TERNI/Scritta intimidatoria contro l’avvocato Marcellini: Indaga la Digos, ma il Comune non la cancella

7 giugno 2010
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L1030621 web1 250x135 TERNI/Scritta intimidatoria contro lavvocato Marcellini: Indaga la Digos, ma il Comune non la cancellaIl Comune non cancella  la scritta comparsa su un  muro laterale della Biblioteca di Terni, nel quale si lancia una subdola intimidazione (vedi foto), per la pubblicazione del suo secondo libro su vicende sanguinose che videro come protagonisti alcuni “partigiani”  comunisti della Brigata Gramsci, nel 1944, Il Pdi e Il Partiti dei comunisti italiani rappresentati a Terni dal sindaco di Girolamo e dal vicensidaco Pacim di libertà di stampa se ne intende, visto che sono sempre pronti a scendere in piazza per difendere il sacrosanto diritto di cronaca nel nostro Paese, ma latitante quando si tratta di difendere la libertà di espressione soffocata nel sangue dalla dittatura comunista cubana invischiata con iol narcotraffico, e di altre zone del mondo, non ha ripassato il libro di storia prima di andare in onda: Il CNL era formato da cattolici (DC), azionisti (PdA), liberali (PLI), socialisti (PSIUP) e democratici-progressisti (PDL) e comunisti (PCI),  Il Partito Repubblicano Italiano rimase fuori dal CLN, pur partecipando alla Resistenza, per la sua posizione istituzionale che comportava una pregiudiziale antimonarchica-istituzionale. Rimasero fuori anche alcuni gruppi di sinistra che non accettavano il compromesso dell’unità nazionale su cui si basava il CLN che prevedeva la “precedenza alla lotta contro il nemico esterno, spostando a dopo la vittoria il problema dell’assetto Istituzionale dello Stato”. La vicenda della scritta minatoria nei confronti dell’avvocato Marcellini è finita anche sulle pagine dei quotidiani nazionale.  ”Una minaccia di morte per un libro che squarcia il velo sull’immediato dopoguerra, si legge in  un aerticolo pubblicato oggi da “Il giornale”, “scritta sul muro del Palazzo della cultura di Terni, cuore dell’Umbria rossa. Il destinatario è un avvocato con il pallino della storia, Marcello Marcellini, che ha avuto l’ardire di «riscrivere» alcuni capitoli della vita della brigata partigiana Garibaldi. Per colpa del suo primo libro (I giustizieri, Mursia) si è beccato del «fascista», oggi che ha editato il secondo (Un odio inestinguibile) qualcuno gli ha fatto sapere che «ha quasi stancato». L’anonima manina è ancora impunita (indaga la Digos), la scritta però è ancora lì, perché il Comune ha fatto sapere che verrà cancellata solo «quando i piani per l’arredo urbano verranno attuati», mentre alcuni murales offensivi contro la giunta sono stati già rimossi. Insomma, è più facile correggere la storia che ripulire un muro. (Fonte: Il giornale.it)  Nella Resistenza italiana vi erano (in forma più o meno esplicitata) due correnti maggiori di pensiero: una che vedeva la Resistenza come braccio armato di un “nuovo Risorgimento” avente lo scopo di espellere dall’Italia i tedeschi e rovesciare i loro alleati fascisti, ripristinando il regime pre-fascista o comunque liberale e democratico, basato su una democrazia parlamentare di tipo occidentale, ed una più decisamente orientata a sinistra, in genere filosovietica, che considerava (pur in contrasto con le indicazioni ufficiali delle direzioni nazionali dei principali partiti di sinistra) la vittoria militare solo un presupposto per un nuovo ordine politico in Italia basato su qualche forma di comunismo o socialismo, in sostanza di “dittatura del proletariato” come si pensava sarebbe avvenuto nei paesi assegnati a Yalta all’area di influenza sovietica. In verità, questa ultima interpretazione della Resistenza non era condivisa da tutti i dirigenti del Partito Comunista Italiano, in particolare Palmiro Togliatti, aveva impresso a partire dal 1944 (e non senza incontrare una certa opposizione di alcuni elementi della base) una forte moderazione della linea politica del PCI arrivando addirittura (con la cosiddetta svolta di