TENSIONE A TERNI PER L’ARRIVO DI MARIO MERLINO ALL’HOTEL DE PARIS, PRESENTA IL LIBRO: “ATMOSFERE IN NERO”

14 settembre 2011
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Il titolo: “Atmosfere in nero”. La casa editrice: ‘Settimo sigillo’. Gli organizzatori: “Ordine futuro”, il magazine di Forza Nuova. Il luogo: Hotel de Paris Terni. La data: mercoledì 15 settembre 2011, ore 16. I relatori: Roberto Mancini, professore di storia e filosofia, Rodolfo Dideri, professore di storia e filosofia, moderatore Marco Petrelli responsabile ternano di Forza Nuova e ‘Ordine futuro’. L’autore? E qui viene forse l’aspetto più interessante: Mario Merlino, (nella foto, all’epoca della strage di Piazza Fontana e com’è oggi), uno dei personaggi merl2 o1 TENSIONE A TERNI PER LARRIVO DI MARIO MERLINO ALLHOTEL DE PARIS, PRESENTA IL LIBRO: ATMOSFERE IN NERO più controversi e discussi degli anni bui della Repubblica italiana. 67 anni, è un docente e scrittore italiano, fortemente orientato a destra e questo appuntamento viene fortemente contestato dai cobas Terni e dal cartello Arci Terni, Arciragazzi “gli anni in tasca”, Associazioni: Amici del Manifesto, “Buaba”, “Demetra”, “Interni Stranieri”, “il Pettirosso”, “Plaza de Mayo”, “primi della stra-da”, Blob Lgc.-Laboratorio comunicazione, comitato anti-fascista cittadino di Orvieto, Centro sociale “Germinal Cimarelli”, Circolo libertario ternano “Carlotta Orientale”, Confederazione Cobas, Curva Est Ternana, Alerta Network, USPK, F.G.C.I., Giovani Comunisti, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei comunisti Italiani, Sinistra ecologia e libertà. Scrivono tra l’altro nel loro portale:
“Mario Merlino, fascista, legato da 40 anni a dirigenti dell’estrema destra quali Stefano Delle Chiaie e Pino Rauti, provocatore, informatore dei servizi segreti e delatore, ha condotto, dalla fine degli anni Sessanta in poi, diversi tentativi di infiltrazione nell’estrema sinistra e nel movimento anarchico. Ricordiamo il ruolo che egli svolse nelle indagini relative alla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e alla successiva strategia della tensione, accusando ingiustamente Pietro Valpreda ed altri anarchici di essere i responsabili dell’eccidio. Ordine Futuro, Settimo Sigillo, Forza Nuova e Casa Pound sono gruppi neofascisti che mantengono organici legami con i macellai della RSI e con i personaggi collegati alle efferate stragi fasciste dei passati decenni e con i loro diretti eredi, e alternano pestaggi, aggressioni ed attentati a iniziative pseudoculturali, fatte per attirare gli sprovveduti e riscrivere, falsificandola, la storia.
E’ un oltraggio alle tradizioni antifasciste, operaie e democratiche della nostra città consentire a soggetti protagonisti della strategia della tensione e responsabili di tali infamie di plagiare giovani e giovanissimi”. Risponde Ordine Futuro con un comunicato a firma del responsabile e curatore dell’iniziativa, Marco Petrelli: “Tronfi ed armati di banale retorica i Comitati di Base hanno escogitato un nuovo efficace sistema per prendersi una giornata di stacco dal lavoro: un piccolo presidio per nostalgici sessantottini in L.go Villa Glori, quella stessa piazza nella quale contestarono il libro su Acca Larentia, giungendo ad attribuirci responsabilità per le guerre coloniali in Libia ed Abissinia”. Accanto al sindacato anche organizzazioni dell’estrema sinistra”. Continua Petrelli: “Basti pensare che, tra i firmatari del comunicato, ci siano gruppi che si richiamano a valori di uguaglianza e democrazia, valori traditi e calpestati nel cercare di proibire una libera manifestazione, ad altrettanto libere persone che mai, in un anno di lavoro, hanno trasgredito alle comuni regole del viver civile. La sigla sindacale legittimizza nuclei estremi e prevaricatori, come il CSA Cimarelli e l’associazione Primi della Strada, recentemente protagonista di un campo paramilitare sulle montagne di Polino. Anche in questo ultimo caso una presenza istituzionale, quella dell’assessore alla cultura Simone Guerra, forse ignaro dei reali fini dell’iniziativa gestita da PdS e Patria Socialista”.

