PRESENTATI FINALMENTE I RISULTATI DELL’INDAGINE SULLE NUBI MALEODORANTI CHE AMMORBANO TERNI

8 ottobre 2009
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In seguito alle numerose segnalazioni di nubi maleodoranti, a partire dal 2007, l’Agenzia di protezione ambientale dell’Umbria, in collaborazione con il Politecnico di Milano, ha realizzato uno studio olfattometrico, presentato ieri mattina in un’affollata e vivace conferenza stampa. Il direttore generale di Arpa Umbria Svedo Piccioni e Il direttore dell’Arpa di Terni Adriano Rossi hanno dato atto alle industrie ternane di essere state totalmente disponibili, attive e collaborative durante l’indagine, realizzata in un arco di tempo compreso tra febbraio e settembre 2009, fornendo tutte le conoscenze e le informazioni e ospitando per i sopralluoghi, spesso per diversi giorni, i ricercatori, a testimonianza di una crescente sensibilità e maturità sui temi ambientali, che permette di guardare con fiducia il progetto di prevenzione dell’inquinamento che affligge i 64 km quadrati della conca ternana. L’indagine ha evidenziato la configurazione di un problema complesso, frutto della concorrenza di più impianti industriali, che contribuiscono in misura determinante all’impatto olfattivo. In particolare il 51 per cento dei cattivi odori e’ attribuibile al Polo Siderurgico, il 29 per cento al Polo Chimico ed un 20 per cento agli altri impianti monitorati. In ogni caso l’indagine, condotta dal Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano, in particolare dal Laboratorio Olfattometrico, ha dimostrato che data la tipologia degli effluvi l’impatto di quel 20 per cento ha un effetto pari al 51 del Polo Siderurgico. E’ stato chiarito che ci si muove in una dimensione ancora inesplorata, senza riferimenti normativi europei, nazionali e regionali, rapportandosi soltanto ad alcune linee guida utilizzate in Inghilterra, per cui, da un punto di vista giuridico, non è possibile indicare i responsabili delle varie criticità emerse negli ultimi anni. Quella, appunto, del fetore, soprattutto notturno, e quella delle polveri sottili pm10 e pm2,5, che contengono rilevanti concentrazioni di metalli pesanti, specialmente nichel. L’ingegnere Selena Sironi ha riferito che sono stati monitorati il polo siderurgico – le acciaierie e i due depuratori -, il polo chimico – Treofan, Novamont, Meraklon e relativo depuratore -, poi Terni Ena, Printer, l’ASM con i suoi impianti di depurazione delle acque civili e di trattamento dei rifiuti, e infine il mattatoio comunale. Per quanto riguarda il polo chimico l’83 per cento delle emissioni viene dalla Treofan e il 12 per cento dal depuratore, mentre trascurabile è il flusso emissivo di Novamont e Meraklon. Per quanto riguarda quelli che sono stati chiamati “altri impianti”, il depuratore dell’ASM è responsabile del 44 per cento delle emissioni, anche Terni Ena incide pesantemente, mentre Printer risulta “pulita”. L’ingegnere Laura Capelli ha illustrato come tali flussi si disperdono nel territorio, sconfessando come leggenda metropolitana l’ipotesi che di notte le aziende si permettano eccessive libertà o che spengano i depuratori. In realtà la maggiore frequenza di nubi maleodoranti di notte è dovuta al raffreddamento del terreno e dunque all’interruzione delle correnti ascensionali. Il consigliere regionale Enrico Melasecche, peraltro vice presidente della Commissione Sanità della regione, nel suo polemico intervento e nei commenti a conclusione della mattinata, ha tracciato questo bilancio: «Quanto i cittadini avevano segnalato da anni non erano sciocchezze o pretesti per attaccare l’amministrazione locale, ma verità. Però il fatto grave è che è stato taciuto, evitando di rispondere ad una precisa domanda, che cosa si pensa di fare per evitare che questi fenomeni proseguano. Ugualmente, non si riesce a sapere se e in quale misura gli investimenti all’Ast potranno abbattere le emissioni. Dopo infinite domande e molte incertezze – ha proseguito – si è detto che per quanto riguarda le polveri sottili ci sarà un miglioramento, ma per quanto riguarda le nubi acri non si sa. Forse un confronto preventivo con chi aveva sollevato il problema da anni avrebbe potuto dare a questo studio una maggiore puntualità e indotto l’Ast a finalizzare i suoi investimenti non solo alla riduzione delle polveri sottili, ma anche alla soluzione del problema delle ondate di fumi acri, che sono un elemento non trascurabile della vivibilità di una città». Ma, a nostro avviso, non ci si può realisticamente aspettare da queste malandate istituzioni un impegno rigoroso a difesa dell’ambiente. Occorrerebbe invece una capillare maturazione tra i cittadini e l’avvio di percorsi di autorganizzazione dal basso, analogamente alle decine di comitati ambientalisti sorti un po’ in tutta la regione e che hanno dimostrato di saper ottenere risultati, come nel caso del depuratore fasullo di Bettona.

 Enrico Cardinali

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