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SANTUARIO COLLEVALENZA DI TODI: LE TESTIMONIANZE SULL’ACQUA MIRACOLOSA

A seguito della Trasmissione televisiva di Mercoledì 14 Marzo 2012 alle 21,10 su Rete 4 (Mediaset), per la serie “Viaggio a”, condotto da Paolo Brosio, sui miracoli e sui segni del Soprannaturale, che si verificano nel Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza di Todi, (Nella foto Papa Wojtyla bacia Madre Speranza, fondatrice della struttura e dell’ordine delle suore),  di cui Terni Magazine ha dato notizia, abbiamo ricevuto diverse lettere. Ci sembra opportuno pubblicare la seguente testimonianza:
“Cosa significa testimoniare? Significa portare altri a conoscenza di un fatto che può essere personale o pubblico, raccontarlo e fare luce sulle circostanze che lo riguardano. Il testimone è colui che può dire: io l’ho visto, l’ho sentito, l’ho sperimentato. Sono sicuro che è proprio così. Credo che la maggior parte di noi potrebbe raccontare qualche episodio che lo lega al Santuario o a Madre Speranza per dimostrare l’infinita tenerezza di Dio. Inizio chiedendomi cosa pensa la Chiesa, cosa pensano i Papi di un Santuario. E Madre Speranza come lo vede il suo Santuario? Il Codice di Diritto Canonico (Can. 1230 – 1234) afferma che i “Santuari sono luoghi sacri dove i fedeli si recano numerosi in pellegrinaggio e nei quali si offrono ai fedeli con maggiore abbondanza i mezzi della salvezza, annunziando con diligenza la Parola di Dio, incrementando opportunamente la vita liturgica, soprattutto con la celebrazione dell’Eucaristia e della Penitenza”. Credo che il nostro Santuario si trovi su questa linea. I pellegrinaggi sono sempre più numerosi, I Santuari sono luoghi sacri e la gente deve recarsi in essi in pellegrinaggio, non per una gita. È vero che a volte sono più i turisti che i pellegrini, ma è possibile, se vengono aiutati, trasformare anche questi in pellegrini. Passiamo a quello che hanno detto alcuni degli ultimi Pontefici riguardo ai Santuari. Una bella definizione l’ha data Paolo VI°: “I Santuari – ha detto – sono le cliniche delle anime”. Sappiamo che anche l’anima può ammalarsi, anzi già nasce ammalata: ha in sé l’ inquinamento del peccato originale; ha quindi bisogno di cure specialistiche ed efficaci. I Santuari dovrebbero offrire queste cure particolari per ognuno. Madre Speranza nella sua preghiera per il Santuario parla di persone che vengono, chi per farsi curare le membra, tormentate da malattie che la scienza umana non riesce a guarire, chi dalle malattie dell’anima, annegata nel peccato, chi dalla sfiducia nella possibilità di cercare salvarsi. In questi giorni c’è stata ricordata l’affermazione di, Sören Kierkegaard il quale diceva che il cristianesimo è la medicina più radicale per curare la miserie dell’uomo. Giovani Paolo II che ha visitato una infinità di Santuari nella sua lunga vita, afferma che devono essere sempre più luoghi dell’essenziale, nei quali si fa esperienza dell’assoluto di Dio senza dimenticare i problemi quotidiani della vita. A volte intorno ai Santuari manca il clima di raccoglimento e si può perdere di vista l’essenziale. Invece della Grazia si cercano le grazie, o ci si accontenta addirittura di qualche souvenir. Devono perciò essere – dice ancora Giovanni Paolo II – luoghi di evangelizzazione dove si presenta il lieto messaggio. – Quale messaggio più lieto di quello di un Dio che è Padre, Amore e Misericordia? La loro efficacia si misura dalla capacità che hanno di rispondere al bisogno dell’uomo del nostro tempo. Il ritmo frenetico della vita moderna, esige il contatto silenzioso con la natura che favorisce il raccoglimento e la preghiera. In particolare, parlando del nostro Santuario, Papa Giovanni Paolo II ha indicato queste priorità: accogliere, proclamare e celebrare il lieto annuncio dell’Amore Misericordioso mediante la Parola, la riconciliazione. Nella Sua visita del 22 novembre 1981 ha avuto la compiacenza di definire questo nostro Santuario: come “centro eletto di spiritualità e di pietà che a tutti ricorda e proclama la grande e consolante realtà della misericordia paterna del Signore”. A questo punto ci chiediamo: questo Santuario dedicato all’Amore Misericordioso, realizzato con tanto amore, con tanto sacrificio, per ispirazione di Dio da Madre Speranza, risponde a questi requisiti? è in linea con queste aspettative della Chiesa? Per la Madre il Santuario dell’A. M. è il centro, direi quasi la centrale d’amore scelta da Gesù per elargire a tutti le sue grazie. Lei desidera e prega perché tutti coloro che si trovano in situazioni di particolare bisogno, gravati da infermità fisiche e spirituali, trovino in esso il conforto della fede ed il sollievo dell’Amore. Sappiamo che Madre Speranza ha passato gli ultimi 30 anni della sua vita qui, accanto al Santuario, pregando, soffrendo, lavorando e accogliendo un numero incredibile di persone. Possiamo calcolare – da un conto che facemmo con P. Domenico – che siano state oltre 800.000 le persone da lei accolte personalmente, ascoltando ognuno e donando a tutti la sua attenzione, la sua parola di consolazione, di incoraggiamento e pregando per ognuna. È molto bella, e penso la conosciate tutti, quella pagina autobiografica nella quale la Madre descrive questa sua missione: “Sono qui figli miei, ore e ore, giorni e giorni ricevendo poveri e ricchi, anziani e giovani, tutti carichi di grandi miserie morali, spirituali, corporali e materiali. Alla fine della giornata vado a presentare al Buon Gesù, piena di fede di fiducia e di amore, le miserie di ognuno con l’assoluta certezza di non stancarlo mai perché so bene che Lui da vero Padre mi attende ansiosamente perché interceda per tutti quelli che aspettano da Lui il perdono, la salute, la pace e ciò di cui hanno bisogno per vivere. Egli che è tutto amore e misericordia specialmente verso i figli che soffrono, non mi lascia delusa e vedo con gioia che conforta tutte le anime che si affidano al suo amore Misericordioso”. Il pellegrino che giunge a Collevalenza si sente già accolto da una architettura moderna, sobria che con un intelligente gioco di linee concave e convesse sembra volerlo avvolgere in un abbraccio paterno. Però l’abbraccio più caldo e rasserenante, il pellegrino lo riceve da chi vive e opera nel Santuario e non parlo solo di noi sacerdoti e suore, ma anche dei preziosi laici volontari che veramente sono indispensabili ormai qui nel Santuario ( noi siamo ormai sempre di meno). Madre Speranza diceva ai suoi figli e alle sue figlie queste parole: “Quando incontrerete un uomo provato dal dolore fisico o morale, non dategli un aiuto o un consiglio senza prima avergli dato uno sguardo di vera compassione. Dobbiamo fare in modo che la nostra amicizia sia per essi tavola di salvezza”. Ora vorrei chiedermi di che cosa ha bisogno oggi in particolare l’uomo, la chiesa, il mondo? Credo che si debba rispondere che ha soprattutto bisogno di ritrovare un Padre (siamo tutti orfani) e di riscoprire un Dio innamorato delle sue creature che continuamente è rivolto verso di esse per accoglierle e per ridare loro la gioia di vivere. Sto rileggendo in questi giorni un libro-inchiesta scritto nel 2000, nel quale si chiede a varie personalità cristiane del mondo qual è la cosa più importante per la Chiesa – quindi anche per ognuno di noi – in questo nuovo secolo. Vi presento in maniera molto telegrafica alcune di queste risposte. Un certo Manuele Lann risponde: “Sapere che ha come Dio un Padre che lo ama”. “Perdonare ed essere perdonati”. “Tenere lo sguardo fisso su Gesù”. “Una delle cose più necessarie per la chiesa e per il mondo è ‘Condividere nell’intimità della preghiera la vita di Cristo’”. E infine un anonimo, forse orientale, suggerisce: “riscoprire il grande comandamento dell’Amore”. Tutte cose perfettamente in linea con il carisma e gli impegni del nostro Santuario. Chiediamoci anche: Chi viene a Collevalenza? Vengono tanti sacerdoti: per Ritiri, Convegni, Incontri, Corsi di Esercizi Spirituali; per riposarsi, per ricuperare la salute e lo spirito sacerdotale. Anche ieri è venuto un bel gruppo di circa quaranta salesiani; hanno celebrato la S. Messa e si sono trattenuti varie ore. Io penso che cercano qui le motivazioni più profonde, per fare della loro vita un dono. E le trovano nel volto sofferente, ma sereno di Gesù Crocifisso. Vengono molte famiglie: per ringraziare il Signore come quei simpatici vecchietti che qualche tempo fa arrivarono mentre stavamo chiudendo la chiesa. Mi dicono un po’ trafelati: “Padre ci dà due minuti almeno, veniamo da lontano, dalla provincia di Rieti e vogliamo ringraziare Madre Speranza, lo facciamo spesso”. Dico: “Ma perché volete ringraziarla?. ” Ed essi: “Vuole ascoltare la nostra storia? Dopo 14 anni di matrimonio non avevamo nessun figlio e per noi era un vuoto enorme. Siamo venuti qui al Santuario, abbiamo parlato con Madre Speranza, la quale ci ha detto: “Non vi preoccupate io pregherò molto per voi”. Realmente dopo qualche mese questo figlio arrivava; però presi dall’euforia non lo comunicammo a Madre Speranza. Quando questo bambino aveva 4-5 anni con un gruppo del nostro paese venimmo da Madre Speranza e lei ad un certo momento fissò lo sguardo sul nostro figlio e disse: “Questo es el niño per il quale ho tanto pregato”. Vengono mamme a chiedere la forza per portare serenamente le loro croci. Povere mamme: ne hanno sempre tante di croci da portare! In questi giorni ne ho incontrata una, di cui non so la provenienza; veniva a ringraziare; aveva sentito