Salerno dell’aprile 1944) a dichiarare secondaria la questione repubblica-monarchia che divideva in quel periodo il fronte antifascista. Era tuttavia diffusa tra i militanti comunisti l’idea dell’”ora X”, ossia l’illusione che dietro l’atteggiamento togliattiano di accettazione della democrazia capitalista si nascondesse un’astuta manovra tattica volta a scatenare, al momento opportuno (l’ora X), un’insurrezione comunista. Questa parte “rivoluzionaria” della Resistenza, in molti casi militarmente maggioritaria, non considerava finita la sua funzione armata con la vittoria dell’aprile 1945 e la battaglia continuava, assumendo il carattere di lotta rivoluzionaria, eventualmente in forme nuove, con un parziale spostamento dell’identità degli avversari. Anche da ciò derivò l’elevato numero delle vittime, principalmente fasciste, ma anche appartenenti a brigate partigiane di diverso colore politico (fiamme verdi, democristiani, liberali), preti e in molti casi semplici esponenti delle classi sociali a loro non favorevoli in caso di scontro aperto (perciò si è parlato di una forte componente di lotta di classe all’interno del movimento resistenziale). Nei mesi seguenti si ebbero fatti sanguinosi, che con intensità calante proseguirono per alcuni anni. Talvolta i responsabili o i semplici accusati di questi omicidi nel dopoguerra trovavano rifugio o venivano fatti espatriare in paesi filosovietici come la Cecoslovacchia o la Jugoslavia. Tuttavia i sovietici, rispettando le spartizioni tra i due blocchi prese a Yalta, non promisero alcun appoggio ad un tentativo di presa armata del potere e il risultato negativo del tentativo rivoluzionario in Grecia smorzò molto il movimento. Lo scontro all’interno della sinistra comunista perdurò fino alla elezioni del 18 aprile 1948, quando fu del tutto chiaro che l’Italia era ormai saldamente inserita nel blocco occidentale, contrapposto a quello sovietico nell’ambito della nascente Guerra Fredda.  Per quanto riguarda la liberazione di Terni, secondo la ricostruzione fatta con le sue fonti storiche dall’avvocato Marcello Marcellini, il reggimento scozzese dei Lothians della sesta Divisione Corazzata Britannica raggiunse Terni alle ore 15 del 13 giugno del 1944 e ingaggiò, coadiuvato da alcuni uomini del gruppo “Partigiani della Libertà”, che non faceva parte della Brigata Gramsci, al comando del tenente Elvenio Fabbri, un combattimento con una pattuglia di guastatori tedeschi per cercare di impedire, senza riuscirci, la distruzione di ponte Garibaldi, quelli della Gramsci erano ancora allo Scoppio, lontano da Terni, dove entrarono soltanto uno o due giorni dopo diventando da allora i padroni della città.  L’ episodio di intimidazione a Terni nei confronti dell’avvocato Marcello Marcellini, autore di due libri  sugli episodi criminali di delinquenza (Nulla ache vedere con i valori e le battaglie per la Liberazione), da “partigiani” della Brigata Gramsci, nei territorio fra Umbria e Lazio, è consistito nella comparsa fatta nottetempo da mani vigliacche di questo tenore: “Marcellini, haio quasi stancato”  Un territorio, quello ternano, dove i governanti locali contribuiscono a mantenere alto il livello dell’odio, del rancore, del livore. Altro che pacifisti. E’ più di una settimana che la scritta minatoria nei confronti dell’avvocato Marcellini campeggia “simbolicamente” sul muro della BTC. Come a dire: “La cultura a Terni è roba nostra”. Di chi? Di chi muove le fila di poveri sbandati, sacche di retroguardia intellettuale e sociale. Manovalanza per bravate d’altri tempi, come quelle fatte di notte, vigliaccamente, quando tutti dormono. Stesso stile, quello di sempre.  Chi sono i mandanti? Suvvia, non abbiamo mica l’anello al naso.  I mandanti ideologici sono i figuri di sempre, coloro che a Terni e in Umbria nascondono le verità storiche, che celano i misfatti, che hanno operato in passato per diffondere il terrore e preparare la presa del potere, che si nascondono dietro strutture realizzate ad hoc: ”Questa è la nostra storia, guai a chi la tocca”.  

