Allarme terrorismo in Italia. Lo ha lanciato oggi il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Dopo l’attentato di Milano a una caserma dell’esercito, il quadro della minaccia terroristica in Italia. Cambiato quadro minaccia. Dopo l’attentato di Milano a una caserma dell’esercito, il quadro della minaccia terroristica in Italia«è cambiato e pensiamo che ci possano essere cellule che si formano, si finanziano e si addestrano per fare attentati in Italia», ha detto il ministro dell’Interno durante un incontro con i giornalisti all’associazione della Stampa Estera. «Finora in Italia – ha aggiunto il titolare del Viminale – le cellule raccoglievano fondi e facevano reclutamento per azioni da compiere all’estero. Ma dopo Milano il quadro è cambiato». «C’è un’evoluzione che mi preoccupa molto dopo Milano – ha detto Maroni -. Il kamikaze che si è fatto esplodere senza riuscire a portare a termine l’azione segna una svolta nella presenza di questo tipo di attività in Italia». Dopo aver quindi sottolineato che ora le cellule presenti sul territorio nazionale si preparano a compiere attentati in Italia, mentre in passato guardavano all’estero, il ministro ha aggiunto che «non siamo ancora al fenomeno dei terroristi ‘home grown’ come in Gran Bretagna e Spagna», cioè non ci sono terroristi islamici «italiani», «ma ci siamo molto vicini». Maroni ha infatti ricordato se ci fosse stata la legge sulla cittadinanza, che vorrebbe ridurre i termini per ottenerla, «il kamikaze di Milano sarebbe stato un cittadino italiano. Era ben integrato nel nostro Paese e questa è una svolta significativa che stiamo seguendo con grande attenzione».
Non c’è al Qaeda, ma cellule che vi fanno riferimento. Il responsabile del Viminale ha quindi parlato di cellule terroristiche presenti in Italia «in parte collegate e in parte autonome, anche se ormai si è sviluppato un franchising del terrorismo con il marchio e il know how di al Qaida. Non c’è al Qaida in Italia – ha spiegato – ma ci sono cellule che vi fanno riferimento, che in qualche modo hanno ottenuto l’autorizzazione di al Qaida. È un fenomeno – ha concluso – che stiamo investigando».

