1. Rispetta l’ambiente: evita assolutamente di abbandonare rifiuti, di prelevare esemplari di specie protette, di porre in atto comportamenti che potrebbero provocare gravi danni (soprattutto incendi), di lasciare scritte inutili, di danneggiare cartelli e, più in generale, di compiere atti di vandalismo che, se sono sempre odiosi, in montagna lo sono in misura ancora maggiore.
2. Rispetta gli animali: non spaventarli, non toccare i cuccioli che dovessi incontrare (i genitori potrebbero non riconoscerli più), tieni al guinzaglio i cani che ti accompagnano, soprattutto in prossimità dei pascoli.
3. Rispetta le persone che ti accompagnano: l’escursione non è una corsa contro il tempo ed una particolare attenzione va riservata a coloro che possono incontrare maggiori difficoltà fisiche. Se affronti passaggi difficili, comportati con la massima prudenza, per evitare di provocare danni agli altri (in particolare, presta attenzione ai sassi mobili e, se ne fai precipitare qualcuno, avverti subito gridando chi potrebbe trovarsi sulla sua traiettoria). Cura la tua preparazione fisica e tecnica, per evitare di procurare agli altri inutili preoccupazioni, disagi e rischi.
4. Rispetta le persone che incontri: è sempre buona norma salutarle, perché qui nessuno è un estraneo; se ti vengono chieste informazioni, offrile in modo preciso ed oggettivo, evitando di minimizzare rischi ed impegno connessi con percorsi che conosci o di spacciare come sicure indicazioni di cui non sei certo.
5. Rispetta il lavoro di chi vive in montagna: in particolare, rispetta i pascoli, camminando accuratamente entro le tracce di sentiero che li attraversano.
6. Rispetta la tranquillità dei luoghi, evitando di produrre rumori inutili e schiamazzi inopportuni (che potrebbero anche provocare inutili allarmi, o coprire le grida di chi si trova in difficoltà o pericolo).
7. Rispetta te stesso e chi lavora per la tua sicurezza, verificando accuratamente il tuo stato di salute, assumendo tutte le informazioni sulle condizioni meteorologiche ed ambientali e curando con il massimo scrupolo l’equipaggiamento e l’abbigliamento prima di intraprendere un’escursione; informati accuratamente sulle caratteristiche del percorso che intendi intraprendere e sui pericoli connessi; evita, infine, percorsi di livello superiore ai tuoi limiti tecnici e fisici, per non esporre ad inutili rischi te stesso e chi dovrebbe soccorrerti in caso di necessità.
8. Rispetta le persone che lasci a casa e quelle che potrebbero venire alla tua ricerca, lasciando informazioni accurate sul percorso che effettuerai, anche nei rifugi per i quali passi.
9. Rispetta la funzione e le norme dei rifugi nei quali ti fermi, leggendo con attenzione il relativo regolamento.
10. Rispetta bivacchi e rifugi incustoditi, evitando di danneggiarne la struttura o la dotazione e lasciando qualche genere di conforto che potrebbe essere utile a chi li utilizzerà dopo di te.
Le escursioni vanno affrontate in condizioni fisiche adeguate, scegliendo percorsi che siano al di sotto delle proprie possibilità ed evitando accuratamente di strafare. Una stagione escursionistica deve prevedere percorsi gradualmente sempre più impegnativi. L’escursionismo non è necessariamente una faccenda da atleti, ed offre una gamma tanto svariata di possibilità da permettere a ciascuno di ritagliarsi percorsi su misura. Non è però neppure una passeggiata, per cui se si è perso l’allenamento da tempo, è meglio riacquistarlo con un po’ di pratica sportiva, prima di incamminarsi. Bisogna conoscere bene eventuali problemi fisici, soprattutto di natura cardio-circolatoria e respiratoria, e, nel dubbio, chiedere consiglio ad un medico prima di arrischiarsi in escursioni, anche giudicate modeste. Si ricordi che a quote anche non altissime la riduzione della concentrazione dell’ossigeno può causare problemi anche seri. Non si dovrebbe mai tornare distrutti da un’escursione. Stanchi, certo, ma non spossati. L’escursione non è una forma di espiazione, né una sorta di impresa di cui vantarsi in qualche discussione fra amici: deve costituire invece un’esperienza di benessere. Le indicazioni sui tempi di percorrenza dipendono da molteplici fattori, primo fra tutti le condizioni fisiche e l’allenamento del o degli escursionisti. In linea di massima si può indicare questa regola, per chi cammina con un buon passo su sentieri o strade carrozzabili: nell’ipotesi di un cammino continuo e senza soste, nella prima ora di marcia ci si alza di 400-500 metri, nella seconda di 400, nella terza di 300-400. Se però si sale a vista in un bosco con vegetazione irregolare, oppure si debbono superare passaggi ostici, o ancora si cammina su neve, i tempi aumentano, anche considerevolmente. La neve, in particolare, rende la salita molto più faticosa, soprattutto se non si è muniti di racchette. Per la discesa si calcolino tempi dell’ordine del 50-60% rispetto a quelli di salita (nel caso di una discesa spedita, anche se non a rotta di collo; una discesa tranquilla può comportare anche il 70-80% dei tempi di una salita di buona lena). Mi permetto di osservare che un’escursione cronometro alla mano rovina molte delle possibilità di gustare scenari ed atmosfere che