parlare del Santuario e pregava molto l’Amore Misericordioso, però non lo conosceva ancora. Ha voluto fare il bagno con la figlia autistica, però era venuta a ringraziare l’Amore Misericordioso perchè – diceva – Dio mi ha affidato questo Angelo, che comincia a dire qualche parola e sono sicura che l’Amore Misericordioso la guarirà” . Molte famiglie vengono per affidare a Dio i loro figli, per piangere la loro lontananza dalla fede e dai valori umani. Piangono soprattutto per i fallimenti dei loro matrimoni. È questo il dramma di tanti giovani privi di valori assoluti, vittime di una cultura di morte che riduce il matrimonio e la famiglia ad esperienze legate più ai capricci del momento che alla ragione e alla fede. Sempre più numerosi sono i giovani che frequentano il santuario. Alcuni vengono per partecipare alle iniziative programmate per essi dall’Equipe di pastorale giovanile, altri vengono alla spicciolata nei momenti più impensati, per esempio alle tre del pomeriggio, appena si apre il Santuario. Cercano qualcuno con cui parlare, spesso si confessano. In Umbria ci sono molte Comunità di recupero. Alcuni vengono con il peso del vuoto della loro vita insignificante e trasgressiva. Cercano una guida, una luce, un orientamento, una speranza. Vengono molte persone provate da malattie fisiche, morali, forme di depressioni che rivelano la paura di vivere. Qualche giorno fa ho ricevuto tre membri di una stessa famiglia: il papà che si era operato otto volte di tumore, la moglie anch’essa gravemente malata e la figlia che doveva operarsi una seconda volta. Sono venuti qui al Santuario per affidarsi innanzitutto all’Amore Misericordioso. La settimana scorsa una ragazza entra frettolosamente in chiesa e mi dice: “preghi tanto per me sono malata di AIDS”. E la vedo avviarsi verso la tomba di Madre Speranza. Vengono peccatori pentiti. Qualche volta bisogna aiutarli a pentirsi meglio, molto spesso c’è ancora l’iniziale dramma del figliol prodigo che si sente a disagio nel ritornare alla casa paterna. Non è un fatto recente, ma lo ricorderò per tutta la vita quel signore anziano che dopo la Messa mi segue in sacrestia e mi dice:”Padre ha il coraggio di confessarmi?”. Perché no – gli rispondo – ma è tanto grave ciò che hai fatto? E lui: “No, ma sono settanta anni che non mi confesso!” Gli dico: “Come fai a ricordarti che sono 70 anni?”. “Si fa presto – mi risponde – avevo 10 anni quando feci la prima comunione, ne ho 80 e da allora non l’ho più fatta!”. Fu una delle confessioni più belle; il Signore volle aggiungere anche un piccolo particolare, un tocco della sua tenerezza: mentre lo assolvevo le campane cominciarono a suonare a festa, certo perché l’indomani era festa e dovevano suonare, ma lui si emozionò anche per questo particolare. Vengono persone disorientate, confuse, religiosamente immature, a volte ignoranti e presuntuose, più preoccupate a confessare i peccati degli altri che i propri. Per noi confessori le persone più difficili sono quelle che non hanno nessun peccato. O pensano di non averlo. Da ogni parte arrivano persone psicologicamente fragili o disturbate. A Roma, mi diceva un amico medico vanno dagli psicologi o psicanalisti il 70% delle persone; in Umbria ,in Toscana, nelle Marche e in Veneto forse ne vanno un po’ di meno. Però posso assicurarvi che dai maghi e dai cartomanti và una percentuale poco inferiore al 60%. Ho avuto il compito di fare l’ esorcista, l’ho accettato con un po’ di difficoltà, perché so quello che comporta. Lo faccio solo per obbedienza. In pochi mesi ho calcolato di aver ricevuto circa duecento persone che pensano di avere qualcosa o qualcuno che li disturbi. Ci vuole molta delicatezza con queste persone. Madre Speranza chiedeva di riservare a tutti un’accoglienza misericordiosa, particolarmente in questi casi. È necessario far rinascere in queste persone la fiducia, la speranza. Speso il fatto di venire al Santuario, di sentire la buona notizia che Dio è un Padre che ci ama in tutte le situazioni, che è vicino ad ognuno, sia il rimedio migliore, e l’ esorcismo più efficace e necessario. Una sensazione personale che credo sia anche quella dei miei confratelli e consorelle che vivono nel Santuario è questa: il Signore qui compie un bene sproporzionato alle nostre capacità, anzi sembra quasi che più noi siamo in condizioni precarie, siamo incapaci, siamo stanchi, inadeguati, vuoti, malati, più Lui operi. Un’altra esperienza personale, forse solo una domanda che spesso mi faccio, è questa: qui la gente viene per cercare l’Amore, perché non si può vivere senza Amore, e solo quello misericordioso è vero. Ma, ecco la domanda: oggi c’è incapacità di amare da parte dell’uomo, oppure c’è mancanza di consapevolezza di essere amati? Ultimamente mi sto convincendo che è molto più probabile la seconda cosa. Per questo mi sembra importante che i pellegrini facciano questa riscoperta: che Dio ci ama incondizionatamente. Il Suo Amore è stato riversato nei nostri cuori, ha ricordato prima P. Aurelio; dobbiamo scoprirlo e dobbiamo renderci conto di questo prima di tutto. Dio ci ha amati per primo, è Lui che ci sta guardando. Non sarà, per caso, che noi siamo distratti da mille cose, che non ci accorgiamo di questo Suo sguardo di amore. Posso dire che chi viene a Collevalenza si sente avvolto da un’atmosfera che aiuta a guardare dentro di sé. E ci si rende conto che non siamo buoni, ma che ci dobbiamo diventare; ma soprattutto ci si rende conto che Gesù, Amore Misericordioso guarda noi e si rivolge al Padre perché ci perdoni e spalanca le braccia per farci sentire il calore del suo perdono. La Madre dice che basta uno sguardo al Crocefisso per capire quanto siamo amati da Dio, per capire quanto siamo preziosi a Suoi occhi, per capire che non possiamo sprecare la nostra vita, non dobbiamo cioè vivere alla giornata, ma entrare in una storia d’amore che è risposta al suo amore. Termino rileggendo qualche frase della preghiera di Madre Speranza per il Santuario. Vi invito ad ascoltarle con attenzione e farle vostre: “Fa Gesù mi che vengono a questo mio Santuario le persone del mondo intero non solo con il desiderio di curare i corpi dalle malattie più strane e dolorose, ma anche con il desiderio di curare le anime dalla lebbra del peccato mortale ed abituale. Fa che tutti riscoprano il tuo amore di Padre; aiuta, conforta, e consola tutti i bisognosi”.
Adesso diamo voce ai nostri collaboratori, volontari e amici del Santuario.
CARLO E PATRIZIA, di Città di Castello:
(Carlo) – Siamo Carlo e Patrizia della diocesi di Città di Castello. Con gioia vogliamo donare la nostra testimonianza di sposi e genitori di Marco, Alessandra e Riccardo. Ringrazio mia madre, la quale oggi ci guarda dal cielo in quanto da pochi mesi ci ha lasciato, la quale con la sua fede in un momento difficile della mia vita ha indicato il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza, dicendomi che avrei trovato un aiuto per superare le difficoltà. Fino a quel momento la mia fede era solo di routine: una preghiera vuota, l’Eucaristia era solo un precetto, l’idea di Dio era quella di un Dio severo e giudice. La prima volta che venni al Santuario incontrai P. Giovanni Ferrotti subito disponibile ad ascoltarmi. Mi invitò a ritornare presto con Patrizia. Subito accettai l’invito e dissi a mia madre:”oggi mi hai fatto un dono che non ha prezzo”. Da quel momento il Santuario per noi è diventato un Luogo di Grazia per riscoprire ed incontrare il vero volto di Dio. La perseveranza unita alla volontà di conoscere questo Amore Misericordioso ha fatto sì che la nostra presenza al Santuario avesse una cadenza costante la quale ci permetteva di approfondire sempre più Madre Speranza quando dice: “Fa Gesù mio che tutti gli uomini abbiano la fortuna di poterTi conoscere come Tu sei e tutti vedano in Te la vera immagine del Padre del Figliol Prodigo, il quale non tiene in conto le miserie e i difetti dei suoi figli, ma li perdona e li dimentica”. Nel frattempo le nostre difficoltà personali e di coppia non si attenuavano, anzi arrivarono al punto di una possibile rottura.
(Patrizia) – Io e Carlo sapevamo di volerci bene, ma perdonarci era una cosa superiore alle nostre forze. Per questo un giorno dopo una ennesima lite, sentii che non potevo fare da sola e per questo senza avvisare nessuno presi l’auto e mi diressi al Santuario. Sapevo che Madre Speranza certamente era presente. Subito all’ingresso trovai uno dei suoi figli che mi accolse e mi fece capire dove stavo sbagliando. Non è stato un semplice caso, ma un caso con la lettera maiuscola intessuto da Dio ricco di amore. Dopo ulteriori incontri seguiti dalla preziosità dei sacramenti della riconciliazione e dell’Eucaristia, siamo stati invitati all’incontro per coppie di sposi. Subito abbiamo accettato e all’incontro abbiamo conosciuto altre coppie che si trovavano anche loro in varie difficoltà. Con la sapiente guida dei Figli e la tenerezza accogliente delle Figlie dell’Amore Misericordioso e la testimonianza di coppie guida, ci siamo sentiti incoraggiati a proseguire nel cammino intrapreso. Nei precedenti incontri ed in particolar modo in quest’ultimo, scoprimmo l’importanza della parola di Dio. Nel frattempo nella nostra diocesi, eravamo stati invitati a partecipare alle catechesi sulla Parola di Dio presso il Monastero delle monache benedettine di Citerna. Questo percorso ha fatto si che ci innamorassimo di questa meravigliosa lettera di amore di Dio all’uomo. Abbiamo scoperto ancor più in profondità il vero volto di Dio che ci ama alla follia.
