come autentici sul mercato palermitano, magari sfruttando la buona fede di acquirenti poco esperti del settore e ricavando un ingiusto profitto”. Pavoniti aveva pagato parte del prezzo pattuito con assegni poi risultati privi di copertura finanziaria provocando la denuncia dei due antiquari sorrentini. Lo stesso Pavoniti, a sua volta, aveva poi deciso di denunciare i due ai carabinieri.

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