Un odio inestinguibile –  primavera 1944 partigiani e fascisti fra Umbria e Lazio” Mursia editore, è il titolo del secondo libro dell’avvocato Marcellini , è la prosecuzione ideale del volume “I Giustizieri” pubblicato nel 2009. La scritta intimidatoria, non a caso, è comparsa sul muro della Biblioteca Comunale, simbolo della cultura locale. “Mi rimane difficile”, afferma Marcellini, “cogliere il motivo di queste ingiustificate azioni, minatorie e antidemocratiche, che dimostrano ancora una volta come la libertà di stampa e di ricerca storia siano palesemente violate. Nelle mie pubblicazioni mi sono semplicemente basato sui fatti accaduti…” L’avvocato ternano illumina il  campo delle verità nascoste sulle vicende dei partigiani in Umbria e Lazio. Vengono riproposte e rivisitate storie come quella su Maceo Carloni, già presentate da Vincenzo Pirro nel 1999 nella rivista “Memoria Storica”. Le verità inoppugnabili dei processi superano le parzialità degli archivi storici. “I Giustizieri” (Edizioni Mursia), dell’avvocato ternano Marcello Marcellini, col pallino della storia, “colpevole” di aver violato l’immagine della Brigata garibaldina (Antonio Gramsci fu impietosi nei giudici su come erano stati portati avanti gli eventi per l’Unità d’Italia), di partigiani comunisti Antonio Gramsci in un libro, I Giustizieri (Mursia editore) che raccoglie i documenti dell’epoca. Siamo in piena Resistenza, tra i territori appenninici tra le province di Terni e Rieti, la zona di Leonessa. La brigata Gramsci, secondo la ricostruzione del libro avrebbe compiuto almeno sei blitz a casa di alcuni civili tra l’11 marzo e il 18 maggio 1944. I responsabili, processati grazie alle testimonianze dell’epoca, vennero però assolti dalla magistratura perché erano «atti di guerra» nonostante le «violenze gratuite, le sevizie, gli omicidi brutali, feroci e ipocritamente ammantati di connotati politici». Le vittime, almeno sette, «venivano trascinate fuori e uccise a bastonate e pugnalate. Spesso venivano evirate e ai cadaveri venivano strappati gli occhi». E’ grave”, si legge in una nota del capogruppo dell’UDC, Enrico Melasecche, ”che a Terni qualcuno si permetta di minacciare, con scritte che deturpano edifici pubblici, chi ha il coraggio di esprimere liberamente le proprie idee, ma è forse molto più grave che nella Giunta Comunale l’unico che ha espresso la propria opinione sia l’Assessore ai LLPP, Silvano Ricci, che, dicendo piccole e  grandi bugie, ha derubricato banalmente il fatto ad ordinaria amministrazione: tutte le scritte sono uguali, quella scritta può quindi rimanere, probabilmente per anni, visti i tempi con i quali i piani comunali per l’arredo urbano vengono attuati. Sembra quasi di leggere dietro quelle parole un: bel gli sta! Avrei voluto vedere se il nome scritto in nero sui muri della Biblioteca Comunale, il tempio della cultura, fosse stato quello del Sindaco o di un altro esponente politico di questa maggioranza. Tace invece  il Sindaco, tace l’Assessore alla Cultura, anche lui dello stessa parte politica del collega. Tace quella parte dell’opposizione che dovrebbe indignarsi. Chi a Terni ha mente libera e cuore aperto, mi rivolgo soprattutto ai tanti giovani, comunque la pensino in politica, può  essere soddisfatto del livello di rispetto che esiste per le opinioni degli altri?   