GLI EX MARGHERITA DI TERNI NON SI SCOMPONGONO PER IL CASO RUTELLI

27 ottobre 2009
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Questa volta il ceto politico ternano di centro-sinistra sta dimostrando più calma e maturità di quello perugino e, alla fin fine, di quello nazionale. Gli escamotage di Francesco Rutelli per ottenere attenzione mediatica, nonostante la sua oggettiva assenza di ruolo e di peso, sia politico-culturale che elettorale, stanno lasciando freddissimi gli esponenti del Pd provenienti dalla “Margherita”.

Riccardo Giubilei, consigliere comunale nella scorsa legislatura, ad esempio, non gli riconosce neanche la dignità di “caso”: una notizia tra le altre, e tra le brega GLI EX MARGHERITA DI TERNI NON SI SCOMPONGONO PER IL CASO RUTELLImeno importanti. Eros Brega dimostra invece di star seguendo la sceneggiata, ma prendendo nettamente le distanze. «La “Margherita” si è sciolta da ben tre anni – ricorda – Oggi non ci consideriamo affatto un’area poltico-culturale, una corrente o una minoranza. Ci riconosciamo totalmente nel Partito Democratico, nel suo progetto e nella leadership nazionale. Guardiamo con fiducia a Bersani, che certo non può essere considerato un uomo di estrema sinistra! E’ davvero una frescaccia affermare che si sia spostato a sinistra l’asse del partito. Naturalmente – prosegue – la nostra aderenza al partito non esclude il confronto, anche conflittuale, sui contenuti, i programmi e via di questo passo. Però è davvero fuorviante riferirsi ad una mappa ormai sorpassata: le diverse posizioni si sono scomposte e ricombinate, basta vedere, anche qui, in Umbria, i nomi dei sostenitori delle tre mozioni». Anche Carlo Ottone è bene informato sulla vicenda. «Sono ancora troppo pochi gli elementi per fare una valutazione – osserva, con pacatezza – In fondo Rutelli ha detto ben poco, forse lo farà nei prossimi giorni, ma dubito che la sua iniziativa possa scalfire la coesione di questa formazione politica ancora in fase costituente, cui vogliamo dedicare tutte le nostre energie, l’entusiasmo e la passione. Bersani ha espresso un’ottima performance come ministro del governo Prodi, ha avviato alcune liberalizzazioni e, complessivamente, si è dimostrato un dirigente indubbiamente riformista, serio e pragmatico, degno erede della tradizione emiliana. Non amo la dietrologia – continua – ma al momento vedo ben poca politica nel caso Rutelli, mi sembra la prosecuzione della sua ansia manovriera, motivata probabilmente da chissà quali ambizioni. Qualcosa di importante per lui – conclude l’ex consigliere comunale – ma soltanto una piccola increspatura sul mare della politica italiana, a sua volta sovradeterminata dal superamento dello stato-nazione e da istanze decisionali ed esecutive su scala continentale. Che cosa potrebbe modificare questo baldo giovanotto?».

Se a Terni domina la saggezza, a Perugia è bagarre: il candidato bersaniano Bottini rivendica di aver avuto una «forte e chiara affermazione». Ma non ha preso il 50% e se vuole diventare segretario deve tessere accordi e mediazioni. Il concorrente Stramaccioni dice che «una parte della classe dirigente umbra esce delegittimata dal voto», mentre guarda fisso al palazzo della Regione. Non cambia però il fatto che è arrivato secondo. La Lorenzetti, da parte sua, è andata su tutte le furie con alcuni dei suoi a Foligno per quei 700 voti che mancano a Bottini.  E ancora: c’è chi in commissione elettorale in queste ore scruta febbrilmente schede bianche e nulle, con l’unico risultato di rischiare di far finire le primarie in Tribunale. Questo per dare la misura dell’aspra polemica, in cui l’oggetto del contendere è la presidenza della Regione, più che l’incarico di segretario regionale. Si aggiunga che a Roma non sono contenti per il risultato bersaniano, il più magro delle regioni rosse. Ma qui si tratta di guerra per il potere, certo non di scontro di opzioni ideali o programmatiche.

Probabilmente hanno ragione gli analisti romani, che ricordano come l’ex sindaco della Capitale aveva preparato con cura il “caso”. Le anticipazioni del suo libro prima; poi l’ultimo capitolo che conteneva la “suspense”; una serie di “curiosità” suscitate con attenzione maniacale; l’amorevole “complicità” di giornali e televisioni a mantenere un tasso di tensione politica, che però, a ben guardare, non sembrava e non sembra essere motivato da nulla di concreto (in fondo questo “leader” cosa ha fatto e cosa fa in termini di lotta politica nessuno lo sa!). E proprio la debolezza e la mancanza di spessore analitico-critico renderebbe personaggi come Rutelli adatti a rappresentare poteri essenzialmente economici e finanziari, invisibili e non condizionabili democraticamente, mascherando il tutto con una immagine pseudo-politica, come il ventilato “movimento trasversale”, che confluisce verso il Centro con Pierferdinando Casini. È noto infatti che quello del Centro  è un ballon d’essai  che viene riproposto a scadenza ciclica e senza grande attendibilità materiale (chi non ricorda la “Rosa Bianca” di Pezzotta, l’altra grande operazione che doveva far nascere il terzo polo e che veniva accreditata del 15%?). Ora intorno a Casini, al futuribile Rutelli, a La Malfa (sic!) e, fantasia di stagione, Pisanu, rinasce il sogno della nuova “centralità democristiana”, elaborato, perché no, da quella faina di Ferdinando Adornato (!).
Ma questa è comunque un’altra storia, mentre il “caso” Rutelli resta una riprova di sottomissione della politica a forze finanziarie che cercano leader dimezzati o… inventati.

 Enrico Cardinali

 

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