Il commento/ SOCCI-ENGLARO: MESSAGGERI DI VITA, MESSAGGERI DI MORTE

16 luglio 2010
By

antonio 169x250 Il commento/ SOCCI ENGLARO: MESSAGGERI DI VITA, MESSAGGERI DI MORTEEluana Englaro, morta a 39 anni, Caterina Socci, “resuscitata” a  25 anni. Due giovani donne piene gioia, ideali, voglia di vivere. Due sorti diverse. Alla prima dopo un lunghissimo periodo di coma, per sua volontà lasciata scritta ai famigliari gli viene staccata la spina. E scoppia il putiferio, da punto di vista etico, civile, religioso, giuridico. Peppino Englaro si batte perché il suo libero arbitrio (donato indistintamente a tutti da Dio, credenti e non), una scelta di sua figlia e sua personale diventi addirittura legge. Egli dunque, diventa arbitro della vita e della morte, come se la vita appartenesse solo a se stesso e alla figlia. Un punto di vista condivisibile o meno, ma suo (e di chi la pensa come lui). Quello che non si capisce è come Peppino Englaro, concluso il dramma della figlia Eluana invece di entrare nella sua privacy, ha cominciato ad animare comitati, dibattiti, conferenze, facendosi in sostanza convinto assertore di un suo personale e privato problema di coscienza. Siamo in un paese democratico in cui in larga parte la libera circolazione del pensiero, d’opinione e d’idee, ancora checchè se ne dica, è contemplata. Non siamo in Cina, o a Cuba, tanto per intenderci. Però proprio per questo motivo è doveroso dissentire fortemente dalle tesi dei messaggeri di morte, della cultura di morte che si è radicata nella società e che si scaglia proprio sui più deboli: malati terminali, presunti coma dai quali non ci si dovrebbe svegliare più. Poi la vita, (o il Padreterno), che è più forte della morte, guarda che scherzo ti fa : Una donna quasi in stato vegetativo, dopo un aneurisma cerebrale che l’ha colpita, ha dato alla luce una bimba agli ospedali Riuniti di Bergamo. La piccola, venuta alla luce ieri con un parto cesareo alla 33esima settimana di gravidanza, pesa 2 chili e sta bene. Dunque la persona in stato vegetativo è viva. Altro caso clamoroso, quello del noto giornalista cattolico Antonio Socci, (NELLA FOTO), autore di libri di successo, di una lunga carriera giornalistica, attualmente direttore – per conto della Rai – della Scuola superiore di giornalismo radiotelevisivo di Perugia. Sei mesi alla sua figlia maggiore Caterina gli ferma improvvisamente il cuore, ed entra in coma. Socci attraverso il suo sito affronta la vicenda con fede, anche se con comprensibile preoccupazione, comincia a ricevere montagne di messaggi di incoraggiamento e preghiere, si forma una catena di preghiera, Socci è convinto che Caterina si risveglierà anche se da buon cristiano si rimette alla volontà di Dio. Dopo sei mesi Caterina si risveglia. Sta meglio, si è risvegliata dal coma, ma il suo processo verso una vita normale è ancora lungo. Il libro di Antonio Socci è anche un viaggio nella fede, messa a così dura prova dal dramma. Lui, da sempre cristiano, noto per avere dedicato libri a Papa Giovanni Paolo II e a Padre Pio, racconta quanto la fede lo abbia aiutato a sperare. Poi, dopo mesi di buio, Caterina si risveglia all’improvviso. Succede in ospedale, mentre la mamma le legge un passo dal “Giovane Holden” di Salinger. Deve essere stato un brano comico, perchè Caterina si lascia andare a una risata gioiosa e liberatoria. Da allora la sua vita riprende. E così suo padre decide di raccontare la sua esperienza in un libro, per testimoniare “ciò che mi ha sostenuto finora, che mi ha dato conforto, coraggio, forza e anche gioia pur fra le lacrime” dice Socci che ha già condiviso la sua esperienza con i lettori, quelli del suo blog, nel quale ha descritto passo per passo la sua vicenda. Effetto dell’operato dei medici? Sicuramente sì. Effettio delle preghiere? Sicuramente sì. Le due cose messe insieme? Probabilmente sì. Ora qui non si vuol dire che siccome uno è credente Dio gli fa il miracolo e ad uno che non è credente,  no. Il problema è un altro, l’approccio alla vita e alla morte. Fermo restando il libero arbitrio di cui si accennava sopra, c’è chi si sente padrone della propria vita e di quella degli altri e chi invece sa che al di sopra c’e’ un Dio da cui dipendono tutte le cose. E l’atteggiamento più corretto secondo chi scrive, sarebbe, ma non soltanto in tema di testamento biologico, di affidarsi alla Provvidenza. Aver fede vuol dire aver fiducia.Fiducia in un Padre che per ogni vita ha un progetto e che questo progetto non è solo per questo mondo, ma anzi che è in funzione di una vita eterna, di cui la morte è solo un passaggio obbligato, per motivi  che qui non approfondisco, invito chi eventualmente è interessato a leggersi il Catechismo universale della Chiesa Cattolica. Dunque il punto è: affidare la proprio vita nelle mani di chi è l’artefice della vita. E sottomettersi ai suoi imprescrutabili e misteriosi progetti, anche e soprattutto quando non capiamo, e certi eventi possono lacerare la nostra flebile esistenza: “Infatti i  miei pensieri non sono i vostri pensieri, ne le vostre vie sono le mie vie”, (Libro di Isaia capitolo 55, versetto icon cool Il commento/ SOCCI ENGLARO: MESSAGGERI DI VITA, MESSAGGERI DI MORTE

