LA QUALITA’ DELL’ARIA A TERNI: DATI UFFICIALI POCO CREDIBILI

17 novembre 2009
By

 polveri sottili pm10 250x175 LA QUALITA DELLARIA A TERNI: DATI UFFICIALI POCO CREDIBILI

 

 

Il Professor David Cappelletti e la Dott.ssa Beatrice Moroni, Università degli studi di Perugia, il Dott. Giancarlo Marchetti, Direttore tecnico dell’Arpa Umbria, hanno presentato alla cittadinanza i risultati di una indagine sulla qualità dell’aria nell’area urbana di Terni condotta nel gennaio 2009, in collaborazione tra l’Università degli studi di Perugia e dall’Università di Milano Bicocca con il patrocinio del Comune di Terni e realizzata con il contributo della Fondazione Carit. Le concentrazioni di particolato atmosferico, le polveri fini, misurate al suolo sono considerate attualmente il parametro chiave per valutare la qualità dell’aria che respiriamo.Studi epidemiologici internazionali correlano le variazioni di queste concentrazioni con l’aumento degli indici di malattie respiratorie e dei decessi correlati a tali patologie. Le concentrazioni in atmosfera delle polveri sono dovute ad un insieme di fattori, antropici e naturali, che insistono su una determinata area, i fattori antropici sono tre: industriale, il traffico veicolare e attività varie urbane. Le emissioni e la meteorologia hanno un ruolo fondamentale e di pari importanza. La capacità dispersiva dell’atmosfera determina il volume d’aria utile per la diluizione del particolato atmosferico e degli altri inquinanti. L’atmosfera dal suolo si rimescola fino ad una certa quota portando con se gli inquinanti, questa porzione è chiamata strato di rimescolamento e la misura della sua altezza ci dice fino a che quota le emissioni al suolo possono diluirsi, questa altezza varia con la stagione, il giorno e l’ora. A Terni è stato condotto un esperimento, tra il 15 gennaio 2009 e 23 gennaio 2009, con l’ausilio di un pallone aerostatico e sono state misurate fino a che altezza le emissioni di polveri fini possono diluirsi. La situazione geografica a Terni non favorisce la circolazione dei venti, le valli sono spesso soggette a fenomeni di inversione termica che favoriscono il ristagno degli inquinanti al suolo. L’area urbana di Terni è caratterizzata dalla presenza industriale, che con il traffico e l’inceneritore comporta emissioni complesse in atmosfera tali da compromettere la qualità dell’aria. L’esperimento ha voluto valutare entro quale altezza le polveri fini sono confinate nel periodo invernale nei giorni di basso vento e alta pressione, caratteristiche che favoriscono l’accumulo delle particelle in atmosfera. In questi giorni critici l’altezza dello strato di rimescolamento non supera i 300 m., l’aria sopra questa altezza è pulita; nei giorni d’instabilità caratterizzati dal vento gli inquinanti si disperdono a quote molto maggiori. Inoltre sono stati condotti campionamenti di polveri fini alle varie altezze e ne è risultato che le particelle di fonte industriale, i metalli pesanti e in particolare il cromo esavalente, e quelle originate dal traffico sono confinate al suolo nei giorni di stabilità atmosferica. I giorni d’instabilità atmosferica sono caratterizzati da un sostanziale rimescolamento e diluizione degli inquinanti che si disperdono alle quote più alte. Ecco perché la Commissione Europea ha indicato le condizioni climatiche come uno dei criteri accettati per la richiesta di deroghe al non rispetto dei limiti di legge per il PM10. Nel futuro nel bacino di Terni si dovranno realizzare delle misure per distinguere in maniera quantitativa tra contributo del traffico veicolare e combustione delle biomasse ed il contributo industriale, anche in funzione delle recenti politiche di risanamento industriale, ad esempio la Thyssen-krupp avrebbe investito circa 20 milioni di euro. Certamente, hanno spiegato i relatori, nell’ipotesi fantascientifica di una chiusura di tutte le industrie del ternano, contrariamente a quello che si crede i valori di PM10 non si abbasserebbero, ma la salute dei cittadini migliorerebbe notevolmente. Questo perché a Terni il quantitativo di cromo esavalente è più elevato anche al suolo, la differenza si appunta sulla qualità degli inquinanti, più o meno pericolosi per la salute, più che sulla quantità degli stessi. Molti studi hanno stabilito la correlazione tra maggior concentrazione di cromo esavalente e maggior influenza dei tumori sulla popolazione. Fiin qui i dati ufficiali, e noi rispettiamo chi li ha forniti, ma diciamo anche che sono poco credibili. Approfondiremo.

Sabrina Viali

Tags:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Cerca nel sito

Il Fatto

Dall'Italia

ANNUNCI

GIORNALI

Interviste Radiofoniche

Link turistici

Ristoranti

Romanzi

  • LA FOGLIA GRIGIA di Alessandro Cannevale – Intervista all’autore- Ed. Einaudi