UN SECONDO INCENERITORE, LO HANNO DECISO GIUNTA E DIRIGENZA DELLA REGIONE. MA I TERNANI SONO STATI CONSULTATI?

luglio 30, 2009
By Giancarlo Padula

 SERVIZIO A CURA DI ENRICO CARDINALI      

 

 

inceneritori[1]Il sindaco Raffaelli e il presidente dell’ASM Porrazzini, sotto scacco per l’inchiesta del pubblico ministero Elisabetta Massini, avevano promesso nei mesi scorsi una condotta democratica e attenta alla volontà della popolazione per ogni decisione sul trattamento dei rifiuti urbani. In particolare Giacomo Porrazzini aveva fatto un’apertura di credito verso il trattamento meccanico-biologico o “a freddo”. Evidentemente le paure di natura giudiziaria sono state razionalizzate, ridimensionate e accettate, pur di giocare una partita in cui sono coinvolti rilevanti interessi e la circolazione di ingenti somme di denaro. Così la regione ha approvato il 5 maggio la delibera sul Piano per la gestione dei rifiuti, che, mentre blandisce l’opinione pubblica sbandierando l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata entro il 2013, fa passare – o almeno ci prova – un grosso inceneritore per ciascuna provincia. Ancora una volta la popolazione ternana ha potuto apprendere solo dai giornali e a cose fatte le decisioni prese in quel di Perugia, in totale dispregio di ogni principio di partecipazione. Nella conca ternana e in relazione alle esigenze dell’ATO n° 4 saranno bruciate 40 mila tonnellate di rifiuti l’anno, utilizzando quasi sicuramente l’impianto Terni Ena dell’ACEA, l’ex municipalizzata delle giunte di sinistra romane e oggi uno dei maggiori gruppi industriali nei servizi di pubblica utilità che, naturalmente, ha costruito il suo impero sulle “facilitazioni” garantite dagli sponsor politici.