                                                                                                                Giancarlo Padula

Tags: ,

One Response to Il commento/ SOCCI-ENGLARO: MESSAGGERI DI VITA, MESSAGGERI DI MORTE

  1. Franco Bordoni on 27 agosto 2010 at 15:46

    Quello che si individua come punto centrale, è esattamente il centro della questione.
    Ferma restante la gioia per le nascite e per le guarigioni, sempre desiderate anche oltre ogni ragionevole dubbio, e il cordoglio per chi è mancato; fermo restando il rispetto delle opinioni, e, soprattutto, sottolineato il diritto di tutti e di ciascuno ad affrontare la vita (e la sua conclusione) come meglio crede, non mi sento di concordare.
    Le affermazioni e il “taglio” complessivo dell’articolo sono quantomeno “apodittici”.
    Potrei, da laico e ateo (militante), affermare e sostenere l’esatto contrario partendo da convinzioni diametralmente opposte, ma anche questo sarebbe apodittico e autoreferenziale.
    Invece, sempre da ateo/laico, dico che la questione non sta tanto nel credere o non credere che le preghiere possano essere efficaci quanto (o quasi) le cure mediche, ma nel garantire a tutti e ciascuno la libertà di ricorrere come meglio crede alle une o alle altre (o a entrambe, o a nessuna delle due) in base alla propria convinzione, alle proprie speranze e, perché no, al proprio stato d’animo e disposizione interiore.
    Comprendo perfettamente chi trova inconcepibile venire meno ai dettami della religione che professa, ma non mi risulta che qualche ministro o qualche funzionario abbia spedito a casa Socci la Benemerita con un’ordinanza basata sulla sentenza della Cassazione per il caso Englaro.
    Il contrario è successo, ed è stato, francamente disgustoso (considerando anche l’evidente strumentalizzazione politica e mediatica)!

    D’altra parte, la libertà (indiscutibile ed intangibile) di ciascuno di professare il proprio credo è garantita solo dal riconoscimento del diritto di non professarne alcuno.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Cerca nel sito

Il Fatto

Dall'Italia

ANNUNCI

GIORNALI

Interviste Radiofoniche

Link turistici

Ristoranti

Romanzi

  • LA FOGLIA GRIGIA di Alessandro Cannevale – Intervista all’autore- Ed. Einaudi