di Alessio Nannini
Nell’ampio panorama dei movimenti spirituali di ispirazione cattolica, la Koinonia Giovanni Battista è tra le più conosciute e controverse. La nascita si deve alla volontà di un sacerdote argentino arrivato in Italia negli anni del ConcilioVaticano II, don Ricardo Arganaraz, la cui attività pastorale desta sin da principio le attenzioni della Chiesa e dei fedeli. Nel 1969 fonda a Padova, dove insegna filosofia e diritto canonico, una comunità presbiterale che lascia quattro anni dopo perché, dice ai credenti, si sente chiamato a una nuova esperienza di fede. In realtà, come attestato da una documentazione datata 31 luglio 1973, è il vescovo di Padova a revocargli la facoltà di esercizio nella diocesi. Pochi mesi dopo, e a termine di un digiuno durato quindici giorni, Arganaraz “vede” il Cristo apparirgli per l’annuncio di una missione: la fondazione di una comunione (koinonia in greco, per l’appunto) nella quale vivere e svolgere la funzione pastorale secondo i dettami della castità e della devozione. Il luogo indicatogli è Contrada Camparmò, in provincia di Vicenza. In principio la congregazione conta, oltre a don Ricardo, due fratelli e una sorella. Ben presto però il numero dei con giunti sale, attirati dal carisma del sacerdote e dalle sue presunte qualità di guaritore, che esibisce ogni domenica a margine della messa. Ma ogni movimento, anche il più minuto, ha bisogno di un’investitura trascendentale da esibire. Ed ecco dunque che in un giorno dell’anno 1978, una discepola di nome Antonietta e proveniente da Biella riceve una “profezia divina” che diverrà manifesto e preghiera della Koinonia . Nei dieci anni che seguono Arganaraz dà una regola e una struttura alla comunità; e soprattutto, affina le sue doti taumaturgiche che rappresentano (come spesso accade) un forte richiamo sì ai curiosi e alle anime pie, ma anche ai disperati e agli infelici a cui società e scienza non hanno saputo dare risposte e soluzioni. La koinonia si diffonde inoltre al di là delle Alpi, in Germania, Spagna, Polonia e con particolare efficacia in Repubblica Ceca, grazie al riconoscimento da parte di monsignor Frantisek Radkovsky. In Italia invece la comunità non gode sempre dei favori della curia, sebbene il cardinale e allora capo della Conferenza episcopale italiana, Camillo Ruini, ne formalizzi l’accettazione in seno a santa romana Chiesa, nonostante il precedente parere del vescovo di Vicenza che ne aveva segnalato le poco chiare attività. I guai con la giustizia cominciano nel 1996. In questa data emerge la storia di un’anziana fedele che aveva donato alla comunità, per meglio dire a don Ricardo, una somma vicino agli 800 milioni di lire per chiedere la guarigione attraverso la preghiera della sorella e di una nipote, entrambe gravemente malate. Il miracolo però non avviene, e una delle due donne muore. Scatta allora la denuncia per circonvenzione di incapace, e vengono alla luce episodi simili con Arganaraz sempre nelle vesti di guaritore al servizio (molto ben retribuito) di Dio. Accertamenti bancari condotti dalle forze dell’ordine in tutta Italia certificano conti e donazioni per una decina di miliardi dilire, e tra gli offerenti figura il presidente di una squadra di calcio, Ernesto Pellegrini, che per la sua Inter a digiuno di soddisfazioni aveva cercato la vittoria dello scudetto chiedendo di rettamente all’Onnipotente – anche in questo caso il prodigio non si è compiuto. Gli inquirenti scoprono che il denaro, richiesto con la scusa di favorire l’abbellimento delle cosiddette “oasi” sparse lungo la
penisola, rientrava invece nel conto personale del religioso e destinato a non precisati scopi. propone dei corsi a cui si accede soltanto attraverso il versamento di una decima, che serve, dicono, a finanziare le oasi». Che si trovano a Camparmò, Corte Gesia, Recanati, Roma, Caltanissetta. Un altro gruppo, che si incontrava nella chiesa San Paolo a Terni, si è sciolto quando dopo amen è stato scoperto l’inganno.

