La ThyssenKrupp AST si è vista notificare una bolletta astronomica di un milione e 400.000 euro per la tariffa di igiene ambientale e subito ha avviato il contenzioso attraverso i propri legali, che hanno presentato un’istanza di autotutela, chiedendone l’annullamento. Già al tempo delle bollette relative agli anni tra il 2006 e il 2009 la multinazionale aveva incaricato un gruppo di tecnici di verificare le superfici oggetto di tassazione, ovvero quelle in cui si ammassano i rifiuti solidi urbani o assimilabili, mentre i rifiuti industriali, speciali e pericolosi vengono autonomamente trasportati alla discarica di vocabolo Valle, la cui gestione è peraltro sotto inchiesta e che è stata a lungo sequestrata dalla magistratura. Nel 2002, ai tempi della vecchia Tarsu, la Thyssen aveva denunciato 90.000 metri quadrati, ma in questi anni ha accettato di pagare per una superficie di 130.000 metri quadrati. Questa differenza, se il contenzioso non si raffredda, potrebbe dar luogo a una richiesta di rimborso di somme davvero ingenti. Da parte sua, l’Asm sostiene di aver incrociato recentemente i dati catastali con foto satellitari, individuando una superficie tassabile di 300.000 metri quadrati. Come si vede, le differenze sono molto grosse, e tutta questa storia sta diventando una brutta grana, con dietro l’angolo l’impossibilità di inserire nel bilancio il contestato milione e 400.000 euro, dal momento che Thyssen ha presentato formalmente la richiesta di annullamento della fattura. Si aprirebbe in tal modo una voragine nel bilancio della municipalizzata, già sgangherato di suo. Sul versante opposto l’AST non è stata sorpresa dalla maxi-bolletta, dato che negli ultimi giorni erano circolati boatos in questo senso e anche a proposito delle difficoltà della municipalizzata di Maratta. Sul contenzioso ha avuto buon gioco ad infierire il centrodestra, con i suoi consiglieri regionali appena rieletti Alfredo De Sio e Raffaele Nevi. De Sio, che ha anche l’incarico di coordinatore provinciale del Pdl, ha tuonato: «spero che questa richiesta sia supportata da rilievi validi e incontrovertibili, e che non sorgano analoghi conflitti con il complesso delle nostre industrie. Sui media il centrosinistra insiste molto sugli sgravi fiscali e sugli incentivi a favore di aziende che investano in questo territorio e si impegnino a non delocalizzare. Bene – conclude con una forte scudisciata – si tratta soltanto di chiacchiere: in realtà aumentano i tributi dovuti agli enti locali, necessari a mantenere un’elefantiaca burocrazia e magari a mettere qualche toppa allo sgarrupato bilancio del Comune di Terni, come stiamo vedendo in questi giorni». Nevi osserva che «le prime voci sulla maxi-fattura hanno iniziato a circolare parallelamente a quelle sui buchi nel bilancio dell’Asm. Non si tratta evidentemente di una coincidenza. Sarebbe gravemente disonesto – affonda anche lui in conclusione – far pagare alle aziende e a tutti gli utenti gli errori e gli sprechi nella gestione dell’azienda partecipata». Terni e le acciaierie convivono da oltre un secolo, nel bene e nel male. La siderurgia ha portato sviluppo, ma anche super sfruttamento della forza lavoro e un massiccio inquinamento. Consapevoli dell’insostituibilità dell’Ast, gli amministratori locali sono sempre stati proni ai desiderata dei manager. La privatizzazione è stata gestita in modo estremamente discutibile e si può dire che l’industria di viale Brin sia stata venduta ad un prezzo di gran lunga inferiore al suo valore reale. C’è stata poi la crisi relativa alla chiusura del Magnetico. I lavoratori e la città lottarono molto ma alla fine piegarono la testa. Negli ultimi due anni si sono poi incrociati i destini della Thyssen e dell’Asm, finite entrambe nell’inchiesta sulla gestione, appunto, di inceneritore e discarica di vocabolo Valle. E’ improbabile – e sarebbe veramente grottesco - che tale simbiosi vada in pezzi per la tassa sui rifiuti. Attendiamo gli sviluppi del contenzioso.
E. C.