E’ chiaro che il suo business abbia la precedenza rispetto alla salute di una popolazione che è già gravata da un 30 % di casi di cancro in più rispetto alla media nazionale. “Macché indagini sulle implicazioni ambientali e sanitarie da parte di un’ASL o di una università!Macché Principio di Precauzione!” sembra di sentirli “Noi non siamo mollaccioni come Marrazzo nel Lazio o Chiamparino a Torino! Tutto razionale e pulito, non preoccupatevi, pensiamo a tutto noi!”. Non importa se nel rapporto dell’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) viene affermato categoricamente come l’incenerimento sia fra tutte le tecnologie di trattamento dei rifiuti in assoluto la meno rispettosa dell’ambiente e della salute. Questo poiché la combustione trasforma anche i rifiuti relativamente innocui, quali imballaggi e scarti di cibo, in composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, polveri fini, ceneri volatili e ceneri residue. Non importa che eminenti scienziati, uno per tutti  Stefano Montanari, Direttore scientifico del Laboratorio di Nanodiagnostica di Modena, abbiano smontato con estrema chiarezza questo volgare e colossale imbroglio. “ In realtà incenerendo i rifiuti non li si elimina affatto, ma semplicemente li si trasforma in particelle tanto piccole da farle scomparire alla vista, la cui tossicità aumenta man mano che esse divengono più minute, particelle che sono destinate ad entrare nel nostro corpo attraverso l’aria che respiriamo e la catena alimentare.
Da una tonnellata di rifiuti bruciata si ricava infatti una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide da stoccare all’interno di discariche per rifiuti speciali, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca da depurare e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso smaltire, con l’aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenetico”. L’incenerimento è anche un dispositivo ideologico: occulta e distrugge la responsabilità delle industrie, permettendogli di continuare a produrre sostanze altamente tossiche e di appesantire la circolazione delle merci con imballaggi e contenitori ingombranti e non riutilizzabili. Va esattamente nella direzione opposta alla maturazione culturale dei consumatori e alla consapevolezza della necessità di affrancarsi da un modello di sviluppo come quello attuale, improntato al consumismo più sfrenato, che ingenera per forza di cose un incremento altrettanto sfrenato dei materiali di scarto. I rifiuti smaltiti nella maniera più efficiente e sicura sono quelli che non vengono prodotti ed è proprio nell’ottica di una drastica riduzione dei materiali di scarto che sarà necessario muoversi qualora si voglia affrontare il problema in maniera organica. Un altro luogo comune della retorica pro-inceneritori è che incenerire elimina le discariche. Nulla di più falso: gli inceneritori producono una tonnellata di ceneri residue ogni tre tonnellate di rifiuti bruciati. Queste ceneri vanno smaltite in discariche speciali per rifiuti tossici nocivi, che sono più costose e pericolose delle altre discariche. Inoltre le polveri prodotte (tanto più fini quanto più “moderni” sono gli impianti) sono talmente minuscole che non si fermano ai polmoni: raggiungono il sangue in 60 secondi e tutti gli altri organi in un’ora (feti compresi) e possono alterare il DNA umano. Insomma, siamo noi e il nostro corpo a diventare delle discariche! E ancora: incenerire spreca energia (lo sappiamo, questa è difficile da credere).
Persino la Banca Mondiale ha manifestato seri dubbi sulla loro convenienza energetica. Ad esempio, per mantenere la combustione dei rifiuti, l’inceneritore di Brescia utilizza ogni anno più di 5 milioni di metri cubi di metano. E soprattutto anche i rifiuti hanno un costo energetico! Produrre merci che poi diventano rifiuti costa in euro ma anche in energia, e incenerire significa “buttare” l’energia usata per produrre quella merce. Insomma, la produzione di energia degli inceneritori è negativa. Viceversa riciclare è energeticamente vantaggioso, perché creo qualcosa che poi potrò riutilizzare, risparmiando materie prime ed energia, mentre per realizzare un nuovo contenitore di plastica si utilizzano circa 240 litri d’acqua, 1,5 kWh d’energia e si emettono 134 grammi di anidride carbonica. Le parole “termovalorizzatore” e “termoutilizzatore” sono un’impostura. La Comunità Europea ha diffidato l’Italia dall’usare parole diverse da quella corretta, che è “inceneritore”. In pratica hanno inventato nuove parole che mistificano la realtà. Le cose non vanno meglio dal punto di vista dell’emissione di anidride carbonica. Un documento della Comunità Europea paragona le diverse strategie di trattamento dei rifiuti, stimando i kg di Co2 risparmiati. riciclaggio e compostaggio: -461
trattamento meccanico-biologico: -366
