IL GIP DI TERNI: “NEL FASCICOLO DI DINO BOFFO NON C’E’ ALCUNA NOTA CHE RIGUARDI LE SUE INCLINAZIONI SESSUALI, E’ PUBBLICA SOLO LA COPIA DEL DECRETO PENALE

31 agosto 2009
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boffo2 IL GIP DI TERNI: NEL FASCICOLO DI DINO BOFFO NON CE ALCUNA NOTA CHE RIGUARDI LE SUE INCLINAZIONI SESSUALI, E PUBBLICA SOLO LA COPIA DEL DECRETO PENALE

Il GIP Pierluigi Panariello,  come previsto, ha concesso soltanto la copia del decreto penale e ha cancellato il nome della parte offesa ( di chi ha subito le molestie ). Secondo Panariello ” il diritto di cronaca può essere soddisfatto attraverso la divulgazione del fatto, cioè di come si è concluso il procedimento. Gli atti processuali, se lo vogliono, possono essere divulgati dalla parti “. Il Procuratore di Terni, Fausto Cardella, era invece favorevole alla pubblicazione di tutti gli atti del processo, omettendo sempre il nome della parte offesa.

smentita allo scoop di Vittorio Feltri, almeno nella sua parte più delicata: “Nel fascicolo riguardante Dino Boffo ‘non c’e’ assolutamente alcuna nota che riguardi le sue inclinazioni sessuali’, dice il gip di Terni. Il giudice Pierluigi Panariello ha parlato con i giornalisti del procedimento per molestie a carico del direttore di Avvenire dopo una serie di richieste di accesso agli atti presentate da diversi giornalisti. Tra gli atti non figurano intercettazioni telefoniche. Ci sono invece i tabulati relativi al telefono di Boffo. ”Non c’e’ alcuna nota che riguardi le sue inclinazioni sessuali” nel fascicolo a carico di Dino Boffo relativo al procedimento per molestie concluso con un decreto penale di condanna di 516 euro. A confermarlo oggi ad alcuni giornalisti presenti in Procura a Terni, il giudice per le indagini preliminari, Pierluigi Panariello che dovra’ decidere sulla richiesta di accesso agli atti presentata dai cronisti. Una decisione che dovrebbe arrivare non prima di martedi’mattina 1° settembre, e dopo che anche il procuratore della Repubblica di Terni, Fausto Cardella, avra’ dato il suo parere.  Che sembra del tutto scontato. Il fascicolo relativo alla vicenda processuale del direttore di Avvenire e’ attualmente conservato negli archici del tribunale di Terni. Non sono piu’ in servizio a Terni, invece, il pubblico ministero che all’epoca della vicenda coordino’ le indagini e il gip che firmo’ il decreto penale di condanna. Tra gli atti del procedimento presenti nel fascicolo non figurerebbero le intercettazioni telefoniche mentre ci sarebbero i tabulati relativi al telefono dal quale sarebbero partite le chiamate moleste. Comunque il gip ha già chiarito. Si attendono sviluppi  e mentre continua davvero l’immorale corsa al massacro, spunta l’inquietante ombra die servizi segreti deviati. Nei giorni scorsi diversi vescovi italiani hanno ricevuto una lettera anonima che parlava della vicenda Boffo, lettera che i prelati hanno cestinato. Chi sono stati gli ispiratori dell’attacco del Giornale ad Avvenire?

Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), dice il presidente Francesco Rutelli, “non ha ricevuto finora alcuna segnalazione su coinvolgimenti diretti o indiretti di persone legate ai servizi di informazione”, ma dedicherà il “massimo di attenzione ad ogni notizia a questo proposito e vigilerà perché non si registrino deviazioni, in qualunque direzione, dai compiti istituzionali in un momento molto delicato per la vita democratica”. Come dire: Rutelli assolve l’intelligence “a proposito degli articoli di stampa che ipotizzano la formazione di documentazione illecita”, ma assicura che il Copasir non starà a guardare, pronto a intervenire di fronte a qualsiasi sospetto di attività deviata da parte degli 007. Ma se “restano i fatti” che hanno determinato il decreto penale contro Boffo, come ha sottolineato oggi il direttore del Giornale Vittorio Feltri, resta anche l’interrogativo su cosa sia il documento sul quale il quotidiano ha fondato il suo servizio giornalistico contro il direttore dell’Avvenire. Di sicuro non è un atto giudiziario, sia perché atipico (nessuna relazione accompagna una richiesta di rinvio a giudizio), sia per le troppe inesattezze procedurali che contiene; né appare una informativa per l’autorità giudiziaria, perché non ne ha le caratteristiche. Una lettera anonima? Un documento confezionato “su commissione” e poi recapitato al Giornale? Dice Emanuele Fiano, deputato del Pd e componente del Copasir: c’é un modo “semplice a disposizione del direttore del Giornale per chiarire ogni possibile supposizione sull’origine della cosiddetta ‘informativa’ riguardante il direttore dell’Avvenire Boffo. Feltri tiri fuori dalla cassaforte, se ce l’ha, questo ipotetico documento. Sarà così possibile stabilire la sua natura e se in questa vicenda siano coinvolte istituzioni dello Stato”. E’ ovvio – conclude – che, “se dovesse emergere un qualche uso improprio di apparati dello Stato, il Parlamento, con i suoi organi di controllo, avrebbe il diritto-dovere di intervenire”.

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