Si fa strada il sospetto di una talpa in tribunale, che da tempo ha avuto accesso al fascicolo e ne ha diffuso delle parti (come il casellario giudiziario, apparso sul famigerato ‘dossier Boffo’ spedito a centinaia vescovi). ‘Il Giornale’, pubblicandolo, avrebbe coperto il codice operativo (”cioè chi materialmente ha prelevato dalla rete il certificato”, accedendo al database del tribunale con tanto di password) e “il tribunale dove quel qualcuno ha effettuato la ricerca”. Chi ha passato a Il Giornale il certificato del casellario giudiziale di Dino Boffo? E’ il mistero della talpa di tutta questa storia.
Chi si è impossessato di quel documento? Chi l’ha richiesto? Quali tracce ha lasciato? L’accesso a quel certificato non è cosa facile. Può averlo il diretto interessato, può averlo una qualunque autorità giudiziaria, può averlo anche una pubblica amministrazione, intendendo per pubblica amministrazione anche un apparato di polizia o un comando dei carabinieri. Però per ottenerlo è necessario “entrare” nel sistema del casellario giudiziale con una password, insomma mettere la propria firma.
Nel documento pubblicato da Il Giornale è stato accuratamente omissato il codice operativo (cioè chi materialmente ha prelevato dalle rete il certificato) ed è stato omissato anche il tribunale dove quel qualcuno ha effettuato la ricerca. Due tratti di penna per non offrire indicazioni su chi l’ha fatto e dove è stato fatto. Di sicuro non è “entrata” nel sistema un’autorità giudiziaria, perché il disegno della pagina dei certificati del casellario giudiziale richieste da magistrati è un altro. Quella prima pagina è come un’impronta. Se non è stato il diretto interessato – il direttore Boffo – per esclusione resta solo qualcun altro: nella pubblica amministrazione. Mistero….
(Fonte: I Giornalieri)
“Chiedere scusa? A chi e per cosa non capisco”. Il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, non retrocede di un passo nella vicenda delle rivelazioni sul direttore di Avvenire, Dino Boffo, e a Radio Anch’io su Radiouno spiega: “Non ho nessuna arma se non la penna e da questa vicenda traggo un unico insegnamento: che in Italia si può parlare male solo di alcuni ma se si alzano gli altarini di altri si viene sommersi dagli insulti”. Feltri difende il documento che ha pubblicato su Boffo: “non é una velina ma un decreto penale di condanna in cui si accenna a molestie a sfondo anche sessuale. C’é una velina, ma non è questa, fatta circolare dai servizi segreti del Vaticano”. Secondo il Gip dal numero di telefono consegnato agli inquirenti dalla donna sono risaliti ad una utenza telefonica in uso al direttore di Avvenire. Sempra a riguardo delle indagini, il Gip ha ribadito che Boffo si è sempre dichiarato estraneo ai fatti e alle molestie.
(Fonte: Agenzia Ansa)