rendono il contatto con la montagna un’esperienza che si imprime indelebilmente nella memoria di chi la compie. Se poi si è in molti, e con passo diverso, mi sembra come minimo doveroso adeguare il proprio passo a quello di chi fa più fatica. Diverse persone vorrebbero effettuare escursioni, ma temono di guastare la giornata ad escursionisti più esperti ed allenati, rallentandone fastidiosamente la marcia. Chi ama veramente la montagna non ha però difficoltà ad adeguare il proprio passo a quello altrui, né arde per la smania di voler a tutti i costi raggiungere una meta memorabile. In montagna il cammino non vale meno della meta. Le condizioni meteorologiche sono uno dei fattori più importanti da tenere in considerazione quando si programma un’escursione. È quindi di importanza decisiva conoscere le previsioni relative alla zona dell’escursione, consultando gli appositi bollettini meteo, senza fidarsi troppo dell’occhio e dell’impressione che il cielo può suscitare ad una certa ora della giornata. Le insidie legate al tempo, infatti, non sono da sottovalutare. Non si tratta solo del rischio di tornare a casa fradici, o di vedersi rovinato il panorama da foschia e nuvolaglia. In estate i temporali costituiscono un rischio serio, perché in montagna, soprattutto in certe condizioni ambientali, il rischio di venir colpiti da fulmini, con esito assai spesso mortale, aumenta di molto. Se dunque sono previsti temporali è meglio non assumersi alcun rischio e differire l’escursione. Se poi si viene sorpresi dal temporale, alcuni accorgimenti possono risultare decisivi per evitare spiacevoli incontri ravvicinati con i fulmini. Bisogna tener presente che questi prediligono oggetti a punta ed elevati, quindi alberi (soprattutto se isolati o molto alti) o spuntoni di roccia. Di conseguenza sarà bene evitare di sostare in prossimità di oggetti del genere, o di trovarsi ad essere l’oggetto più alto della zona. Se capita questo e si avvertono i segnali dell’imminenza del fulmine (capelli che si rizzano, metalli che crepitano), bisogna assumere una posizione ad uovo, con la testa rannicchiata fra le ginocchia. Bisogna anche ricordare che gli oggetti metallici che si hanno con sé, soprattutto se a punta o d’oro, costituiscono un ulteriore fattore di pericolo. È bene quindi non portare con sé alcun oggetto del genere che non sia strettamente necessario. Si ricordi poi che l’acqua è ottima conduttrice di elettricità, per cui non si deve sostare su un terreno inzuppato dalla pioggia. Non è neppure consigliabile cercare riparo in baite semidiroccate o comunque non isolate dall’esterno. Se si riesce a raggiungere l’automobile, ci si può rifugiare al suo interno, dove si è al sicuro (almeno dai fulmini). Il cattivo tempo presenta però anche altri elementi di pericolosità. La visibilità, innanzitutto, può ridursi improvvisamente e drasticamente, rendendo problematico l’orientamento. La pioggia, poi, rende molto più insidioso il terreno, aumentando di molto il rischio di scivolare non soltanto sui sentieri (il che sarebbe già un problema, se questi sono esposti), ma anche sui passaggi su roccia. In questo caso anche un percorso attrezzato può diventare molto insidioso. I torrenti, in caso di temporale violento, possono ingrossarsi improvvisamente, rendendo problematico l’attraversamento o addirittura minacciando di travolgere gli incauti che si trovassero a sostare presso le loro sponde. Le piene improvvise di un torrente sono imprevedibili anche perché legate talora al cedimento di dighe che il materiale trascinato può formare a monte. Precipitazioni consistenti e violente, infine, possono determinare frane e smottamenti, anche sul tracciato dei sentieri. Il rischio di essere colpiti da sassi, sempre presente in montagna, aumenta in questi casi di molto. Altro alleato: la prudenza, congiunta ad un buono spirito di osservazione. Se stiamo dunque salendo nel bosco o nella boscaglia su un sentiero poco battuto e per noi nuovo, dobbiamo fare molta attenzione a:
- osservare bene la natura dei luoghi, memorizzando punti di riferimento preziosi, soprattutto quando il sentiero cambia direzione o si fa poco evidente; la memorizzazione degli scenari deve avvenire guardando al sentiero già percorso;
- lasciare qualche segno sul percorso, se possibile ometti costruiti con qualche sasso sovrapposto, soprattutto in corrispondenza di svolte del sentiero, ed in luoghi visibili anche da una certa distanza; fettucce e nastri colorati appesi ai rami degli alberi funzionano altrettanto bene;
- consultare spesso la carta, con l’ausilio di un altimetro, per ricevere conferme della correttezza del percorso dall’incontro con baite segnalate dalle carte;
- tener presente che alcune tracce di sentiero possono essere ingannevoli perché create dal ripetuto passaggio di animali;
- memorizzare anche alcuni punti di riferimento costituiti da profili montuoso e scorci che appaiono in certi punti del sentiero;
- ricordare che i punti più critici sono costituiti dal passaggio dal bosco o dalla boscaglia all’aperto, anche solo per l’attraversamento di un prato; in questo caso bisogna assicurarsi di poter ritrovare la traccia scendendo, perché nei prati questa spesso si perde.