incenerimento: -10 In pratica, ogni tonnellata di rifiuti che (invece di essere riciclata) viene incenerita, crea 451 kg di gas serra in più! Incenerire ruba risorse. I rifiuti possono farci risparmiare materie prime (per esempio, ogni kg di plastica prodotto dal riciclo ci fa risparmiare 3 litri di petrolio). Ma allora perché questa “industria” è tanto fiorente? Perché è drogata: contro il volere della Comunità Europea, l’Italia è l’unico stato al mondo che finanzia l’incenerimento dei rifiuti con il 7% della “bolletta”. Dal 1992 l’ energia prodotta da combustibili fossili ed inceneritori viene “assimilata” alle fonti di energia rinnovabili e per 16 anni ha gravato sul singolo utente quale parte del sovrapprezzo.
Nel resto d’Europa (Germania, Austria, Belgio, Danimarca) l’incenerimento è scoraggiato da tasse aggiuntive, proprio perché inquina!
Per quanto riguarda l’Italia i CIP6 agli inceneritori (cioè i finanziamenti impropri) sono pari a 53 MILIARDI di euro!!! E poi vengono a dirci che per le fonti rinnovabili non ci sono i soldi!
O magari che le fonti rinnovabili non possono risolvere il problema della richiesta energetica! Ma con 53 MILIARDI potevano regalare un pannello fotovoltaico domestico a 3 milioni e mezzo di famiglie italiane!
In Germania (una nazione meno luminosa di noi) le fonti rinnovabili rappresentano più del 20%   della produzione nazionale di energia. Ci sono regioni, come la Navarra in Spagna, che hanno più del 60% di energia prodotta da fonti rinnovabili (prevedono il 100% entro il 2010!)
In Lombardia ci sono 13 inceneritori (in Italia sono 52) e la loro produzione energetica rappresenta meno del 2% della produzione totale della regione. Ce n’è abbastanza per dire che incenerire è solo un business economico, una speculazione che fa guadagnare i soliti “furbi” a scapito della nostra salute! Vale dunque la pena ricapitolare i principali pericoli determinati da questa tecnologia: centinaia di documenti medici e scientifici dimostrano che tutti gli inceneritori producono nanopolveri (polveri minuscole e altamente tossiche) non regolate dalle leggi vigenti e non monitorate dalle centraline delle nostre città. In Italia causano un calo di vita medio di 9 mesi. Provocano innumerevoli danni alla salute come infarti, ictus, malformazioni fetali,Parkinson, Alzheimer e numerosi tumori. Questa è l’ubicazione degli inceneritori e la relativa riduzione di aspettativa di vita (in mesi) a causa delle polveri fini (PM2,5) Da tempo si sa che i metalli pesanti (arsenico, berillio, cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo e così via) sono estremamente tossici (in particolare neurotossici), mutageni e cancerogeni. E questo non è poco. Così come sono note patologie come asbestosi, silicosi, talcosi, antracosi, ecc. Ma, come avvenuto per l’amianto, che era considerato pericoloso e causa di asbestosi, appunto, fin dal 1863, e soltanto nel 1992 è stato messo fuorilegge, in quanto già pochissime fibre possono causare, anche a distanza di trent’anni, il mesotelioma della pleura e, più raramente, del peritoneo  – con un picco di mortalità previsto nel 2015 – sebbene segnalazioni allarmate circolassero negli ambienti sanitari già negli anni ’70, poteri centrali e locali, aziende ex-municipalizzate ed ecomafie occultano vergognosamente ciò che la ricerca scientifica ha disvelato. E cioè che le sostanze emesse nell’atmosfera non sono soltanto tossiche, cancerogene e agenti delle tradizionali patologie polmonari, ma, entrando nel letto circolatorio, causano intorno a sé grumi di fibrina e trombi, che vanno ovviamente a produrre infarti e ictus. Si calcola che  un aumento di 10 mcg/m3 nei PM2,5  è associato con un aumento del 18% nelle morti per cardiopatie ischemiche, e che  l’11% di tutti gli ictus può essere attribuito a inquinamento dell’aria all’aperto. E’ come se si fosse scoperto un abisso. Gli stessi ricercatori ne sono stati sorpresi, e tuttavia questa è solo la punta dell’iceberg: c’è da essere atterriti considerando che, oltre ai metalli pesanti (per giunta radioattivi quando si bruciano rifiuti radioattivi),  gli inceneritori emettono centinaia di composti chimici, la maggior parte sconosciuti, ma alcuni famigerati, come le diossine e i furani. La loro pericolosità aumenta esponenzialmente reagendo insieme, trasportati dalle nanoparticelle entrano in profondità nei tessuti e vi restano per sempre, possono passare attraverso parecchie generazioni, formano legami covalenti con il DNA, attivando oncogeni, bloccando geni anti-tumore e in generale scassando il sistema immunitario. Ecco, in altre regioni si cerca di negare questi rischi spaventosi con studi commissionati ad agenzie compiacenti o collegate con i costruttori di inceneritori, si arriva perfino all’assurdo di farli sedere nelle commissioni di Registro dei tumori, ma tutto questo frenetico agitarsi tradisce almeno la consapevolezza di quanto sporca sia la partita. A Perugia, evidentemente contando sull’atassia di una popolazione fedele e sottomessa da sessant’anni, nonché sulla collusione dei media, si è preferito saltare questo magma di problemi, fingendo, semplicemente e banalmente, che non esistano. Spetterà dunque alla società civile riprendere nelle sue mani questioni che riguardano la vita, la salute e la morte anche delle generazioni a venire, schiaffeggiando e delegittimando l’infinito cinismo di questi ineffabili signori.

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