2/GIUSVA: “SULLA VICENDA CI SONO SPAZI PER LAVORARE”

3 agosto 2009
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Stragedibologna 21 250x163 2/GIUSVA: SULLA VICENDA CI SONO SPAZI PER LAVORARE Sulla strage di Bologna “ci sono spazi per lavorare”. Lo ha detto all’ANSA l’ex terrorista Valerio Fioravanti, condannato per l’atto terroristico insieme alla moglie Francesca Mambro per il quale entrambi si sono sempre dichiarati innocenti. “Ci sono spazi per lavorare – ha aggiunto – ma lo devono fare persone più titolate di me. Persone competenti ed anche neutrali, visto che io sono parte in causa”.
Per l’ex terrorista dei Nar Valerio Fioravanti – condannato all’ergastolo per la strage della stazione di Bologna – già da qualche mese, è scattato il termine dei cinque anni di libertà condizionata con la conseguenza che la sua pena è stata dichiarata estinta e, ora, é a tutti gli effetti un uomo libero. A confermare la notizia riportata è l’avvocato Michele Leonardi, che ha assistito Fioravanti e la moglie Francesca Mambro, anche lei condannata per la stessa strage, e che potrebbe riacquistare la piena libertà nel 2013 avendo ottenuto la libertà vigilata solo da un anno.
“Non ho proclami da fare”, afferma, ironicamente, Valerio Fioravanti, parlando della riacquistata libertà. Niente altro da dire né commentare se non che – aggiunge all’ANSA – il tempo che “ho lo uso al meglio”. La mattina, infatti, come spesso accade, Fioravanti l’ha trascorsa accudendo la figlia.
Da tempo Fioravanti chiede una nuova lettura del processo per la strage di Bologna. Due anni fa, in occasione della pubblicazione del libro di Andrea Colombo (“Storia nera. Bologna, la verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti”), l’ex fondatore dei Nar lanciò un messaggio chiaro: “Ora che ho finito di scontare la pena, che sono un uomo libero, chiedo di ragionare sul processo della strage di Bologna, cercare la sua verità storica. I processi non si discutono ma la storia è più complessa”.
 ”Sono un cittadino con un passato particolare – disse a suo tempo – ma un cittadino come tutti, che vuole che sia appurata la verità. Non chiedo la grazia, come Sofri, né altri eventuali vantaggi giudiziari, non ne ho bisogno, ma chiedo di ragionare sul processo. Il mio certificato penale è composto da 27 pagine, mezza pagina riguarda Bologna. Io non nego nulla delle 26 pagine e mezzo. Ma quella mezza pagina non mi appartiene, né a me né a Francesca. E’ una richiesta che facciamo con garbo. Non facciamo le vittime. Non ci è poi andata male nella vita, soprattutto ora che abbiamo una figlia. Ma il punto è: ora che nessuno paga più sulla propria pelle, nessuno tranne i parenti delle vittime, vogliamo o no parlare con serenità di quanto è avvenuto? E’ indubbio che tante cose nel processo non tornano. Perché, ad un esempio, una giuria popolare, al secondo grado del processo, ci ha assolti? Ed un’ altra giuria popolare ha assolto anche Ciavardini. Poi, invece, una parte della magistratura con ragionamenti strettamente giurisprudenziali ha invertito le decisioni della gente comune”.
“Valerio Fioravanti non ha ottenuto alcuno sconto di pena né alcuna concessione: è tornato ad essere un uomo libero perché questo prevede la legge quando, anche nel caso di condannati all’ergastolo, siano trascorsi cinque anni dal conseguimento della libertà vigilata”. Lo sottolinea l’avvocato Michele Leopardi.

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