MISTERI- Il segreto dei Monti Sibillini

giugno 6, 2009
By Web & Books

La catena dei Sibillini fin da tempi antichissimi è luogo magico, misterioso, considerato meta di pellegrinaggi diabolici e di incontri blasfemi tra stregoni e demoni, ricettacolo di creature a metà tra il diabolico e il mitologico.

sentieromonte 800 164x250 MISTERI  Il segreto dei Monti SibilliniMolti nomi di luoghi sembrano confermare queste leggende: Grotta del Diavolo, Passo del Diavolo, Fossa dell’Inferno, Gola dell’Infernaccio, Lago di Pilato, Grotta delle Fate o Grotta della Sibilla. Nel 1420 Antoine De La Salle raccolse una leggenda (già nota almeno un secolo prima) trasposta in via romanzata (Guerin Meschino del poeta Andrea de Barberino) secondo la quale una grotta sul monte Sibilla sarebbe l’ingresso del regno di una Dea dell’amore.

Il percorso che Guerin Meschino compie nell’antro della Sibilla ricorda molto il viaggio surreale di Dante nei gironi dell’Inferno. Il cavaliere dell’opera di de Barberino deve superare diverse porte e passaggi prima di trovarsi al cospetto della Regina Sibilla, una maga tentatrice che farà di tutto per trattenere Guerin nel suo regno per 360 giorni, superati i quali chiunque si trovi nell antro sibillino, è destinato a rimanervi per sempre. Guerin, con l’aiuto divino, riesce a sottrarsi alle malie della Sibilla, in tempo per lasciare il luogo fatato e fare ritorno in superficie. Molti dei simboli contenuti nell’opera di de Barberino – il serpente, il drago, il vento, rappresentano simbologie ricorrenti nelle opere a sfondo sacro di quel tempo.

Negromanti, maghi e demoni avrebbero dimorato il Monte [Sibilla] e la grotta, ma nelle vicinanze esiste un luogo non meno cupo ed enigmatico: il Lago di Pilato, ai piedi del Pizzo del Diavolo, sovrastato dalla cima appuntita del Monte Vettore. Tra i contadini si pensava ancora, negli anni sessanta del Novecento, che venti e tempeste erano scatenati dal passaggio di maghi e streghe.

Non è noto quali fossero esattamente i riti consumati tra le alte pendici dell’Anello dei Sibillini; quello che è certo è che a un certo punto un ordine papale fece erigere una serie di mura e forche presso l’accesso alle valli della catena montuosa, come monito a chi si fosse recato in quei luoghi per perpetrare riti osceni e contrari ai dettami della Chiesa. Proprio riguardo al Lago di Pilato, secondo la leggenda, i demoni che lo infestano richiederebbero ogni anno un sacrificio umano. Il nome del Lago, così suggestivo, riporta alla memoria i tempi in cui Roma era la capitale del Mondo Antico; infatti è proprio così lontana la genesi etimologica dello specchio d’acqua: tra gli abitanti di Norcia si tramanda una tradizione secondo la quale l’Imperatore Tito Vespasiano, dopo aver incendiato Gerusalemme, avrebbe convocato Pilato, ormai vecchio, accusandolo di non aver impedito trentasette anni prima la crocifissione di Cristo Redentore, al tempo in cui era Procuratore di Giudea. Per questo Pilato venne condannato a morte, ma gli venne concesso un ultimo desiderio.

Il vecchio romano chiese che il suo corpo fosse deposto su un carro trainato da quattro bufali e abbandonato al destino. Gli fu concesso quanto richiesto, ma l’Imperatore, incuriosito dalla singolarità della richiesta, incaricò alcuni soldati di seguire il carro. Gli animali vagarono fino alle montagne di Norcia, e giunti sulla riva del piccolo lago, tra i monti, vi si gettarono trascinando il carro e il cadavere nelle gelide acque, arrossandole. Da quel giorno, in certi periodi dell’anno, i pastori che guidano il gregge attraverso i picchi dei Sibillini, sussurrano che il Lago di Pilato si tinge ancora di rosso. 

Diego Antolini

THEXPLAN.NET – Gruppo indipendente di Studio e Ricerca

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