Innanzitutto è un falso macroscopico che “tutte le scritte sono uguali”. Se non si capisce questo evidentemente forse è meglio occuparsi delle buche sulle strade. Anche in anni recenti gli addetti comunali sono stati immediatamente attivati per cancellare scritte che irridevano la Resistenza, altre volte la persona del Sindaco, in altri casi erano indice di un antisemitismo volgare. Cosa ha fatto di male Marcellini, avvocato con il pallino per gli studi storici? Ha pubblicato il risultato di ricerche approfondite su quanto di meno esaltante hanno fatto alcune brigate partigiane, in una fase terribile per il nostro Paese in cui la guerra civile ha insanguinato anche Terni. Che Marcellini sia persona scomoda è noto ma se non ci fossero persone scomode e coraggiose l’Italia si ridurrebbe ad un gregge belante in un senso e l’Umbria e Terni in un gregge belante in senso contrario. Vivaddio esiste ancora la libertà di esprimere le proprie opinioni ed una Costituzione che la garantisce, salvo ovviamente non scadere nella calunnia. Ebbene una sinistra che a Roma protesta, giustamente, per una legge che rende sempre più difficile il lavoro della magistratura inquirente, ma a Terni ed in Umbria, non garantisce agli altri gli stessi diritti di opinione non ha credibilità né dimostra di essere in grado di meritare di diventare classe di governo in questa situazione politica ingessata.  Personalmente non amo ad esempio certi revisionismi che tendono strumentalmente a demolire, a 150 anni dall’Unità d’Italia, persone, valori e movimenti che costituirono l’asse portante di quel traguardo, pur tuttavia ogni contributo teso a spiegare fatti e circostanze, se svolto con obiettività non può non essere rispettato da tutti. Difenderei quindi con altrettanta convinzione uomini di sinistra se attaccati proditoriamente ed in modo anonimo come viene fatto per Marcellini. Ricordo a me stesso che, in anni di piombo, cominciarono così storie di sindacalisti, giornalisti, magistrati e politici coraggiosi finiti poi tragicamente. A Terni, deceduto Vincenzo Pirro, tacciono ormai le poche voci che non amano cantare nel coro del Palazzo, anche perché le intimidazioni ed i condizionamenti sono ancora pesanti. Invito chi ha scritto quella frase ad uscire allo scoperto, se ne ha il coraggio, e confrontarsi apertamente e liberamente come in democrazia si conviene, almeno fino a quando la civiltà del nostro Paese e della nostra città riusciranno ad essere baluardo rispetto a vigliaccate di questo tipo. Chiunque ha la volontà di approfondire la storia, ci piaccia o no, chiunque ha interesse a riportare a verità i fatti di quegli anni, è giusto che possa farlo in totale libertà, senza offese o minacce. Il rispetto per la libertà di opinione vale sia per coloro che militano a destra che a sinistra, vale soprattutto per coloro che, liberi, non intendono farsi mettere etichette da chicchessia.  Difendo Marcellini quindi non tanto per il contenuto dei suoi studi, che chiunque può, se in grado, di smentire, quanto per il fatto che non può essere tacitato con velate minacce di tipo mafioso dalle facciate dei palazzi comunali. E questo un Sindaco ed una Giunta che pretendono il rispetto dovrebbero capirlo da soli e dovrebbero provvedere di corsa a far cancellare scritte che non  offendono Marcellini ma denunciano solo l’insipienza civile, l’insensibilità ed il provincialismo culturale di coloro che sembra concepiscano il mandato elettivo non come rappresentanza di tutti ma come privilegio partigiano per difendere gli interessi di pochi”.                                                                                                                                                                                  G.Pa

