IL MASSACRO PER GIOCO DEI 200 EBREI IN OCCASIONE DELLA FESTA DI MARGIT VON THYSSEN

28 ottobre 2009
By

Il massacro c’è stato. “È accaduto durante la festa che la contessa Margit von Thyssen Bornemisza ha dato per i suoi ospiti al castello di Rechnitz il 24 marzo 1945. Presumo, dagli indizi piuttosto forti, che lei era lì, mentre si sparava ai prigionieri, ma non ho le prove materiali, i testimoni oculari non sono più tra i vivi… “
David R. L. Litchfield nel passato si è occupato di riviste glamour. Assieme al celebre fotografo David Bailey pubblicava a Londra il patinatissimo ‘Ritz’. Poi, all’improvviso gli è capitata tra le mani una delle più raccapriccianti storie del secolo scorso. La storia, che sembra scritta apposta per illustrare che cosa è il male metafisico, un male assoluto, senza alcuna ragione né razionalità, è quella di una festa danzante in un castello al confine tra l’Austria e l’Ungheria, dove vengono uccisi quasi 200 ebrei, ammazzati per divertire la castellana e i suoi amanti. La Seconda guerra mondiale ha tramandato molte vicende di assassini di massa, compiuti per eseguire ordini malvagi. E basti pensare ad Auschwitz, dove uomini e donne delle SS mandavano ogni giorno persone alle camere a gas e poi la sera e nel weekend andavano a divertirsi nella baita sulla riva del fiume Sola. È accaduto qualcosa di simile anche con gli uomini del Battaglione 101 che massacravano gli ebrei in Polonia (descritti nel libro di Christopher Browning, ‘Uomini comuni’). Qui la storia è diversa: il massacro è il culmine estetico di una festa dei dannati che dopo ore di balli, bevute, seduzioni, si danno al piacere di uccidere per uccidere, e poi tornano a ballare, bere e sedurre.
Racconta Litchfield, che assieme alla moglie Caroline Schmitz (che lo ha aiutato nelle ricerche) abita nell’Isola di Wight: “Ho cominciato questo lavoro nel 1992 per ragioni commerciali. La famiglia von Thyssen mi ha commissionato un libro che avrebbe celebrato la loro dinastia. Poi ho fatto le mie scoperte”. È nato così ‘The Thyssen Art Macabre’, dedicato appunto alla famiglia Thyssen, gotha del jet set e giganti dell’acciaio, e che ha posseduto la più grande collezione privata dell’arte del mondo, ceduta allo Stato spagnolo dal barone Heini von Thyssen Bornemisza, negli anni Novanta.
Ma torniamo a quella notte. Lo scenario è quello di ‘Götterdämmerung’, il crepuscolo degli dei. Mancano poco più di sei settimane alla resa del Terzo Reich. L’Armata rossa si sta avvicinando ai confini dell’Austria, a Rechnitz. Nella follia dei capi del nazismo, decine di migliaia di ebrei ungheresi vengono portati, in una ‘marcia della morte’ verso Ovest, verso l’Austria, per costruire la ‘Ostwall’, il vallo orientale: Hitler pensa di poter fermare l’avanzata dei sovietici. Molti di quegli ebrei muoiono strada facendo, alcune centinaia, finiscono a Rechnitz. Secondo Litchfield, 600 di loro sono alloggiati “in condizioni disumane nei sotterranei del castello”. Il castello, a sua volta, è abitato da Margit von Thyssen Bornemisza, sposata con il conte Ivan Batthyány. “Margit”, racconta Litchfield, “era una donna sessualmente molto attiva, e poi le piaceva moltissimo andare a caccia”. Sono due caratteristiche che hanno a che fare, spiega, con ciò che è successo quella notte. Al castello Margit non è sola. La dimora è requisita dalle SS, “ma la famiglia Thyssen, dalla Svizzera, dove vive il padre Heinrich e il fratello piccolo di Margit, Heini, contribuisce al suo mantenimento”. E a Rechnitz ospite fisso è Joachim Oldenburg, iscritto al partito nazista e funzionario della Thyssengas, azienda di famiglia e una specie di curatore di Margit. “In realtà è il suo compagno di caccia e di letto”, precisa Litchfield. L’altro personaggio chiave è il locale boss della Gestapo, Franz Podezin. Anche Podezin è compagno di letto dell’irrequieta contessa. La notte del 24 si dà dunque una grande festa. Passata la mezzanotte, una quindicina tra gli invitati va in una stalla vicina, fa spogliare i circa 180 prigionieri “inadatti al lavoro” e spara. Al termine della carneficina, si torna a ballare, a bere, forse a fare sesso, “ma le donne presenti erano solo. E’ stata un’orgia, un’orgia di violenza”, precisa Litchfield.
Intanto, passata la sbronza, uccisi altri prigionieri (testimoni del massacro), la gente di Rechnitz dà fuoco al castello. “È uno scenario da fine del mondo”, dichiara Peter Wagner, scrittore, regista, autore di una pièce teatrale intitolata ‘März. Der 24′: “Le fiamme si potevano vedere fino in Ungheria”. E poi? “Poi arrivarono i russi”, spiegano Litchfield e Wagner.
A Rechnitz nel frattempo tutti sapevano. La storia è stata pubblicata nel 1985 sulla ‘Oberwarter Zeitung’. Ed è stato costruito un monumento alle vittime”. Accade spesso in Europa centrale che si parli degli orrori della Shoah, storie successe in piccoli centri, senza che nessuno disturbi colui che racconta, ma senza neanche che qualcuno si degni di ascoltarlo. È successo, ad esempio in Polonia, dove nel 1941 nel paese di Jedwabne la popolazione cattolica uccise quasi tutti gli ebrei vicini di casa. La vicenda era nota, ma nel 2001, con la pubblicazione del libro dello storico Jan Tomasz Gross (’Gli assassini della porta accanto’), di quell’evento si cominciò a parlare come se fosse inedito. Così, sulla vicenda di Rechnitz è stato girato (nel 1994) un documentario, ‘Totschweigen’ (star zitti fino alla morte). Riassume la vicenda il regista teatrale Wagner, originario di quelle parti: “Nel mio dramma faccio parlare i testimoni della strage: i cuochi, i servitori, faccio apparire Margit sul luogo della strage, anche se con nome cambiato. Nessuno mi ha mosso una critica, nessuno mi ha denunciato o querelato. Silenzio”. E spiega: “Siamo in Austria. Quando arrivarono i sovietici preferirono accreditare la versione di un paese vittima di Hitler, o forse non volevano inimicarsi la gente. E poi Rechnitz è una piccola cittadina, dove vige la regola che i panni sporchi si lavano in famiglia”. Finché non arrivò un giornalista glamour con il proposito di guadagnare un po’ di soldi esaltando una famiglia potente, per poi raccontare una storia che supera ogni immaginazione.

73668412 IL MASSACRO PER GIOCO DEI 200 EBREI IN OCCASIONE DELLA FESTA DI MARGIT VON THYSSEN73668413 IL MASSACRO PER GIOCO DEI 200 EBREI IN OCCASIONE DELLA FESTA DI MARGIT VON THYSSEN

Tags:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Cerca nel sito

Il Fatto

Dall'Italia

ANNUNCI

GIORNALI

Interviste Radiofoniche

Link turistici

Ristoranti

Romanzi

  • LA FOGLIA GRIGIA di Alessandro Cannevale – Intervista all’autore- Ed. Einaudi