LA FINANZA SCOPRE A TERNI UN GIRO DI FATTURE FALSE PER 400 MILA EURO

10 marzo 2010
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finanza controllo 250x222 LA FINANZA SCOPRE A TERNI UN GIRO DI FATTURE FALSE PER 400 MILA EURO

 Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Terni ha ultimato una serie di accertamenti che hanno consentito l’individuazione di 5 società operanti a Terni nel settore delle costruzioni e della tecnologia, che sono risultate parte attiva di una frode al fisco realizzatasi con un giro di fatture false per circa 400mila euro, l’omessa dichiarazione di ricavi per un milione e centomila euro, evasione all’imposta sul valore aggiunto per 280mila euro circa, e la mancata evidenziazione di Irap per circa un milione di euro. L’attività dei finanzieri ha preso le mosse da indagini relative a una società di costruzioni facente capo a un ternano di 50 anni e dichiarata fallita nel 2007; i controlli  svolti dalle fiamme gialle consentivano di evidenziare che, poco prima del fallimento, il titolare dell’azienda aveva creato una società di comodo a cui aveva trasferito fittiziamente tutti i beni della società ormai in crisi. In questa nuova società era stato inoltre associato un extracomunitario assolutamente digiuno di qualsiasi capacità gestionale: il classico prestanome che aveva solo il compito di assumere la titolarità dei beni da sottrarre ad eventuali azioni da parte dei creditori della società fallita. Creditori tra cui figurava anche l’erario, visto che negli anni precedenti, la società – poi fallita – non aveva presentato dichiarazioni sottraendo al Fisco ricavi per circa 150mila euro. Dimostrata la fraudolenza del trasferimento dei beni, i finanzieri accentravano poi la propria attenzione anche sulle tutte le altre fatture ricevute dalla nuova società da altri fornitori, tutte relative a vari lavori di ristrutturazione nei confronti di alcune aziende ternane; e qui venivano rinvenute tutta una serie di fatture false per circa 400mila euro che avevano proprio lo scopo di legittimare l’esistenza e il volume d’affari della nuova società creata dall’imprenditore poi fallito. In alcuni casi si appurava inoltre che l’imprenditore in questione si era ““”fabbricato””” alcune fatture inserite tra i costi della propria contabilità, all’insaputa delle ditte indicate quali fornitrici che in realtà, non solo non avevano mai effettuato quei lavori, ma che addirittura non conoscevano in alcun modo tale azienda. Ma vi è di più: gli approfondimenti dei finanzieri permettevano di constatare che due delle società che avevano emesso le fatture false, a loro volta, pur svolgendo comunque una propria consolidata attività di impresa, tra il 2006 e il 2007, non avevano presentato alcun tipo di dichiarazione Iva e Imposte sui Redditi, risultando così per quegli anni sconosciute al fisco ed omettendo di registrare e dichiarare ricavi per oltre un milione di euro con evasione all’Iva per 280mila euro. Nei confronti di altre due aziende fornitrici venivano constate violazioni e occultamento di ricavi per ulteriori circa 100mila euro. Come dire che, l’evasione fiscale sembra realizzarsi attraverso una catena di comportamenti nella quale un tipo di frode (per esempio le fatture false) spinge o è comunque l’occasione per poi a porre in essere ulteriori comportamenti irregolari (mancate dichiarazioni al fisco di ricavi conseguiti).

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