“La soddisfazione – comunica la RAT – perchè il nome e i luoghi di Pazzaglia non sono stati strumentalizzati dagli squadristi del 2000 per tentare di legittimarsi nella nostra città dalle profonde tradizioni operaie ed antifasciste”. La ‘rete antifascista’, replica che ”organizzerà un ‘presidio democratico’ a Largo Villa Glori dalle ore 16 e l’operazione di informazione sulle responsabilità storiche e politiche dell’infiltrato Merlino”. Di origine romagnola, Mario Merlino, tra il 1962 e il 1968 milita in vari gruppi di estrema destra. Nel 1965 partecipa al convegno dell’Hotel Parco dei Principi sulla guerra rivoluzionaria. Trascorre lunghi periodi in Germania, dove, tra il ’65 e il ’66, prende parte a un campo clandestino di addestramento organizzato dai neonazisti di “Nazione Europea”. Successivamente frequenta l’ambiente anarchico, inizialmente il circolo “Bakunin”, nel novembre 1969 il Circolo anarchico 22 marzo di Roma. Nello stesso anno 1969 viene arrestato all’indomani della strage di Piazza Fontana; furono arrestati anche altri cinque aderenti al circolo anarchico 22 marzo. Riuscirono poi a scagionarsi da questa accusa e furono scarcerati tre anni dopo. Nel 1979 la Corte di Assise di Catanzaro lo condanna a quattro anni di reclusione per associazione a delinquere nell’ambito del processo per la strage di Piazza Fontana; la condanna per associazione sovversiva è confermata al processo di secondo grado (1981). In seguito alla riapertura del processo per l’annullamento della sentenza di Catanzaro da parte della Cassazione, viene assolto dalla Corte d’assise d’appello di Bari per insufficienza di prove (1985) e infine definitivamente prosciolto nel gennaio 1987 dalla Cassazione. È stato insegnante di storia e filosofia al liceo scientifico “Francesco d’Assisi” a Roma, inoltre cura la conoscenza della storia recente con corsi scolastici, saggi e articoli, conferenze e rappresentazioni teatrali in collaborazione con l’associazione culturale Raido e la casa editrice Settimo Sigillo. Tra le sue opere, si ricorda la cura della ristampa dei Poemi di Frenes di Robert Brasillach, unitamente E venne Valle Giulia. Nel libro Ritratti in piedi ha raccontato un’antologia di tipi umani e figure delle vicende che lo hanno coinvolto sia sul piano personale che su quello generazionale, scritti nati dall’esperienza di vita vissuta negli anni di cui è stato tristemente partecipe. Le sue pubblicazioni e rappresentazioni teatrali si sono anche interessate tra le altre cose della controversa figura di Yukio Mishima. Con Rodolfo Sideri ha scritto Inquieto novecento e Strade d’Europa, un viaggio tra immaginari e percorsi vissuti sull’europeismo e i sui miti esistenziali. Ha allestito lo spettacolo La rosa fra i denti, antologia di brani recitati e accompagnati dal pianoforte omaggio alla Xª Flottiglia MAS, e Rapsodia in nero, letture e musica dall’Armistizio di Cassibile alla morte di Benito Mussolini. Scrive Mario Michele Merlino sulla quarta di copertina del libro che presenta a Terni: “Percorsi tortuosi di avvicinamento, lenti, tra blabla di vario spessore – Inquieto Novecento e Strade d’Europa fino al Domrèmy di R. Brasillach, il fratello più caro – . Qualche affermazione con relativo punto esclamativo in eccesso. Diversi quelli di sospensione. All’ombra forte di Céline, di cui noi non ignoriamo l’anniversario della morte. Nonostante ciò, alfine, siamo arrivati – E venne Valle Giulia è avviso esaltante! – con il plurale maiestatico d’obbligo a difesa acerrima del principio di vanità. Arrivati dove? A far di narrativa e alla grande. Gabriele D’Annunzio affermava esserci stato prima Dante, in mezzo il nulla e poi egli stesso. Errore del poeta vate. Adesso ci sono io. Cinque racconti. Corrispondenze di generazioni; incontro con l’altro. Storie raccolte dalla viva voce, frammenti, armonia con il narrare e la sua creatività. Atmosfere, dunque, e in nero. Nero, perché il grigio cenere, il grigio della vergogna, della dimenticanza, dell’ottuso manicheismo non ci appartiene. Meglio il rosso, se si preferisce. Il nero della camicia, il rosso del sangue. Storie di uomini che la sconfitta non ha domato. Storie di morte certo, però grido fiero e disperato. ‘Vitam pro vita exponimus’, ricordate quante volte abbiamo cantato? Per amore dell’esistenza donata senza rimpianto e al servizio dell’Idea. Risposta a chi pensa che veniamo da luoghi mefitici e catacombali, puzzo di cadavere e culto dell’orrido. Poveri di spirito o in malafede, ignorano la giovinezza, la gioia di vivere, la ricerca della felicità possibile… Giovinezza amara a volte, amara gioia sovente, aspra felicità conquistata dentro il cuore e nella mente. Faccia al sole e in culo al mondo…potrebbe essere l’esordio di una introduzione, è soltanto la quarta di copertina”.
T.M.

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