La preghiera prima assente nella nostra famiglia è diventata fonte di grazia e forza, dove i nostri figli hanno potuto constatare con mano una svolta coraggiosa e profonda che ha avuto la nostra vita di coppia e di famiglia. L’educazione dei nostri figli è divenuta sempre meno difficoltosa. Ci hanno seguito sulla via della fede e la perseverante conoscenza di Dio e della Chiesa con i continui doni di Grazia ad essi profusi. Sono ragazzi che vivono la vita nella sua interezza scoprendo giorno dopo giorno che seguire Gesù è la vera via e la vera felicità. Questo Padre commosso che ci vede da lontano ti corre incontro, ti abbraccia e ti riempie del suo amore ha fatto si che la nostra vita di sposi si aprisse all’amore senza confini senza tralasciare mai l’impegno di una conversione continua e di un approfondimento dei contenuti della fede.
Anche nel nostro lavoro stiamo gradualmente riportando i valori cristiani e già tocchiamo con mano il beneficio che ne traggono sia i rapporti con i nostri collaboratori sia il rapporto con il mondo economico in genere. Possiamo testimoniare veramente che il Vangelo cambierà il mondo: aggiungerei il Vangelo della misericordia (molto importante). Ci siamo fatti prossimi con persone a noi vicine con l’accoglienza e condivisione delle loro gioie e anche delle loro difficoltà. Collaboriamo nella nostra diocesi per la pastorale familiare portando la nostra esperienza a giovani coppie prossime al matrimonio. In parrocchia insieme ai nostri figli seguiamo i bambini del catechismo, mentre Carlo è responsabile della Caritas parrocchiale. Durante questo cammino era stato seminato un piccolo seme d’Africa nel nostri cuori: ci siamo fatti prossimi di tre bambini orfani delle missioni in Kenia delle suore della nostra parrocchia. Dio, dopo una continua purificazione dei nostri cuori impregnandoli del sigillo dell’Amore Misericordioso, ha fatto si che nel ’99 partissimo per una esperienza missionaria per conoscere questi tre bambini e le missioni. Ci siamo resi conto che di bisogno ce ne era tanto e ci siamo proposti di fare di più. Nel marzo scorso siamo ritornati per la quinta volta e in tutto questo tempo abbiamo portato tante persone a conoscenza delle varie realtà di missione, con testimonianze, foto, video, diapositive. Le varie occasioni di testimonianza ci hanno dato l’opportunità di trasmettere un messaggio di ciò che è la realtà di questi nostri fratelli poveri e la possibilità di seminare nei cuori delle persone, ciò che a sua volta noi abbiamo ricevuto: il Dio Amore. Quanto sopra ci ha permesso di formare una infinita catena di Amore. E adesso vi posso dare una piccola testimonianza di quello che siamo riusciti a fare giù in missione. Per cui mi viene in mente l’esperienza vissuta in occasione del nostro 25° anniversario di matrimonio che avevamo già celebrato nella nostra parrocchia il 26 ottobre 2003, e c’era presente anche P. Giovanni. Dopo questo momento avevamo programmato il nostro quarto viaggio in Kenia e con noi per la prima volta è venuto anche Alessandro, uno dei nostri figli, che da tempo trepidava nel fare questa esperienza. Fin dai primi viaggi avevamo intessuto rapporti di condivisione oltre con la missione, anche con sacerdoti locali e con le varie parrocchie legate alla diocesi di Kembu in Kenia. P. Kamaou, un padre che abbiamo conosciuto e tra l’altro è venuto a trovarci anche in Italia, che segue la parrocchia di Ingoio, sapendo da tempo di questo nostro festeggiamento, di questo anniversario, ci ha invitato a celebrare il venticinquesimo con la sua gente. Non immaginate quanti festeggiamenti, quante testimonianze di affetto. L’Africa è caldissima di queste cose, soprattutto hanno sentito il nostro amore per loro, che già conoscevamo. Ci siamo sentiti parte di una Chiesa in cammino già da tempo con loro. Alessandro, un ragazzo di 23 anni, il nostro secondogenito, dopo circa tre ore di celebrazioni, canti, danze e festeggiamenti, e comunque era già dalla mattina alle 8,30 fino alle 11 che si andava avanti, ci ha confidato che quella Messa non finisse mai. Era presente tantissima gente, forse più di un migliaio, era una cosa impressionante. Tantissime famiglie, tanti giovani e tanti bambini. Padre Kamaou era felicissimo e ancora oggi ci dice che è stato un giorno indimenticabile. E molti uomini, e dico uomini, perché gli uomini in Africa hanno tanto bisogno di coraggio e di Amore Misericordioso, hanno cambiato il loro stile di vita, si sono sentiti incoraggiati dalla nostra testimonianza e benché più volte ci eravamo scambiati delle esperienze, anche negli altri viaggi scorsi, ricordando quanto sia importante per noi e per loro la fedeltà, il dialogo ed il perdono. Loro pensavano che i problemi erano solo dalla loro parte, per cui le difficoltà della vita familiare nel nostro caso erano impossibile che fossero esistite. Da noi usano i confetti per il giorno del matrimonio, però per una questione pratica non era possibile distribuirli, per cui Alessandro aveva fatto una scorta grandissima di caramelle e alla fine di questa celebrazione ha cercato di distribuirne tantissime. Si doveva vedere all’entrata di questa Chiesa la gioia di questi bambini anche solo per una caramella. Diciamo che sembravano degli uccelli che ricevevano un cosa inaspettata, per cui ad un certo punto ho detto ad Alessandro che mi sembrava stare in Piazza S. Marco con tutti quei piccioni. Era veramente un canto di gioia, una gioia di vivere! E’ appunto alla gioia di vivere è il titolo che abbiamo dato al nostro video che abbiamo girato nei precedenti incontri e nei precedenti viaggi. Gioia che poi si percepisce, che nasce dai valori spirituali dei quali i poveri ne sono pieni. Concludo dicendo che per noi il Santuario è stato un Luogo di grazia, ci ha permesso l’incontro con l’Amore Misericordioso, con l’Amore di Dio, il cui vero volto ha trasformato la nostra vita di coppia e di famiglia. Siamo grati a Madre Speranza per aver edificato questo grande Santuario e fondata la Famiglia dei Figli e delle Figlie dell’Amore Misericordioso. E ringraziamo tutti coloro che oggi sono nella beatitudine per l’accoglienza e la benevolenza che hanno avuto per tutti noi.

DON JAMES SEAMUS O’ BYRNE, Sacerdote Irlandese
Purtroppo non parlo bene l’italiano. Venti anni fa ho incontrato per la prima volta i Figli dell’Amore Misericordioso. Ero a Roma nella casa romana del clero. P. Elio era il rettore insieme agli studenti Adolfo e Fernando, Alberto e Angelo. Molti anni dopo nel 2001 sono tornato di nuovo alla casa del Clero che adesso si chiama Domus Romana. P. Fernando era il rettore e mi ha pregato di tradurre in inglese le vostre Costituzioni insieme al Direttorio. Ho incominciato il lavoro e più mi addentravo nella lettura dei libri più mi sentivo attratto e interessato dal messaggio di Madre Speranza, riguardo la devozione all’Amore Misericordioso di Dio. Ultimamente ho portato a termine la traduzione in inglese delle Costituzioni, del Direttorio dei Fam, del nuovo Statuto dei Sacerdoti diocesani con voti e altri scritti di Madre Speranza. Qualche giorno fa P. Giulio mi ha dato tre opuscoli intitolati “sulle orme di Madre Speranza”. Ho letto il secondo, scritto da Don Angelo Spilla, e l’ho trovato molto interessante: una esposizione semplice, chiara e pertanto molto utile per avere una idea di questo ramo della vostra Congregazione. Ho iniziato a tradurlo e sono arrivato a pagina 15. Sarebbe mio desiderio tradurre la biografia di Madre Speranza scritta da P. Giovanni.
Ringrazio il Signore perché attraverso questo lavoro, che ho fatto con piacere, ho avuto l’occasione di conoscere la vostra spiritualità e visitare il Santuario. E’ stata un’esperienza indimenticabile, non solo per l’accoglienza fraterna ma anche per l’atmosfera che qui si respira. In questo Santuario ciò che più mi ha emozionato è stato il Crocefisso. Il Suo volto, benché sofferente, è sereno. Gesù ha voluto dare tutto se stesso per noi e questo è molto consolante per me. Mi auguro che questo mio lavoro possa essere utile per far conoscere la grandezza dell’Amore Misericordioso di Dio a tanta gente di lingua inglese che ancora non hanno sentito questo messaggio.
