“Il terremoto è stato provocato da una struttura sismo-tettonica attiva da secoli” ha spiegato il direttore dell’osservatorio sismologico “Bina” di Perugia, dove la scossa è stata avvertita con una certa intensità, padre Martino SicilianI
. “L’epicentro – ha aggiunto – è stato molto profondo e quando avviene così normalmente non ci sono danni. Si genera un boato ma la frequenza del movimento della terra è molto bassa e quindi la popolazione non lo avverte come un vero e proprio terremoto”. Qualcosa di simile accadde proprio in Umbria. “Un anno dopo le scosse che provocarono i danni – conclude padre Martino – ce ne fu una molto forte ma profonda che non causò ulteriori dissesti”. Terremoto nel Nord Italia, una scossa di magnitudo 5.4 nell’area compresa fra Parma, Massa Carrara e Reggio Emilia. Paura, confusione e soprattutto una domanda: capiterà di nuovo? I sismologi non lo escludono, nuove scosse potrebbero verificarsi nelle prossime ore.
“Ci sono diverse zone ancora attive, non solo al Nord ma anche in Calabria – ha detto Alessandro Amato, sismologo dell’Ingv – Non possiamo esludere che si verifichino altre scosse”. (Il sismologo Barba, sempre dell’Ingv: “Scosse anche più forti”). Il capo della Protezione Civile Gabrielli, dal canto suo, cerca di ristabilre la calma: “Uno sciame sismico non è per forza pericoloso. Il problema non è porsi la domanda ‘ci sarà o non ci sarà la scossa’. Le domande da farsi sono “in che zona vivo, in che edificio vivo, il mio comune ha un piano antisismico?”.
Ma c’è anche un’altra domanda che frulla nella testa della gente: perché? Amato non ha dubbi: anche oggi, come nei casi dei giorni scorsi nel Veronese e poi nel Reggiano, all’origine della scossa è stato il movimento della Placca Adriatica. Resta questo l’unico legame fra gli eventi sismici degli ultimi giorni.
A Nord-Est la placca Adriatica spinge verso l’Europa e in questo movimento scorre sotto le Alpi, generando terremoti nella zona di Verona e poi verso il Friuli e le Prealpi; scendendo in direzione Sud, invece, si piega gradualmente sotto l’Appennino, inarcandosi. E’ stato questo movimento a generare il terremoto nel Reggiano, in un’area più vicina alla pianura e con una pericolosità sismica classificata come medio-bassa, così come oggi ha colpito un’area più vicina ai rilievi e classificata con una pericolosità medio-alta.
Per questo, ha concluso Amato, “è bene assicurarsi che le scuole e le case in cui viviamo siano solide e pretendere verifiche dalle autorità locali, che sono i primi responsabili della protezione civile”.