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6 Responses to TERNI/Scritta intimidatoria contro l’avvocato Marcellini: Indaga la Digos, ma il Comune non la cancella

  1. Vincenzo on 10 giugno 2010 at 22:10

    Bell’articolo! Senz’alcun dubbio “i custodi della memoria” non difendono solo gli scheletri negli armadi, ma precisi interessi economici-politici. La storia è solamente un mezzo di propaganda per celebrarsi come partito “dei giusti” . Mettere in dubbio le loro “certezze” fa crollare i castelli di carta tenuti in piedi come già detto dal collante politico. I partigiani quelli veri e la verità possono per loro attendere…

  2. Vittorio on 14 giugno 2010 at 19:41

    I “democratici” locali, (ma anche quelli nazionali), preferiscono la democrazia a casa d’altri e l’autoritarismo e la reticenza a casa propria. Bella idea di democrazia!
    Ottimo articolo! Bravi

  3. Alessandro on 15 giugno 2010 at 16:59

    Non è facile essere onesti, a volte poi si crede di essere onesti perché qualcuno ce lo ha fatto credere. Questo è il caso che sta intorno ai due magnifici libri di Marcellini, ci ha fatto vedere che la storia non è soltanto quella che scrivono i vincitori e a questi ultimi, i quali credono di essere nel giusto senza possibilità d’errore, fa paura che si possa dubitare delle loro eroiche azioni. Paura infondata poiché nessuno potrebbe rinnegare il fondamentale apporto partigiano per la lotta e la sconfitta del fascismo italiano. Non penso però che sia facile giudicare quelle vicende e credo anzi sia rischioso, ma in questi due libri si prendono atti giudiziari, testimonianze e non si espone una tesi. Quella “manina” che ha scritto sul muro della biblioteca non è poi così diversa da quell’altra che ha scritto un articolo d’accusa nei confronti dell’avvocato sul roll di telegalileo. Quello che però salta agli occhi è che proprio quelli che si scandalizzano per la legge bavaglio, che altro non è che una censura dell’informazione, imbavagliano una informazione non in linea con la propria. Questo è il grosso limite di un certo tipo di sinistra.
    Spero vivamente che questa bassa intimidazione rimanga soltanto una scritta sul muro, lo spero per Marcellini e per tutti quelle persone che non hanno paura della libertà di pensiero e soprattutto della verità.

    • fabrizio on 23 giugno 2010 at 13:19

      Marcellini è una Persona coraggiosa e di grande onestà morale ed intellettuale; la gran parte dei ternani gli vuole bene. L’autore di Mursia sfugge ai canoni dei suoi detrattori che scrivono di notte sui muri, abituati ad andare per case di gente innocente e ad affondare il pugnale solo quando le condizioni favoriscono la rapina e l’omicidio gratuito ed odioso. Non credo corra grandi rischi da parte di chi lo minaccia sui muri. In un momento in cui lo Stato è presente ed ammazzare i padri di famiglia comporta un’incognita, Marcellini corre solo il pericolo di morire nel suo letto di raffreddore tra altri cent’anni.

  4. Ugo on 2 settembre 2010 at 20:52

    Conosco Marcello Marcellini da svariate decine d’anni, ho letto i suoi libri e li ho apprezzati. Da uomo di sinistra quale sono, non riesco a capacitarmi del fatto che si possa che si possa pensare che la sinistra in genere venga in qualche modo diminuita dalle verità descritte da Marcello. In fondo Marcello parla di delinquenti comuni che hanno operato in un periodo storico in un clima da caccia alle streghe. Parla di connivenze degli allora gerarchi comunisti con individui che poi si sono rivelati quello che erano. Quelle situazioni proiettate ad oggi, che rimbalzano così miseramente sui muri, mi fanno pensare che quel Marcellini non si tratti effettivamente di Marcello (magari un suo parente? un omonimo?), o che le connivenze di cui sopra continuino a perdurare.

    • Giancarlo Padula on 3 settembre 2010 at 10:54

      La nostra opinione è che con quei due libri l’avvocato Marcellini non abbia voluto delegittimare la Resistenza, ma denunciare singoli episodi di barbarie peraltro perpetrati in tante altre parti del Centro Nord, prevalentemente, con le stesse modalitaà, non in azioni di guerra, ma in sanguinose rappresaglie nei confronti di famigliari di fascisti.
      Daltronde la sinistra non è la sola protagonista della resistenzxa, c’era il partito d’Azione, una fortissima rappresentanza cattolica, altre formazioni antifasciste. Non crewdo proprio che un cristiano, un credente, anche se combattente abbia mai potuto commettere simili atti di puro odio e vendetta.

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