M. LUISA MENGO, di Collevalenza
Innanzitutto vi chiedo scusa e vi saluto, io non sono abituata a queste cose, quindi per me è difficilissimo! Mi presento sono M. Luisa, sono nata e vissuta a Collevalenza e da più di vent’anni svolgo il servizio volontario alle Piscine. Una cosa importante: le vasche per l’immersione dei malati sono state fortemente volute da Madre Speranza, la quale non si è arresa davanti a tanti imprevisti e sofferenze che la loro realizzazione hanno comportato, se consideriamo che ha cominciato a costruirle negli anni ’60 e sono state aperte solo nel ’79: quindi molti, molti anni dopo. La realtà delle Piscine a Collevalenza forse non è ancora molto conosciuta, come del resto molte altre cose della Madre. Del resto lo sapevamo Lei era riservata ,preferiva il nascondimento personale, non cercando la notorietà, perché voleva solo essere lo strumento per far conoscere che Dio è un Padre che ama, che perdona, che dimentica e non tiene in conto dei nostri peccati, quando ci vede pentiti di essi. Praticamente voleva far conoscere al mondo Gesù Amore Misericordioso. La Madre Speranza amava in particolar modo le Piscine e diceva che in quel luogo sarebbero avvenuti importanti guarigioni sia del corpo che dell’anima, come ci è stato promesso nella preghiera: “Usate l’acqua con fede e sarà di refrigerio al corpo e all’anima.” Che Lei considerava importante tutto questo ne siamo consapevoli. Lo vediamo anche da come ha curato ogni cosa, ogni particolare. Vi potrà sembrare strano ma nelle vasche c’è acqua calda. Spesso le persone ci chiedono se l’acqua è fredda, ma noi rispondiamo sempre che la Madre Speranza ha voluto curare tutti i confort per i pellegrini dell’Amore Misericordioso. E’ un luogo semplice però molto bello, con dei bei mosaici; è accogliente, è discreto; poi l’ha detto stamattina anche P. Domenico: “è gratis”. Infatti noi ogni giorno dobbiamo rispondere ai pellegrini che ci chiedono: “ma quanto costa?”; e noi rispondiamo con orgoglio: “la misericordia di Dio è gratis, non c’è da pagare nulla!”. Penso che le Piscine siano un luogo dove si riscopre e si tocca con mano la misericordia di Dio. Arrivano pellegrini veramente con dei mali fisici impressionanti; abbiamo avuto dei casi di lebbra, mali fisici, sofferenze stranissime, mali dell’anima, mali psicologici. Arrivano madri che perdono i figli, e loro vengano perché confidano nel Signore e Lui li guarisce. Vi confesso che a volte non so darmi spiegazione; vedo queste persone sconvolte che scendono i gradini, entrano nell’acqua e tornano con un viso diverso, un’espressione diversa, più distesa, più fiduciosa e mi chiedo:” sarà una emozione momentanea, sarà veramente una conversione del cuore; io non so che è successo, ma di sicuro qualcosa di bello a loro è successo!!! Inoltre la cosa più bella è che gli stessi tornano per anni e anni, tornano per ringraziare, per chiedere, perché hanno bisogno di quell’immersione. A noi ci raccontano spesso di essere guariti, di aver preso delle decisioni importanti, di aver fatto pace con la famiglia e con i figli e addirittura, con successo, di aver smesso di bere e di fumare. Posso dire che vedere i bambini che soffrono, è una cosa veramente triste,soprattutto per queste mamme straziate dal dolore, con i loro cuori sofferenti, ma anche loro, stranamente, le vedi più fiduciose, più serene, consapevoli di essere più vicine a Dio nella tribolazione, di essere aiutate e consolate da Lui: accettare la Sua volontà seppure così dura. Certo che nulla, va perso e tutto andrà per il bene, per qualche disegno di Dio.
Non nascondo che il servizio alle Piscine è faticoso. A volte si ha anche la sensazione di non farcela, forse perché noi confidiamo troppo sulle nostre capacità; ma tutto ciò è ripagato abbondantemente, e la sera quando esco dal portone ringrazio il Signore, per prima cosa di avere avuto il dono della salute, poi di aver dato la possibilità di sorridere a qualcuno e di essere ricambiato, di aver potuto aiutare chi aveva bisogno, di aver potuto abbracciare e dare un briciolo di affetto e di benevolenza. Alla fine tutto ciò ritorna a noi perché ci viene trasmessa serenità, tranquillità ed esempio. Io sono molto interessata a tutto ciò. Non tutti hanno la possibilità di sentirsi dire per tante e tante volte: “che Dio ti benedica! Grazie! Ti ricorderò nella preghiera! Il tuo sorriso mi ha riempito il cuore! Fai questo servizio con amore…” E dal momento che nostro Signore ha detto che ciò che facciamo di buono agli altri lo facciamo a Lui… bè insomma.. qualche credito in Paradiso non è poca cosa!
MARIA DOLORES, di Santomera (paese natale di Madre Speranza)
Il mio apporto è un piccolo chicco in mezzo a una grande quantità. Nel 1991 a mio marito Paco venne diagnosticato un brutto male. Pieno di fede, sentì subito il bisogno di venire a Collevalenza per chiedere la guarigione a Madre Speranza. Il viaggio, fatto in macchina, durò ventiquattro ore. Aveva nel cuore una richiesta: che per lo meno la sua vita fosse allungata di una decina d’anni, gli anni necessari per dare un contributo maggiore alla crescita dei 2 figli, ancora piccoli. Così è stato! Puntualmente, nel 2001 il male si è risvegliato e Paco ha lasciato questo mondo con tanta serenità, pieno di fede in Dio, senza nessuna sofferenza. Credo veramente che Madre Speranza ci ha concesso questa grazia.
LUCIA INTERLANDI, di Roma
Forse io non sono la persona più idonea per parlare di Santuari dato che non sono una abituale frequentatrice di Santuari: questo non tanto per chissà quale tipo di posizione scettica, ma semplicemente per una forma di essenzialità. Sarei la felicità di quei parroci qui intorno, ritengo che mi debba bastare l’Eucarestia e nell’Eucarestia trovo tutto e… basta. Poi sono diventata una persona che abitualmente viene al Santuario. Come mai? Perché? Cosa ha fatto si che rimanessi impigliata nella rete del Roccolo, dato che per ogni volta che vengo ho la sensazione di tornare a casa?
Sono approdata a questo Santuario negli anni ’70 seguendo l’invito “Vieni e vedrai!” E così rispondendo a questo invito posso dire che ho veramente visto dove abita il Signore. Posso proprio dirlo, è una ripetizione di quello che è stato detto, dai peccatori, dai malati, dell’instancabile operosità dei Figli e delle Figlie di Madre Speranza. Certamente il Signore chiama, quando e come vuole, chiama tutti e anche per me, come tutti i pellegrini, c’è stato l’invito del Signore! Un invito che, purtroppo come può accadere, risponde all’invito del Signore, ma la risposta a volte è povera, perfino superficiale, se si pensa che l’invito viene da un Dio che insegue e cerca i suoi figli con amore instancabile come se non potesse essere felice senza di loro. Fermarsi a ripetere queste parole si rimane colpiti!. Può accadere che una vita abbastanza comoda, renda talmente poveri da non avere la consapevolezza della propria miseria e di avere proprio bisogno di un certo tipo di Amore. Di un amore gratuito, eterno! Quando l’uomo incontra Dio nel Santuario si rende conto della Sua infinita bontà, della Sua tenerezza, del fatto che il Signore non guarda ai meriti della persona, ma al cuore ferito. Nel Santuario si incontra un Dio che si china sul misero proprio come il buon samaritano per fasciarlo con la consolazione del suo amore. Si diffonde questa consolazione. L’abbiamo sentito nell’esperienza dei coniugi di prima, nell’impegno verso gli altri, affinché tutti ci sentiamo consolati da Dio. Questo è quello che vuole il Signore, Lui vuole donarci la Grazia di incontrarLo perché possiamo capire quanto ci ama.
L’uomo che scopre la tenerezza paterna e materna di Dio viene ad essere trasformato da spiritualmente povero ed inerte ad apostolo dell’Amore Misericordioso. Da persona impaurita dalla vita a persona serenamente abbandonata nelle mani del Signore. L’accettazione del dolore, della fatica e del sacrificio sono la conseguenza inevitabile dell’incontro con il Signore. L’incontro con un Dio che ama infinitamente e che perdona non addormenta la coscienza, al contrario trasforma le persone e le rende desiderose di essere capaci della gioiosa accettazione del sacrificio compiuto per amore. Ieri abbiamo sentito che uno dei pericoli è di dare per scontato questo amore Misericordioso, di sentirsi dire continuamente Dio ti ama, Dio ti perdona. C’ è questo pericolo di non meravigliarci più. In realtà invece, quando si ha la percezione dell’Amore di Dio – una percezione perché poi in realtà nel cercare di comprenderlo non si può contenere questo amore – ma quando si ha questa percezione si entra in una dinamica che và in crescendo e che è poi quella che abbiamo visto tutti nella Madre Speranza. Oggi, passati tanti anni, io mi rendo conto che da subito sono rimasta molto colpita dall’ accoglienza sollecita, affettuosa, fraterna, dalla silenziosa laboriosità – io le Suore le vedo sempre sorridenti e mai stanche, lavorano tantissimo ma non sono mai stanche, non hanno neanche il segno della stanchezza. Io quando sono stanca non solo mi si vede ma lo proclamo anche “sono stanca!”. Nel volto delle Suore non ho visto la stanchezza ma il sorriso. Forse questo già è uno dei miracoli. La testimonianza poi dei sacerdoti, questa continua ed instancabile disponibilità che hanno nel dono del messaggio d’amore del Signore e che poi si manifesta nel gesto dell’assoluzione che accoglie nella pace del perdono i vari figlioli prodighi e soprattutto nel dono del Corpo del Signore: questo farmaco di immortalità, questo pegno di resurrezione che sazia la fame di Dio e che è impressa nella nostra anima e della quale, a volte, non abbiamo neanche la percezione. Questo bellissimo messaggio è proprio la volontà del Signore che ci dice: “Sappiate che vi amo incessantemente”. Un messaggio che io ho visto farsi carne nella persona della Madre, nelle sue preghiere: “Perché tutte le persone che potrò incontrare – così pregava la Madre “si sentano trasportate verso di Te, trasportate dal buon esempio, dalla mia pazienza, dal mio spirito di sacrificio, dal mio amore per te e dal mio lavoro”. E il Signore lo sappiamo tutti di fronte ad un certo tipo di preghiere è disarmato e non dice mai di no e così non solo ha accolto la preghiera della Madre per quel che la riguardava nella sua persona, ma nell’esaudire la sua preghiera ne ha partecipato la grazia ai suoi figli e alle sue figlie. Le parole della Madre: “Benedici Gesù mio questo tuo grande santuario” e “che gli uomini conoscano Dio come un Padre buono” Tutte queste parole da lei pronunciate e che abbiamo già sentito, mi sono venute incontro negli anni settanta, soprattutto abbiamo portato – Angelo ed io – questa nel cuore: “Anche l’uomo più perverso, più miserabile, abbandonato è amato da Dio con tenerezza immensa”. Queste parole ci hanno accompagnato nel servizio ai poveri che poi Angelo ed io, abbiamo svolto cercando di essere il più possibile fedeli al messaggio e alle esortazioni di Madre Speranza. Ad esempio, prima di fare qualcosa per qualcuno, bisogna dare uno sguardo di compassione, cioè questo entrare nella sofferenza dell’altro, questo mai sentirsi superiori come qualcuno che dà qualcosa, ma al contrario, sedersi accanto, stare cuore a cuore con la spalla accanto alla spalla dell’altro, e dire che cosa si può fare per il bene di chi soffre . Ecco questo era quello che noi ci proponevamo. Si parla degli anni 70. La Madre era ancora qui nel Santuario; avevo i miei problemi e mi sembrava sconveniente, da persona indiscreta e curiosa, volerla conoscere, e non lo chiesi. Però il Signore è generoso anche con chi si fa tanti problemi e così è avvenuto che proprio un mese e 5 giorni prima della morte della Madre, il 3 gennaio, l’ho potuta conoscere.
