
Arriva la pioggia e si aggrava la situazione nelle zone colpite dall’incendio alla Ecurecuperi, perché con la pioggia la ricaduta di diossina è superiore. Per quanto tempo la popolazione dovrà vivere l’emergenza? Il guaio è che è in atto una guerra di “interessi”: politici, economici, personali, sula pelle dei cittadini. Tre mesi senza stipendio per i 22 dipendenti della Ecorecuperi di Vascigliano di Stroncone. Da giugno 2009 non percepiscono più lo stipendio e nessun sostegno al reddito dato che l’attivazione della Cassa Integrazione Straordinaria non ha completato tutto l’iter per essere erogata direttamente ai lavoratori interessati.”Tre mesi senza reddito per 22 famiglie -si legge in un comunicato firmato da Fiom Cgil e Fim Cisl- che hanno perso il lavoro questa è anche l’atra faccia della vicenda dell’incendio della Ecorecuperi”. Insomma 22 famiglie che rischiano di non solo di non avere più il posto di lavoro, ma neanche un reddito minimo garantito.”Le azioni che i lavoratori stanno intraprendendo e intraprenderanno, insieme con le Organizzazioni Sindacali -prosegue la nota- non sono o saranno mai contro le legittime iniziative che il comitato dei cittadini e Legambiente stanno portando avanti per esigere il diritto ad un ambiente non inquinato o contro l’iniziativa della magistratura che deve assolutamente fare il suo corso e trovare eventuali responsabili dell’accaduto, ma esse sono mirate a dimostrare che ci sono anche e soprattutto le esigenze di 22 famiglie che non hanno più reddito come conseguenza della vicenda”. Per quanto riguarda l’aspetto ambientale i quesiti aperti sono tanti: come mai scoppia l’incendio proprio negli ultimi giorni precedenti alla scadenza delle autorizzazioni per lo svolgimento delle attività di stoccaggio dei materiali in quelle condizioni? Come è scoppiato l’incendio? Si dà per certa l’origine dolosa? Quali piste seguono gli inquirenti? Perché l’Arpa si è presa decine di giorni per rendere noti di dati relativi alle analisi sui campioni di terreno, aria, alimenti, in uno stillicidio di notizie date con il contagocce e poi, dopo che il direttore di Terni Adriano Rossi è stato indagato dalla magistratura per ipotesi di reati come il disastro doloso e il commercio di sostanze alimentari contraffatte viene lanciato l’allarme del grave pericolo per la salute dei cittadini se non si rimuove subito il materiale bruciato? Perché questo materiale, nonostante le richieste avanzate fin dal 16 luglio scorso dal sindaco Nicola Baranzoli, non è stato rimosso e rimane sotto sequestro da parte della magistratura? Perché si delinea uno scontro tra Arpa e Magistratura? L’attuale normativa che regola l’attività dell’Arpa è assolutamente inadeguata. Ma non solo in Umbria. In tutto il territorio nazionale perché bisognerebbe analizzare campioni di aria, acqua, terreno, alimenti con un monitoraggio continuo prima che sei verifichi, in zone a rischio un inquinamento ambientale e dopo, perché i parametri possano essere messi a confronto. C’è poi l’intreccio di competenze: Arpa, Asl, Sindaci. I campioni di alimenti prelevati nelle zone colpite a Stroncone, sono stati analizzati nell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, perché per alcuni tipi di analisi occorro macchinari estremamente costosi alcuni dei quali neanche ci sono in Italia.

