CONTADINI E ALLEVATORI DI VASCIGLIANO INSORGONO CONTRO LA PROSPETTIVA DI ESSERE I SOLI A PAGARE LE CONSEGUENZE DELL’INCENDIO

9 maggio 2010
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vascigliano 02 250x187 CONTADINI E ALLEVATORI DI VASCIGLIANO INSORGONO CONTRO LA PROSPETTIVA DI ESSERE I SOLI A PAGARE LE CONSEGUENZE DELLINCENDIOGli agricoltori e gli allevatori di Vascigliano di Stroncone hanno mandato una lettera al direttore dell’Asl4, al Prefetto e ai sindaci di Stroncone, Terni e Narni, esprimendo tutto il loro disagio e l’amarezza di constatare che i più danneggiati – e gravemente – dall’incendio dell’Ecorecuperi sono loro. Peraltro sono sfumate le aspettative di risarcimento da parte del governo, che in modo sicuramente poco elegante si è chiamato fuori argomentando che non si tratta di una catastrofe naturale. L’ultima arrabbiatura è legata all’obbligo di abbattere tutti gli animali e di buttare il foraggio cresciuto in queste settimane, tagliandolo a circa 15 centimetri da terra – effettivamente operazione per nulla semplice -, dopo che gli ultimi rilevamenti dell’Arpa e dell’Asl4 hanno escluso il rischio di contaminazione oltre i 5 chilometri di distanza dall’epicentro dell’incendio, ma appunto lo hanno confermato nella “zona rossa”. Irritazione e scontento comprensibilissimi. Ma altrettanto non può dirsi per le pretese che hanno generato, francamente bizzarre e velleitarie. Terni Magazine ha sempre dato voce alle istanze di base, come il Comitato autonomo di Vascigliano (che non compare tra i firmatari della missiva), le ha valorizzate e perfino portate ad esempio, piccolo ed embrionale, di una ricostruzione dal basso del legame sociale e della democrazia. Però non possiamo seguire questi cittadini quando in buona sostanza fanno la considerazione: “accettiamo nuovi controlli sul foraggio a condizione che vengano effettuati campionamenti anche in altre zone, come Terni, zona Polymer, Maratta, Sabbione, Narni Scalo, i Monti Martani, Prisciano, Palombara Bassa e Sant’Urbano di Narni”. Dimenticano che l’indagine di Arpa, Asl e Università di Perugia ha già monitorato questi siti, trovando concentrazioni di diossina dieci volte inferiori al limite indicato dalla legge e scoprendo che sì, anche sui Monti Martani se ne trovano tracce. Hanno anche riscontrato la presenza di polveri fini provenienti dalle industrie dell’Europa orientale e perfino dal Sahara. E ancora, hanno rilevato altri pericolosi inquinanti, dal particolato atmosferico a diversi metalli pesanti: problemi dunque, ma del tutto diversi.
La lettera non lo afferma esplicitamente, ma è sottesa dal ragionamento “se tutto il territorio è contaminato nessuna zona lo è particolarmente, quindi non ci stiamo ad essere monitorati e ricevere prescrizioni soltanto noi”. Pretende invece – senza accorgersi di cadere nel ridicolo – che i prelievi nelle altre zone indicate avvengano alla presenza di agenti di pubblica sicurezza. Espone poi l’ipotesi che gli animali della “zona rossa” possano essere stati contaminati da foraggio proveniente da luoghi diversi da Stroncone. Ipotesi sensata ma che non altera il dato di fatto che in quell’area si concentrano i maggiori rischi relativi all’incendio. Se la prende infine con il Comune di Stroncone che non ha ancora emesso l’ordinanza che deve restringere l’area a rischio diossina da otto a cinque chilometri. Il sindaco Nicola Beranzoli chiarisce che sta semplicemente aspettando il pronunciamento dell’Asl, mostrando a sua volta impazienza e facendo capire di essere pronto a procedere da solo se i tempi si prolungano ancora.
Insomma, le ragioni per protestare ci sono in abbondanza ma quest’ultima iniziativa è soltanto un polverone, per giunta un po’ autolesionista perché dirotta l’attenzione da una cosa davvero indigesta come il mancato riconoscimento della catastrofe ambientale e il rifiuto di risarcire le decine di piccole aziende messe completamente in ginocchio, verso una battaglia contro i mulini a vento. Magari è ingeneroso dirlo, ma ci sembra che le cose stiano così. Intanto il sostituto procuratore Elisabetta Massini ha ordinato il dissequestro dello scarico del cantiere della Terni-Rieti sul Tescino, ma ciò non significa che si fermi l’inchiesta sull’emergenza ambientale del “laghetto dei veleni”. Vicenda altrettanto grave dell’incendio di Vascigliano, con conseguenze meno clamorose solo perché il probabile inquinamento delle falde acquifere produrrà danni alla salute diluiti nel tempo.

E. C.

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