Noi eravamo venuti per fare una gita di un giorno, non avevamo con noi neanche lo spazzolino da denti. Quando ci siamo messi in viaggio per ritornare a Roma abbiamo trovato tanta nebbia e siamo dovuti tornare indietro e rimanere al Santuario, così molto poveramente. Il giorno dopo abbiamo parlato con P. Gino e gli ho raccontato di un mio progetto. Padre Gino ci ha portato a visitare i sacerdoti anziani: questo segno di misericordia che la Madre aveva voluto, questo gesto d’amore per i sacerdoti che la Madre ha desiderato vicino al Santuario. Quando siamo stati vicini all’ascensore ho detto a P. Gino: “Bah! basterebbe pigiare un altro bottone”. E subito ci ha accontentati. Abbiamo atteso lì in anticamera e la Madre ci ha ricevuto. Era appena un mese prima che la Madre morisse. La Madre non ha fatto un lamento, non ha detto nulla di sè, non ha chiesto preghiere per sè, è stata lì con tanta bontà e affabilità ad ascoltare due persone. Così, un grande esempio di servizio fino all’ultimo, uno di quegli esempi che sono tanto affascinanti e difficili da imitare… e il Signore sa quello che fa comunque!
ARIODANTE FARNESI, di Parma
Io credevo che fosse una cosa più semplice la mia testimonianza. Dopo aver sentito gli altri mi sono un po’ scoraggiato perché, oltretutto, avevo la sedia che scricchiolava e mi diceva che quello lì non era il mio posto. Però ho avuto una forte emozione e la devo raccontare. Ho sentito volentieri la voce degli amici: quello che mi ha colpito di più è stata la signora di Santomera perché aveva la voce intonata come quella della Madre! Io che sono italiano, nel sentire queste inflessioni, mi è parso di riascoltare le raccomandazioni della Madre, che oltretutto non capivo, ma le intuivo, e vi dico la verità, sono caduto qui a Collevalenza nel Roccolo, da grosso peccatore. Ed effettivamente i roccoli sono fatti proprio per questi uccelli che non sono in via di estinzione, ce ne sono molti e credo che la Madre mi abbia amato di più, proprio perché ero peggiore di tutti e mi ha amato tanto che quando sono venuto via da Lei per la prima volta, mi sono sentito inebriato e accusavo le Suore di tenere nascosta sotto il moggio questa fiaccola, perché in cuor mio pensavo a quanti erano disperati come me e che avrebbero potuto toccare con mano la misericordia di Dio. Perché dico questo? Perché io, solo a Collevalenza ho scoperto – non mi vergogno – la presenza di Dio. Quando si parlava della nostra religione, credevo fossero le storielle dei preti tanto per tener buona la gente, mentre quando parlavo con la Madre effettivamente non la capivo, e allora mi rifugiavo in un angolo e dicevo, così per modo di dire: “ma questi santi sono un po’ matti e bisogna accettarli come sono”. Senonché, tornato a casa, mi capitavano degli avvenimenti che mi davano la prova del nove che quanto aveva detto Madre Speranza era vero. Allora sentivo il bisogno di tornare, perché il Santuario è come un distributore di benzina super. Ci sono dei “catorci” come me che se non gli dai un po’ di benzina si fermano e allora si veniva a Collevalenza a fare rifornimento di carburante. Avevamo bisogno di vederla, di venire da Lei; era una donna spiritosissima, ma quello che trasmetteva di più era questo Amore Misericordioso. Quando venni da Lei avevo attraversato un periodo nero, addirittura con psicofarmaci, e non sapevo quasi unire due parole insieme. Vedete io non preparo scalette quello che vi dico lo faccio a braccio! e allora mi ricordo che dopo che la Madre mi aveva liberato dalle maglie del roccolo, dentro di me feci questa promessa: “Madre, fa che quando io debba parlare di Collevalenza, lo possa fare senza perdere il filo del ragionamento”, e questo in parte mi stà capitando anche qui e lo sento come una grazia della Madre, perché quando si ha un beneficio bisogna non solo godere della “mirada bondadosa” della Madre – che aveva lo stesso sguardo del Gesù Misericordioso – ma bisogna poi andare a raccontare in giro quello che si è trovato, la dracma perduta.
Ebbene io e mia moglie abbiamo fatto subito questo pensiero: è stata tale e tanta l’ospitalità della Madre che ci siamo sentiti in dovere, proprio perché abitiamo a due passi dall’ospedale, di offrire la nostra ospitalità a chi va in ospedale per essere ricoverato. Abbiamo avuto anche la fortuna di conoscere la Casa del Sole di Mantova, dove ci sono dei ragazzi handicappati e abbiamo avuto modo di conoscere anche le loro famiglie. Abbiamo subito familiarizzato con loro e, diciamo la verità, noi credevamo di portare loro un aiuto, invece l’aiuto ce lo hanno dato loro. Siamo gente che ha buoni propositi ma spesso non li portiamo a termine. Riusciamo, talvolta, a portare il messaggio di Collevalenza, ma nel segreto della nostra coscienza ci vergogniamo perché dal di fuori veniamo giudicati come gente felice, come gente arrivata. Invece siamo ancora alla ricerca di qualcosa, non siamo soddisfatti. Però se pensiamo che la Madre, quando ci ha conosciuto, ha firmato per noi una cambiale in bianco ed eravamo dei disonesti garantiti, dobbiamo dire che questa firma va onorata e, ci piaccia o no, dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze per comportarci meglio. Devo aggiungere un’altra cosa che mi tocca personalmente e mi sento un po’ colpevole: se tarda la beatificazione di Madre Speranza, a cominciare da me, non ci dovremmo forse dare una regolata perchè non sempre ci comportiamo bene? Grazie.
Gianluca Moretti, di Todi
Mi chiamo Gianluca. Ho 44 anni e sono un brigadiere dei Carabinieri. L’inizio del mio volontariato alle piscine di Madre Speranza risale a circa 3 anni fa ed è una esperienza forte che è nata per caso. Non è stata una decisione mia. Io abito a Todi, che dista da qui 7 Km, ma prima che arrivassi qui, il Signore ha voluto che io andassi a Medjugorje. In pratica ho attraversato l’Adriatico per fare i 7 chilometri che separano Todi da Collevalenza. Quella esperienza mi è servita per arrivare a Collevalenza. Sono venuto qui perché mi parlarono di Collevalenza, di Madre Speranza, delle piscine, dell’acqua, e che l’acqua, qui a Collevalenza, è stata voluta dal Signore e che Madre Speranza è stata una splendida realizzatrice della volontà del Signore. Che cosa mi ha spinto qui? Sicuramente un cammino di fede, perché io penso che il volontariato che si fa qui non è un volontariato nel senso stretto del termine, perché alla base c’è un cammino di fede altrimenti, dopo essere venuti due o tre volte, non si ritorna più alle piscine. Stare alle piscine è faticoso e quindi solo con l’aiuto del Signore è possibile farlo. Quando termino il mio servizio alle vasche sono contento. All’inizio non ci credevo. Sono convinto che a venire qui mi abbia spinto il Signore, il quale in vari modi ti chiama, ti cerca. E’ importante la risposta alla Sua chiamata e posso dire che per me Collevalenza è un modo per camminare nella vita cristiana. Vivo questo momento con molta gioia e le volte che, per vari motivi, non posso venire ne sento la mancanza, e quindi cerco di organizzare la mia vita, le mie attività in funzione di questo appuntamento. Lo sento come un momento importante della mia vita: devo venire alle piscine. Quando arrivano le persone che, con il loro carico di dolore e di speranza, entrano nelle vasche e ne escono diverse, visibilmente cambiate, per me è una gioia. Quando si avvicinano e ti ringraziano, sono io che li ringrazio per quello che mi hanno trasmesso. È una grazia molto grande. Ti aiuta a camminare, ad andare avanti, a crescere. Cosa mi aspetto da tutto questo? Mi aspetto nulla, prendo ciò che il Signore ogni giorno mi dà, e questo è sicuramente una grande grazia del Signore. Auguro a tutti di poter fare questa esperienza… Vi ringrazio per avermi dato oggi questa opportunità di parlare della mia esperienza alle piscine perché non avrei mai immaginato di trovarmi un giorno, proprio qui a parlarne. Anche questo è un segno della imprevedibilità del Signore.
