
Le associazioni di pescatori, ambientaliste, sportive, gli operatori economici e turistici, gli agricoltori e i molti cittadini che hanno costituito il 15 settembre il comitato “Salviamo la Valnerina” stanno incassando i primi risultati. Hanno infatti determinato un serio ripensamento della Provincia sul progetto di realizzare 10 centraline idroelettriche lungo il fiume Nera, nel tratto da Ferentillo a Collestatte. “Salviamo la Valnerina” ha subito denunciato tale minaccia all’ecosistema, già precario, del Fiume Nera e della Valnerina, promuovendo una petizione popolare e un’assemblea pubblica per il 3 Ottobre presso il cinema di Arrone alle ore 15.30, dove saranno chiamati a pronunciarsi i sindaci dei comuni della Valnerina, la Provincia di Terni, la Regione Umbria e la Comunità Montana. Gli amministratori, generalmente indifferenti alle istanze delle popolazioni, stanno tornando sui propri passi, al punto che Fabrizio Bellini, assessore all’ambiente della Provincia di Terni, dichiara con nettezza «effettivamente, otto centraline idroelettriche lungo il Nera sono troppe – aggiungendo – è vero che le centraline producono energia pulita e rinnovabile, ma se il costo ambientale è troppo elevato non vale la pena», mentre il presidente, Feliciano Polli, si limita ad ammettere che «sono parecchie». A palazzo Bazzani è arrivato il momento di affrontare la questione legata alla possibile realizzazione di otto centraline idroelettriche lungo il fiume Nera. I progetti sono già stati presentati da alcuni privati, determinati ad investire nel campo delle energie rinnovabili, utilizzando fondi comunitari. Appunto il costo ambientale è troppo elevato per il neonato comitato. «Centraline di questo tipo deturperanno per sempre il Nera – dichiara Roberto Nevini, coordinatore del comitato, e ancora una volta spiega – per tale realizzazione occorre creare degli invasi che modificheranno l’ecosistema del fiume». Comunque, la pillola sarebbe addolcita dal fatto che la metà di queste centraline verranno ricavate da impianti già esistenti, riducendo quindi il numero di nuove installazioni.
«Dialogheremo costantemente con tutte le parti interessate per fare in modo – assicura Feliciano Polli, presidente della Provincia – di trovare una soluzione il più equilibrata possibile». Ma bisogna sapere che l’iter procedurale per la realizzazione o meno di queste centraline è arrivato in Regione, per cui spetterà a palazzo Cesaroni esprimersi in merito alla questione e rilasciare le necessarie valutazioni (impatto ambientale e strategica) per consentire l’inizio dei lavori. Fa piacere registrare che le decine di comitati e di associazioni nati in tutta la regione – al punto che non è improprio parlare di un movimento ecologista di seconda generazione – riescono a portare a casa significativi risultati, forniscono spesso l’impulso per l’avvio di grandi inchieste giudiziarie, come quelle relative all’inceneritore di Terni e al finto depuratore di Bettona, si radicano tra i cittadini e nelle situazioni reali, spostano rapporti di forza con poteri astuti e sfacciati, e in generale restituiscono nobiltà alla politica. L’Umbria non è più “il cuore verde d’Italia”, ma si aggiunge ad esempi di resistenza a grandi nefandezze, che pretendono di schiacciare i diritti delle popolazioni, come Chiaiano ed Acerra, contro le discariche, Scanzano contro le scorie nucleari, Vicenza ed il comitato No dal Molin contro la nuova base USA, Civitavecchia contro la centrale a carbone, Taranto contro il gassificatore di Nichi Vendola e la diossina di patron Riva, e centinaia d’altri, contro tutte le forme di devastazione dell’ambiente. Tutte lotte che, al di là della pratica di specifici obiettivi, hanno il grande merito di restituire senso ed effettualità alla democrazia.
Enrico Cardinali