Con la scomparsa di Primo Squillino, figura eclettica, ultimo “beat” di casa nostra, cala definitivamene il sipario sulla Terni dei mitici anni sessanta. Lui era rimasto fedele agli ideali e ale chimere di quel tempo in cui sembrava davvero che il mondo potesse cambiare con il suono delle chitarre, con la creatività delle “nuove generazioni”. Ci aveva talmente creduto, Squillino, da dedicare tutta la vita ad un modo “diverso”, “alternativo”, “creativo” di intendere l’esistenza. Fuori dagli schemi della società consumistica, ma neanche con atteggiamenti antisociali o da emarginato.
Primo esprimeva il proprio talento, negli ultimi anni, soprattutto attraverso la realizzazione di originalissimi quadri che in maniera molto estremamente estemporanea metteva in mostra e in vendita lungo Corso Tacito. In fondo i “beatnik” nostrani, italiani, che con la “Beat Generation” dei Keruac, Corso, Ferlinghetti, non c’entravano nulla. Erano quelli che a Roma si radunavano sui gradini di Piazza di Spagna, e che rappresentavano intorno agli anni ’65-’66-’67, quel movimento giovanile di supporto a quel genere musicale, che cambiò la storia della musica e dell’arte in genere, lanciato dai Beatles, e che in Italia era ed è ancora rappresentato da gruppi come L’Equipe 84, I Dik Dik, I Nomadi, Shel Shapiro, I Giganti, I Corvi. A Terni si chiamavano Gli Asteroidi, nel contesto dei quali Primo Squillino suonava il basso, I Gabbiani, I Ragazzi del XX° Secolo, I Koobs, Le Anime, Le Ombre, The Hooks, The Kings Stones, I Cesari, The Strangers. I Lords:
“Nel mio nuovo spettacolo”, ci racconta Shel Shapiro, ex leader dei leggendari Rokes, <Sarà una bella società>, racconto di quei ideali, attraverso canzoni storiche d’oltre Manica e d’oltre oceano, ma ricordo anche che gli anni sessanta, non furono solo tutte rose fiori, ma anche tempi di profondi mutamenti e forti tensioni sociali. Nel 1969 ci fu la strage di Piazza Fontana, non dimentichiamolo”.
“Per noi quel periodo continua tutt’ora”, afferma Pietruccio Montalbetti, leader e portavoce dei Dik Dik , (Sould out il nuovo album), “pensate che tuor 2009 è iniziato a Marco e finirà alla fine di settembre in Canadà, dopo aver toccato le principali città italiane. La gente ci ama e ci segue ancora da generazioni, perché riconosce in noi il valore dell’amicizia, e le indimenticabile melodie di “Senza Luce”, “Sognando la Califormia”; “L’Isola di Wight” che è anche il nome del nostro locale nei pressi di Milano, “IL Primo giorno di Primavera”. “E’ chiaro”, ribatte Angelo Ravasini, voce e leader dei Corvi, (recentemente hanno pubblicato un nuovo Cd <Ricetta antirughe>), “che anche la vostra provincia pullulava di complessi, e diversi di questi riproponevano le cover dei nostri brani storici: Bang Bang, Un ragazzo di strada; Sospesa a un filo. Ancora ci segue un vasto pubblico, per questo nel nuovo album riproponiamo oltre ai “classici” del nostro repertorio, brani nuovi di zecca.
“L’Equipe 84”, dice Alfio Cantarella, ex batterista del gruppo guidato da Maurizio Randelli, “è venuta diverse volte a Terni, ricordo bene un concerto alla Passeggiata. Noi eravamo il complesso più famoso, eravamo definiti i “Beatles italiani”, e anche i complessi ternani riproponevano tanti nostri successi: “Io ho in mente te”, “29 Settembre”, “Nel cuore, nell’anima”, ma la voce di Vandelli è poco imitabile, sicuramente una delle più originali del panorama musicale italiano anche attuale. Io ora mi occupo di scoprire e lancia nuovi talenti, quindi, coraggio complessi ternani fatevi vivi”.”Da quel che so, nella vostra provincia solo qualche gruppo proponeva il nostri cavalli di battaglia <Tema>, <Proposta>, racconta Enrico Maria Papes, leader dei Giganti, d’altronde i Giganti sono anche oggi un gruppo un po’ contro corrente e anche i nostri impasti vocali erano poco imitabili”. “Da quello che so”, conclude Vittorio De Scalzi, che insieme a Nico di Palo ha ridato vita ai New Trolls, pubblicando “Concerto grosso n. 3”, i gruppi ternani eseguivano le cover dei brani del primo periodo della nostra storia: “Visioni”, in particolare, poi la nostra musica è diventata molto complessa, con i “Concerti grossi”, unendo il classico al pop, con l’intervento di grandi orchestre.