Rossella Pietrella, di Perugia
Mi sembra bello e doveroso iniziare questa testimonianza parlando di Madre Speranza perché è attraverso il sì di questa creatura che il Signore ha potuto portare a compimento questo Suo progetto di Amore e Misericordia. Ho avuto la grazia di conoscere la Madre quando avevo l’età di 12 anni, e fino alla sua dipartita ho beneficiato della sua benevolenza. Sono stata nel collegio della Casa della Giovane a Todi per frequentare le scuole medie, e siccome ero l’unica bambina che aveva i genitori lontani, nelle Marche, ritornavo a casa soltanto nelle occasioni di Natale e Pasqua, mentre le altre ogni domenica i genitori le portavano in famiglia, ed io restavo così con le suore. La Madre spesso mi diceva che nessuna cosa viene a caso e, soltanto quando sono diventata più grande, ho capito ancora meglio di quale dono mi aveva privilegiato il Buon Gesù. Senza farmi mancare l’amore dei miei genitori, infatti, tutte le suore mi volevano un bene dell’anima che anch’io contraccambiavo. Il Buon Gesù mi dava ogni domenica la possibilità di andare a Collevalenza con le suore e avere così la grazia di intrufolarmi con loro per salutare la Madre e deliziarmi delle attenzioni che lei aveva per me ogni volta che mi vedeva. Questo mi riempiva il cuore di tanta gioia. Ella indossava quasi sempre un grembiule blu, perché era una lavoratrice instancabile. Quando mi vedeva da lontano, mi faceva avvicinare a lei, poi metteva una mano sotto il grembiule, tirava fuori una manciata di caramelle e me le porgeva. Ricordo che alla fine dell’anno scolastico mi ritrovavo sempre con una scatola colma di caramelle perché non le mangiavo, anche se mi piacevano da morire; non le mangiavo, le conservavo tutte, in quanto le tenevo come un tesoro per il fatto che le avevo ricevute dalle stesse mani della Madre. E’ proprio per questo motivo che ogni tanto me le stringevo al cuore, come per abbracciare chi me le aveva date e sentire la sua presenza. La stessa cosa si ripeteva con gli agnellini di pan di Spagna che la Madre stessa faceva, per ognuna di noi, per le sue figlie e i figli, in occasione della santa Pasqua. Voi non ci crederete ma il mio agnellino diventava sempre duro perché pensando che la Madre lo aveva fatto con tanto amore, non potevo che conservarlo tutti gli anni senza mangiarlo. Le scuole superiori, invece, le ho fatte nelle Marche, ma per le vacanze estive mettevo in croce i miei perché mi dessero la possibilità di andare con Sr M. Grazia, che in quel tempo era incaricata delle ragazze – ora è Madre vicaria -, alle colonie di Marina Palmense o a qualche campo scuola. Un anno ricordo che andammo con P. Quinto a Frontignano di Ussita, dalle mie parti, e al ritorno ebbi la possibilità di recarmi con le suore a Collevalenza e incontrare la Madre. Questo era sempre il mio fine. Mi ricordo come se fosse ora: Lei, tenendo le mie mani nelle sue, mi lasciava parlare e con un “pregherò figlia mia!” riempiva il mio cuore di tanta gioia, tanto che un giorno mi misi a piangere dalla contentezza e Lei mi disse: “Vedi figlia mia, Gesù vuole riempire il cuore di tutti con tanto amore, come io l’ho fatto a te! Perché l’unica cosa che desidera è che ogni suo figlio sia felice e contento unito a Lui. Purtroppo però sono molti coloro che ancora non hanno compreso questo messaggio di amore. Dobbiamo pregare tanto!!”. Poi prima di salutarmi mi metteva la mano sulla testa e con uno schiaffetto amoroso e di incoraggiamento che mi dava sulla guancia, mi ripeteva ogni volta: “pensa a santificarti, figlia!” Il Signore, poi, ha voluto che mi iscrivessi all’università di Perugia. Visto che Sr M. Grazia è stata sempre il mio riferimento fin dai tempi del Collegio e dei periodi estivi, e in quel periodo si trovava nel Collegio di Fratta Todina, mi sono fermata con lei aiutando le suore nei ritagli di tempo tra lo studio e l’università. La Madre Speranza diede il consenso perché mi fermassi come esterna, forse perché mi conosceva fin da piccola. Devo proprio dire che il Buon Gesù, così lo chiamava sempre la Madre, mi ha privilegiato ancora di un altro dono, perché all’epoca, a causa della salute sempre più cagionevole, accompagnavano spesso Madre Speranza a fare una passeggiata in macchina, così poteva contemplare le meraviglie del creato – a volte se ne usciva con questa espressione diretta all’autore divino: “Qué pintor!” – e respirare un po’ di aria pura. A Fratta Todina avevamo un grande giardino e la Madre la portavano lì.
Scusate se dico noi, ma mi sono sempre sentita in famiglia e, più ancora, in casa mia! E questo tuttora perché mi sento una figlia della stessa Madre e dei Padri, anzi ancora più di allora, perché faccio parte del gruppo dei laici dell’Amore Misericordioso. e dei volontari del Santuario. Ricollegandomi sempre alla passeggiata della Madre, mi ricordo che quando ci avvisavano del suo arrivo, io mi precipitavo ad aprire un grande cancello per farla accedere al giardino stesso e per portarle una poltrona di vimini e farla sedere. Ero gioiosa di potermi far stringere da quelle braccia sofferenti, ma tanto amorose e darle un bacio sulla mano che lei teneva sempre fasciata. Una volta le chiesi di spigarmi quale è l’atteggiamento di Gesù quando io pecco. Lei con tanta dolcezza mi rispose: «Vedi, figlia mia, quando fai i peccati il Signore si comporta così: tu immagina un papà che tiene in mano un bambino e questi ad un certo momento comincia a fare capricci, a comportarsi male. Il papà tenta di avvertirlo, di ammonirlo, di invogliarlo a frenarsi e questo bambino niente, pensa soltanto a fare sempre più male. A questo punto il papà stringe più forte la mano del bambino perché non cada, perché non si faccia più male di quanto si sta facendo e volge lo sguardo dall’altra parte come per dire: “Neanche lo voglio vedere il male che sta compiendo!”. Vedi, figlia mia, Gesù quando vede il nostro peccato fa finta di non vederlo, e si preoccupa di come può aiutarci perché possiamo venire fuori da quel peccato e dalle conseguenze che esso comporta». Che grande messaggio davvero divino mi affidò, quel giorno, la Madre! Il giorno della sua dipartita al cielo è stato per me il giorno più triste della mia vita. Ricordo che appresi la notizia a Todi mentre ero a lavoro. Lasciai tutto e mi precipitai a Collevalenza. Tra la neve e con gli occhi pieni di lacrime non so come ho fatto ad arrivare a destinazione. Mi precipitai nella camera della Madre, la trovai adagiata sul suo letto come se mi stesse ad aspettare, questo è ciò che ho avvertito in quel momento. Presi un fazzoletto e lo misi dentro le sue mani chiedendole di non lasciarmi mai. Questo doveva essere il nostro segreto, ed è proprio per questo che da allora la Madre non mi ha più lasciata e come una volta mi ha fatto da Mamma, così ora dal Cielo non mi farà mancare il suo amore di Madre. Questo è stato quel piccolo chicco di grano divino che, attraverso il suo sì, ha germogliato e portato sempre più frutti, dando la possibilità, a me e a tanti, di scoprire in modo particolare in questo Santuario dell’Amore Misericordioso il vero volto di Dio, e cioè non un giudice severo bensì un Padre tutto bontà che ama i suoi figli, li perdona, dimentica le offese e non le tiene in conto, un Padre che attende il figliol prodigo per riabbracciarlo e fare festa, il Buon Pastore che cerca la pecorella smarrita, la ritrova e se la pone sulle spalle per riportarla all’ovile. Un Padre che ama tutti con la stessa intensità e senza distinzione, al punto che l’uomo più perverso, più perduto e miserabile è amato da Lui con tenerezza immensa. Un Dio che opera in ogni uomo come un Padre e una tenera Madre. Il Signore ci ama tutti perché tutti siamo opera delle Sue mani e figli suoi, che Lui vuol far felici portandoli alla piena comunione con sé. Il Signore non finisce mai di pensare a noi, il Suo amore veglia incessantemente sulle vicende della nostra vita. Egli non si arrende e non si stanca, anche quando lo offendiamo. Lui non si allontana da noi e non ci abbandona, sempre pronto a tendere la mano per riattirarci. Il Crocefisso dell’Amore Misericordioso è la prova eloquente di questo amore disinteressato e fedele. Dio infatti ci ha amato dandoci il suo figlio immolato sulla croce, non quando eravamo pentiti dei nostri peccati, ma quando ancora eravamo ribelli e peccatori. Gesù continua tutti i giorni, nella S. Messa, a rivelare il sacrificio della Croce, dandosi a noi come cibo, gesto di Amore portato fino all’incredibile. Quante persone passano davanti al Crocefisso dell’Amore Misericordioso, e quante di esse rimangono estasiate davanti a questo oceano di Amore che vuole inondare i cuori attraverso la Sua acqua purificatrice e rinnovatrice! Per poter giungere a ciò il Buon Gesù ci ha lasciato Maria, Mediatrice universale. Madre Speranza era devotissima a Maria Vergine e la pregava con fiducia. Un giorno, ricordo, mi disse: “Figlia, affidati alla Madonna e Lei ti insegnerà a conoscere e seguire Suo Figlio”. Come lei ci ha insegnato, possiamo rivolgerci a questa dolce Mamma così: “Tu Madre mia, che generasti e con le Tue delicate mani ti prendesti cura del Buon Gesù, educami ed aiutami nel compimento dei miei doveri, conducendomi per i sentieri dei comandamenti. Dì per me a Gesù: ricevi questa figlia, te la raccomando con tutta l’insistenza del mio cuore materno!” La Madre mi diceva che il Signore non si fa mai vincere in generosità, ed è proprio per questo che Gesù oltre a rivelarci il Suo vero volto attraverso il Crocefisso dell’Amore Misericordioso ci ha dato il modello di vita per giungere a Lui, Maria Mediatrice. E, servendosi sempre di Madre Speranza, ci ha donato un altro segno della sua misericordia, ordinandole di far scavare un pozzo, la cui acqua doveva alimentare le Piscine e le fontane per far sì che i pellegrini potessero adoperarla con fede e amore, sicuri che sarebbe loro servita di refrigerio al corpo e di salute all’anima. Non sapete quale dono grande riceviamo dal Buon Gesù noi che facciamo volontariato alle piscine. Noi sperimentiamo la Sua grazia immensa. Infatti ci dà la possibilità di toccare con mano, per ogni pellegrino che s’immerge nella vasca, la Sua potenza, la Sua grazia, la Sua misericordia. La Madre sicuramente direbbe: “Come è buono il Signore!” Voglio terminare questa testimonianza a cuore aperto lasciando alla Madre stessa la parola, pregandola di servirsi di questa piccola figlia sua per parlare al cuore di ciascuno dei presenti. Ascoltiamola: «Chi desidera stare unito a Gesù, se lo desidera sul serio, deve essere convinto che il punto di partenza è cercare di vivere con umiltà e con mitezza; non serve a niente avere qualità e talenti, addirittura non serve neanche avere buona volontà e buon carattere. E’ necessario solo mettersi a seguire Colui che ha detto: “Imparate da me ad essere miti e umili di cuore e le vostre anime troveranno la pace”». Grazie Madre!
