La giunta comunale è stata in riunione tutto ieri per fare i conti con il difficilissimo bilancio di previsione 2010, che dovrà essere votato dal consiglio entro aprile. Sugli enti locali si rovesciano gli effetti di politiche economiche e monetarie sciagurate, tutte centrate sul risanamento del disavanzo pubblico, ponendosi oggettivamente come ostacolo al superamento della crisi e ulteriore causa di deflazione e depressione. Scelte paradossali, se si considerano le decine di trilioni di liquidità bruciate per salvare le banche dal fallimento. E anche in contraddizione con l’orientamento delle maggiori istituzioni monetarie internazionali (Fondo monetario internazionale e Banca mondiale), favorevoli a politiche monetarie espansive e a politiche di deficit-spending di keynesiana memoria. Ad esempio la maggior parte degli economisti riconosce che forme di spesa pubblica nel campo delle infrastrutture, dell’istruzione e dell’assistenza sanitaria, oltre a fare del bene alle popolazioni, aiutano significativamente l’economia in questa problematica congiuntura. Gran parte degli interventi anti crisi di Obama si fondano proprio su questi provvedimenti.
Nel nostro paese si sta strangolando la scuola e l’università e mettendo le istituzioni locali nell’impossibilità di agire. Gli assessori di Terni non stanno dividendosi i fondi ma gravissimi tagli. E tuttavia, in questo cupo scenario, hanno stabilito di aumentare le spese per il funzionamento di giunta e consiglio, ovvero per se stessi. Crescono così le indennità di carica per il presidente del consiglio, quelle di presenza e funzione per i consiglieri e quelle di presenza nelle commissioni, per complessivi 180mila euro. Insipienti per il bene della collettività, ma avvedutissimi per i casi propri!
Per scuola e cultura c’è invece una sforbiciata di 800mila euro. Le associazioni di volontariato e i centri giovanili possono ora chiudere bottega, mentre le varie rassegne e le tradizionali manifestazioni culturali sono alla frutta. Vanno praticamente a monte le attività scolastiche integrate ed estive. Tempi bui anche per i servizi sociali – proprio nel momento del bisogno -, con un dimagrimento di 2 milioni di euro soltanto per le spese correnti e dirette. Tagli impietosi ai servizi per minori in qualche modo a rischio, come centri famiglia, rette di ricovero e interventi per affido. Stesso trattamento per gli anziani. E ancora, 132mila euro in meno per le politiche abitative e 750mila in meno per il sostegno alle famiglie. Il budget per i sussidi di povertà passa dai 508mila del 2009 ai poco meno di 87mila per il 2010. E’ una strage. Dimezzato il fondo sociale per aiutare le famiglie povere a pagare le bollette della tariffa sui rifiuti. Azzerata del tutto l’assistenza agli immigrati.
Tutta colpa, certo, del patto di stabilità, dei diktat della Banca centrale europea e via di questo passo. Ma proprio lunedì Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente, intervenendo all’incontro tenuto alla Siviera, ha parlato di “binari inesplorati” di finanziamento, segnalando come si rinunci a grosse entrate riguardo alle concessioni per cave o impianti di imbottigliamento di acqua minerale. I canoni imposti dalle regioni italiane sono ridicolamente bassi. Ora è vero che tale potere è in mano alla Regione, ma sappiamo tutti quanto facilmente gli amministratori passino da un ente all’altro con il sistema della porta girevole.
In ogni caso quella sul nuovo welfare è una partita aperta. Al momento i cittadini sono quasi impotenti, ma il dilagare di disoccupazione e povertà porterà presto a conflitti sul reddito e sulla distribuzione della ricchezza prodotta dalla cooperazione sociale, analoghi alle grandi lotte per gli aumenti salariali degli anni Settanta.
Enrico Cardinali