Chi frequenta sentieri poco battuti sa, inoltre, per esperienza che qualche volta anche il punto di partenza dei sentieri è difficile da trovare: qualche volta un po’ di vegetazione lo nasconde, per cui si può perdere anche molto tempo prima di trovarlo. Qualcosa di simile può accadere anche lungo il percorso: qualche tratto può essere invaso dalla vegetazione, per cui della traccia sembra perdersi ogni indizio, finché ricompare anche solo qualche metro più a monte o a valle. Ma se non si sa dove, si perde, di nuovo, diverso tempo. Assai insidiosi sono poi i tratti che si dipanano nella bassa vegetazione (ontani e ginestre), perché spesso bisogna proprio scostare le piante per scorgere la traccia.
E se ci si perde? Non bisogna cedere alla tentazione di scendere a tutti i costi, soprattutto in versanti montuoso insidiosi e dirupati; è preferibile ricercare, con calma e meticolosità, la traccia. Se si sono seguite le avvertenze sopra esposte, la si ritroverà. Se la ricerca è inutile e se il telefonino ha campo, non si esiti a chiedere aiuto, senza aspettare che il calare delle tenebre renda più problematica la ricerca. Se si è in più di uno, ci si divida nella ricerca, rimanendo però sempre a portata di voce. – i sentieri sono in linea di massima sicuri, ma talora esposti; nei tratti esposti si deve prestare quindi molta attenzione, soprattutto in presenza di neve; tali passaggi vanno poi evitati se c’è ghiaccio;
- i sentieri attrezzati richiedono imbragatura e cordino, per assicurarsi alle corde fisse;
- quando si cammina su un terreno reso scivoloso da terriccio e sassi mobili bisogna prestare attenzione non solo a non scivolare, ma anche a non far cadere sassi su coloro che si trovano più a valle; se dovesse partire un sasso, anche se non si vede nessuno più a valle, si deve gridare per avvertire del pericolo;
- quando si attraversano gande o corpi franosi bisogna sondare con attenzione ogni sasso, prima di appoggiarsi ad esso con il peso del corpo, perché questo potrebbe rivelarsi instabile e provocare rovinose cadute, quando non addirittura franarci addosso; in questi frangenti non ci si affidi troppo all’impressione visiva di stabilità;
- quando si sale nel bosco o si arrampica non ci si fidi troppo di rami o tronchi, che potrebbero spezzarsi proprio quando ci si sospende ad essi l’intero peso del proprio corpo, oppure quando si è in condizioni di equilibrio precarie;
- assai insidiosa è quell’erba liscia che si trova spesso al di sopra del 1500 metri: se da un lato è assai resistente e quindi garantisce prese abbastanza sicure, dall’altro è molto scivolosa, per cui in pendii ripidi si rischiano lunghe e pericolosissime scivolate;
- le buche seminascoste si trovano anche su terreni in cui la vegetazione ricopre irregolarmente corpi franosi: si deve dunque procedere con prudenza, per evitare serie distorsioni;
- la discesa di per sé non è pericolosa, ma lo diventa se affrontata in condizioni di notevole stanchezza e distrazione; diventano in questo caso frequenti le storte alle caviglie, che possono diventare vere e proprie distorsioni;
- sassi mobili sul sentiero e radici affioranti dal terreno sono spesso causa di cadute, soprattutto durante la discesa;
- in luoghi molto assolati, vicino a corsi d’acqua, nelle pietraie, nel sottobosco e nell’erba che rende invisibile il terreno si può celare l’insidia delle vipere; se si procede con passo pesante, si batte il terreno con le racchette o il bastone e si evita di posare le mani o sedersi in luoghi dove la vegetazione nasconde il terreno, si riducono al minimo i rischi;
- le vipere non sono gli unici animali pericolosi in montagna; ci sono anche le vespe, che possono all’improvviso assalire l’escursionista; in questo caso una rapida fuga ed un abbigliamento adeguato limitano molto i danni;
- l’eccessiva esposizione al sole può essere causa di malori,
- la discesa affatica molto le ginocchia; questo inconveniente può essere molto ridotto se si dispone di racchette o almeno di un bastone su cui scaricare alternativamente il peso del corpo.