IRENE BELLUCCI, di Collevalenza
Il mio nome è Irene Ricci, abito qui a Collevalenza e sono maestra in pensione.
Quando P. Giovanni mi ha chiesto di fare una testimonianza mi sono un po’ preoccupata e mi sono chiesta: che posso dire? Chi mi darà il coraggio di parlare? E’ la prima volta che mi trovo in questa posizione. A scuola è diverso. Ma poi mi sono detta: sei una laica dell’Amore Misericordioso, per santa obbedienza a Dio, e con la guida di Madre Speranza ce la potrai fare. Pensando alla mia esperienza di oggi, e cioè al fatto di abitare a Collevalenza, a un chilometro dal Santuario, appartenere a questa grande Famiglia dell’Amore Misericordioso, come laica, mi sono sentita portata a dare uno sguardo al passato. Poteva essere all’incirca il 1968-1969, la mia famiglia (mio marito, io e nostra figlia Erika) si trovava in Svizzera, dove ero stato mandata per lavoro ancor prima di sposarmi, così pure mio marito. Un giorno, leggendo un settimanale italiano, venni attratta da un articolo che parlava di un paesino, Collevalenza nel comune di Todi, dove una suora venuta dalla Spagna, in fama di santità, aveva fatto sorgere un grande Santuario che accoglieva tanta gente. Queste cose destarono in me grande emozione sia perché riguardavano la mia terra, l’Umbria, anche se a Todi non ero mai stata, infatti sono di Città di Castello, ma soprattutto perché mi sembravano cose straordinarie. Questo credo sia stato il mio primo incontro con Madre Speranza. Non mi soffermo sui particolari del rientro in Italia. Era il 1970: ci stabilimmo prima a Terni, e nel 1977 ci trasferimmo a Collevalenza. All’inizio i contatti più assidui sono stati con la parrocchia, dove allora era parroco P. Vittorio, e mia figlia andava al catechismo per la preparazione della Cresima; andavo a volte anche in Santuario. Durante questo tempo non ho, però, avuto la possibilità di vedere Madre Speranza, la vedrò soltanto alla sua morte. Passano gli anni, Erika è grande e sceglie la sua strada, Ancella dell’Amore Misericordioso: Suor Erika di Gesù. Il papà, alquanto sconcertato per la scelta della figlia, dice: “Ecco, questo è accaduto perché siamo venuti ad abitare qui”. Io dico che può essere vero, ma come siamo giunti fino a qui, in questo paese che non conoscevamo e dove non avevamo nessuna radice? Ed ecco che mi sono ricordata dell’articolo di giornale che riferiva di Madre Speranza e del Santuario dell’Amore Misericordioso. Così nelle relazioni ormai frequenti con la famiglia religiosa ho cominciato a conoscere i Laici dell’Amore Misericordioso ed ho incontrato qui a Collevalenza Gaetano Storace, poi i laici di via Casilina in Roma mi regalarono un bel Crocefisso, e infine Teresa (laica del gruppo di Collevalenza) che mi disse: “Dai, vieni anche tu all’Associazione, ti piacerà”. Avevo qualche impegno in parrocchia, mi pareva di non aver tempo, ma i semi ricevuti germogliarono e detti il passo. Guidate da P. Claudio, Federica ed io emettemmo la promessa il 5 ottobre del 2002. Era il mio compleanno: un bellissimo modo per festeggiarlo. Sono stata accolta con tanto affetto da tutto il gruppo dei laici. Già da qualche tempo avevo cominciato a fare da guida al Santuario a piccoli gruppi, a volte incontrando, così con semplicità, persone che chiedevano informazioni. Alla fine sono entrata a far parte anche dei volontari impegnati nel servizio di guida dei pellegrini in visita al Santuario del Crocefisso, alla Basilica, alla Cripta con la Tomba di Madre Speranza, alle Piscine, ai luoghi abitati dalla Madre. Le prime volte mi sentivo molto impacciata. Avvertivo e avverto tutt’ora una grande responsabilità per quello che devo dire. Ho cercato di prepararmi sempre meglio, soprattutto per poter comunicare il messaggio che Madre Speranza con tutta la sua vita e le sue opere ha voluto trasmettere e che viene – vorrei dire – cantato, gridato da questo Roccolo dove l’Amore misericordioso, in particolare con l’immagine del Crocifisso, cattura le anime smarrite e le solleva nella rete del Suo Amore. Così ora mi trovo qui, per un disegno misterioso e misericordioso di Dio, e cerco di prestare questo servizio con amore, sentendo che non sarei capace di niente se non fossi sostenuta dal Suo aiuto e da quello di Madre Speranza. Prima di ogni incontro con i gruppi, prego il Signore affinché mi ispiri le parole più adatte e necessarie a quelle persone, perché riprendano fiducia e speranza, soprattutto quando sono nelle difficoltà e nella sofferenza. I pellegrini ricompensano con la loro riconoscenza, la loro simpatia, l’amicizia e le reciproche preghiere. Momenti di profonda commozione ci sono quando qualcuno si avvicina dicendo: “mia figlia è malata di cancro”, “mia nuora si deve operare per un tumore”, e tanti mali, tante esperienze dolorose. Resto colpita spesso dalla fede viva di molte persone e dallo stupore che manifestano allorquando apprendono la vita e le opere di Madre Speranza. Devo dire, però, che questo servizio di volontariato riedifica spiritualmente e mi dà forza per diffondere questa buona notizia: “Dio è amore Misericordioso, Dio ci ama”. Pur lasciandoci liberi nelle scelte della nostra vita, nel vivere quotidiano, Egli ci guida e dona ad ognuno di noi i mezzi diversi per farci capire che è Padre Buono. Forse per me l’inizio della bella “avventura” è stato quell’ articolo di giornale, che non ho più, ma che non ho dimenticato e porto sempre nel cuore.
ANTONELLA MASTRANGELI, di Roma
A me lo ha chiesto Federico, di fare questa esperienza. Mi sono sentita proprio incapace, inopportuna, perché quest’ argomento è troppo grande, quello della Misericordia di Dio vissuta nel pane quotidiano. Cosa posso dire? Poi ho pensato che sempre ci è chiesto di ubbidire e forse questo lo vuole Gesù e mi ha fatto bene, perché questi ultimi giorni li ho passati a riflettere su alcune cose, su alcuni passi importanti della vita. Infatti, solo questo voglio comunicarvi: alcune considerazioni, alcune riflessioni che mi sono venute da dentro. Io sono Antonella, ho 46 anni e sono sposata con Roberto da 23 anni ed ho 6 figli. Ecco un po’ di storia… Sin da ragazzina ho avuto la fortuna di essere seguita dai sacerdoti e dalle suore dell’Amore Misericordioso: loro ci hanno educato ad una sensibilità particolare, ad essere per l’altro motivo di speranza, a far scoprire Dio all’altro. Eravamo ragazzine e non sapevamo neanche di fare una esperienza importante per la vita. Io come Rossella: lei era a Fratta e io con Madre Mediatrice che non ci faceva passare. La chiamavamo il tunnel, cercavamo di andare dalla Madre e lei lì come un carabiniere! A volte ci riuscivamo e a volte no, però avevamo capito che Pedro portava la Madre a fare una passeggiata alle 15 e noi ci nascondevamo dietro i cespugli, la Madre ci salutava sempre, ci sorrideva, ci benediceva. Questi fatti, riflettendoci oggi, devono essere letti come una preparazione per la vita che il Signore ha voluto per noi. Io quando vedevo la Madre ero felice, felice da morire. Un’altra cosa molto bella era che il nostro parroco, quando ci vedeva fuori dalla chiesa a perdere tempo, ci diceva: “Andiamo, venite con me, andiamo a trovare una famiglia” e io dicevo: “ma io?” e lui “sì, venite con me!”. E così andavamo con lui nelle situazioni di vita quotidiana, di quartiere: a chi era nato un figlio, a chi era morto un parente, chi aveva una malattia… E io pensavo sempre: quanto è forte, quanto amore ci mette questo uomo, e io questa cosa la devo imitare perché è bella, dà conforto. Sto parlando dell’esperienza dei miei 15 – 16 anni, quando ero ragazza. Poi la chiamata ad essere laica dell’Amore Misericordioso è stata veramente un gran regalo, perché finalmente, dopo 11 anni di matrimonio camminavo insieme a mio marito, che fino allora mi seguiva, mi era sempre a fianco, ma non è che condividesse tanto le mie scelte, però mi lasciava fare, non mi ha mai ostacolata in niente. Una volta iniziato il cammino di fede insieme, il Signore ci ha messo subito alla prova! Il fratello di Roberto, che avevamo già assistito perché tossicodipendente quando seguiva il programma di Mario Picchi, molto forte e impegnativo, ora cominciava a star male e la sua sieropositività era diventata una malattia conclamata. Toccava a noi, perché Roberto è orfano dei genitori da bambino e perché l’altro fratello non poteva seguirlo. Allora ho pensato subito: e tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora, questi 10 anni, non sono serviti a niente? Tutte le riunioni che facevamo e tutte le parole che ascoltavo, non facevano altro che parlare di amore, di compassione, ma poi mi prendeva la paura. Allora guardavo il Crocifisso, chiedevo a Lui la forza necessaria e quale decisione prendere. Roberto era fuori di testa, aveva avuto forti segni di ribellione ed io mi sentivo proprio incapace, era una cosa davvero più grande di me. Adesso penso che sia stato il giusto atteggiamento per far lavorare bene il Signore. Con la Sua forza e con l’aiuto dei fratelli abbiamo assistito ed amato Sandro con un amore che veniva dall’alto. La sola cosa che ci trasmetteva era questo suo bisogno di sentirsi perdonato, di sentirsi amato, di sentirsi assistito e ci ha fatto capire che cosa è la misericordia. Sì, io vivo alla giornata cercando di imitare Gesù, chiedendo a Lui la forza quando non ce la faccio, chiedendogli di allontanare da me tutte le cose che mi rendono superba, io permetto a Gesù di agire nelle situazioni che mi mette davanti. E’ Lui che mi conduce, è lui che mi fa fare le cose. Così Sandro morì dopo 4 giorni dalla nascita della mia sesta figlia, e le persone non sapevano se farci gli auguri o le condoglianze. C’è stato un attimo di confusione totale, e lì per lì a me è dispiaciuto tanto, e poi ho capito che il Signore gli aveva permesso di avere questo purgatorio, perché come malattia è davvero brutta, si soffre tanto e soffre molto chi gli sta accanto. E allora di corsa in paradiso, perché solo così si poteva capire questa morte! Tutta questa storia perché ve l’ho raccontata? Vi giuro che è la prima volta che riesco a parlarne in pubblico. Però sicuramente avere a che fare con questo tipo di “povertà,” comporta un cambiamento: questa esperienza mi ha cambiato. Ho vissuto una sensazione che provo sempre davanti alle situazioni che mi sembrano impossibili: un profondo vuoto che mi fa sentire incapace, un buco allo stomaco come quando stai per svenire e poi una profonda compassione che ti spinge all’azione. Sabato scorso, con Anna siamo venuti alle piscine e ci siamo comunicate la stessa sensazione di fronte a qualche episodio, verso il quale forse non eravamo molto preparate. E’ questo profondo senso di smarrimento che ti spinge ad agire. La misericordia di Dio è vivere alla giornata con il cuore in pace, con il cuore buono, con l’attenzione a tutto ciò che gira intorno a noi.
Vi dicevo che ho 6 figli, uno diverso dall’altro. Mi lamento spesso di questo “incarico” che mi ha dato il Signore perché mi sembrano tanti, mi sembra di non farcela, ma poi li guardo e lo ringrazio perché sono stupendi. E poi sapeste quanto aiutano i figli a maturare, sono il termometro della situazione. A seconda di come loro reagiscono, capisco se io mi muovo dentro o fuori i binari dell’amore. A volte la responsabilità del genitore sembra essere in disaccordo con l’amore di Cristo, ma pure qui mi sembra di avere chiara una cosa, che devo vivere la giornata con semplicità e senza fare programmi. Questo non vuol dire viverla alla carlona, so bene che devo fare le cose essenziali, però tutto il resto non lo posso programmare e così mi sento più libera per ciò che è più giusto o più opportuno fare, stare con un figlio piuttosto che con un altro, o fare una cosa fuori casa. Un’altra cosa ho capito: dico sempre ai miei figli e a mio marito le mie debolezze, chiedo scusa se sbaglio e questo vi giuro mi costa tanto, perché sono molto orgogliosa. Considerate che con loro spesso ho un atteggiamento da maresciallo, ma altrimenti come si farebbe con una famiglia numerosa! Pensate solo al mattino, quando è il momento che tutti devono uscire di casa: succede di tutto! E chiedere scusa è la cosa migliore che posso fare per superare l’ira o la stanchezza che ingiustamente scarico su di loro. Ho sempre in mente quella breve lettura della compieta: “non cali mai il tramonto sulla vostra ira”. Per quanto questo dipende da me cerco di usare questo atteggiamento come uno strumento della palestra dell’amore. Ho sempre avuto una cosa chiara: che tutte le richieste, tutte le persone o le situazioni che viviamo, sono quasi sempre da non prendere sotto gamba. Allora anche il lavoro che il Signore mi ha donato mi fa stare a stretto contatto con la gente, e forse non è un caso, anche qui cerco di vivere la giornata lavorativa in modo semplice, convinta che tutte le persone che incontrerò dovranno sentirsi a proprio agio e star bene. Il mio sforzo non basta; mi raccomando sempre al Signore, perché a volte non sai qual è la cosa migliore o si perde la pazienza con estrema facilità. Ma Gesù mi aiuta sicuramente e allora potrò essere utile per qualcuno. Prego perché, stando a stretto contatto con le persone, mi rendo conto che c’è tanta solitudine, tanta disperazione, tanta falsità. Oggi conta solo l’immagine. A volte ci complichiamo la vita da soli, oppure c’è l’incapacità delle persone di fare le cose più semplici e questo mi crea tanta tenerezza nei loro confronti. Poi penso che se il Signore non mi avesse cresciuta all’ombra delle sue ali, io sarei stata una di loro e questo lo credo fermamente. Mio marito e i miei figli spesso mi dicono che io giustifico tutti, anche quelli che non capisco. E’ così solo perché mi sono sentita tanto amata da Gesù, amata anche se mi lamentavo, amata malgrado le mie contraddizioni, amata perché tutto sommato io non sono una donna tanto capace di fare tutto ciò che mi si presenta davanti, però mi sono sempre sentita protetta e quindi ad un certo punto ciò che senti in qualche modo lo devi fare. Allora, se io riesco a commuovermi per mio figlio e a non giudicarlo o rimproverarlo malamente, se riesco ad accettare mio marito invece che cambiarlo nelle cose che penso siano da cambiare – che poi anche qui è tutto da vedere se quello che penso io è giusto oppure no – se riesco a sorridere al collega, al cliente e a non pensare che forse mi sta buggerando oppure che mi sta passando una pratica “bollente”, una situazione rognosa, forse vivo meglio. Se io abbandonassi quell’atteggiamento di pretesa che a volte ho nei confronti della mia famiglia o delle persone in genere, vivrei meglio. Un sacerdote, a Collevalenza, in una confessione mi disse dopo che avevo accusato le mie mancanze: “Non ti preoccupare, comincia piano piano dalle cose che conosci meglio di te e che devi modificare, e affidale al Signore”. Oppure ricordo P. Enzo che quando in confessione gli dicevo: “Ma padre Enzo io sono così”, mi rispondeva: “Non ti preoccupare è carattere!”. “Ma padre io…”. “No, no è temperamento”. Questo mi incoraggiava tanto. Che bell’amore, che bella misericordia ha avuto il Signore verso di me, ed io devo fare altrettanto. Il segreto è semplice: dare ciò che ho ricevuto e che continuamente ricevo. A maggio poi ho letto un altro segno: mio marito ha deciso di proporsi come coordinatore locale ALAM. Che gioia! Sapete cosa ha detto dopo l’elezione? “Voglio solo dare ciò che ho ricevuto, consideratemi al vostro servizio”. Vi ripeto, non c’è nulla di nuovo in tutto quello che vi ho detto, solo un po’ di sensazioni e tanta voglia di vivere la spiritualità dell’Amore Misericordioso. Madre Speranza interceda per noi!
JULIO DE CASTRO, di Bilbao
Mi dispiace di non potermi esprimere bene in italiano perché non lo conosco, e allora dovrete imparare un po’ di spagnolo, la lingua di Madre Speranza, così potete leggere i suoi scritti originali. Credo che quello che stiamo vivendo sia una esperienza di Dio, questo sentimento che si manifesta in questi giorni mi spinge, quasi mi obbliga a trasformare, a cambiare la mia vita. Penso che è un privilegio appartenere alla grande famiglia dell’Amore Misericordioso, privilegio che qui si respira e si comprende. Io credo che la pretesa di un cristiano sia quella di sperimentare Dio, questa deve essere la nostra meta finale. Fare esperienza di Dio non è pensare a Dio, ma sentirlo nel nostro essere; non è parlare di Dio agli altri ma parlare a Dio con gli altri. E’ quello che si fa qui, qui stiamo parlando a Dio, tutti uniti come una famiglia. Qui noi ci stiamo alimentando, ci stiamo nutrendo dell’amore che tutti sentiamo per Madre Speranza, per la sua opera, in definitiva per il Signore, e Madre Speranza è uno strumento di cui Dio si è avvalso per realizzare ciò che ha voluto. Dico, però, che non possiamo accontentarci di godere di questa meraviglia, di sentirci una famiglia unita, perché non possiamo rimanere tranquilli, perché mi fa male vedere la mia chiesa vuota. La Spagna sta attraversando un momento molto difficile; si cerca di tagliare la radice religiosa e tutto ciò che concerne la vita sociale, si crede di prescindere da Dio. Vi dico che mi fa male e che non solo non possiamo accontentarci, ma non possiamo rimanere con le mani in mano senza fare niente di fronte a questa situazione. Forse abbiamo una nostra responsabilità, come cristiani, quando il mondo si allontana tanto da Dio. La nostra testimonianza cristiana è molto importante e bisogna partire da quel dialogo di cui parlava Federico, sui valori comuni che abbiamo anche con chi non ha una fede esplicita, e creare condivisione, unione con loro. Dobbiamo tornare alla fonte: la preghiera, il sacramento della riconciliazione, l’eucarestia. Dobbiamo tornare continuamente a questa fonte perché questa pratica ci dà forza, ci rigenera. Se non ci alimenteremo a questa fonte viva che è l’unione con Lui, faremo tante attività, forse faremo anche politica spicciola, ma non saremo autentici testimoni dell’Amore Misericordioso.
LACRIMOARA, della Romania
Buongiorno a tutti, dovete scusare la mia emozione perché sono proprio fuori di testa con tante emozioni provate qua. Io ho preparato qualcosa per parlarvi un po’ della Romania, ma siccome mi sono caricata tanto in questi giorni, non posso leggervelo prima di aver condiviso con voi le immagini che mi sono venute dentro. Devo dirvi come mi sento oggi. La signora prima parlava dell’apertura del cuore, ebbene oggi mi sento con il cuore aperto e mi sta circolando il sangue della Madre, e sta circolando il mio sangue tra tutti voi, … (testimonianza interrotta, la cassetta è terminata)”.
P. GIOVANNI FERROTTI, Superiore della Comunità dei Figli dell’Amore Misericordioso del Santuario di Collevalenza di Todip025 d001 250x165 SANTUARIO COLLEVALENZA DI TODI: LE TESTIMONIANZE SULLACQUA MIRACOLOSA

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